mercoledì 3 giugno 2020

La preghiera popolata di apa Pafnuzio


Sembra impossibile ma trovo ancora detti del nostro vecchio apa Pafnunzio.

Era contento quando al mattino pregava davanti al suo Signore.
Con cuore grande gli affidava il mondo intero. Iniziava con i fratelli con i quali viveva e piano piano l’orizzonte si dilatava al villaggio che aveva lasciato da giovane, ai villaggi vicini, alla santa Madre Chiesa, ai popoli più lontani.
Il cuore spaziava con il distendersi della preghiera.
Si sentiva come Mosè sul monte, con le braccia alzate, a intercedere per il suo popolo, di cui indovinava le moteplici necessità.

C’erano altri momenti nei quali la preghiera si faceva più intima, più silenziosa, senza volti né luoghi, e il colloquio procedeva a tu per tu, spesso senza più parole, fatta di sola presenza.
Gli sembrava allora di defraudare quanti confidavano nella sua intercessione, quanti non sapevano o non voleva pregare, quanti neppure sapevano che c’era un Padre con cui si potesse parlare.
Si sentiva in colpa, quasi lasciasse gli altri per inoltrarsi solitario sulla santa montagna.
Ne chiese perdono.

Fu allora che udì mille voci d’intorno. Aperse gli occhi e si vide attorniato da una moltitudine d’uomini e di donne apparsi d’ogni dove.
“Non sei mai solo quando sei con me”, gli disse il Signore. “Non importa che tu li nomini, tu li porti con te”.

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