mercoledì 31 agosto 2022

Effimero

Passa in un soffio e non ne resta più niente: effimero, letteralmente epì emera, per un giorno. O anche meno, come quando a sera compri una rosa per strada dall’ambulante petulante: basta un’ora ed è già appassita. Niente di grave, sono soltanto due euro buttati. Ma quanti investimenti ben più ingenti si mostrano effimeri: rapporti costruiti su scelte sbagliate, inseguimento di una carriera che sacrifica la vita familiare, bramosia di beni che lasciano solo una manciata di foglie secche.

Spesso la verità la fanno gli eventi esterni: un’inondazione, un terremoto, un bombardamento, i ladri… in un istante privano di cose che pensavamo eterne e che ora appaiono per quello che sono: inconsistenti, effimere, d’un momento. Sembra di udire l’eco della voce di Gesù: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?” (Luca 12, 20). È sapiente chi sa “distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile…” – leggiamo nel libro di Geremia (15, 19) – e investe la sua vita su ciò che solo resta.

Per il “sapiente” allora anche l’effimero può caricarsi di significato. Se invece di comprare la rosa per togliermi di torno l’immigrato che la offre, lo guardo negli occhi, ne percepisco il disagio, e gli offro i due euro con un sorriso di gratitudine, la rosa appassisce ugualmente, ma quel gesto di comprensione solidale rimane. E se la sorte gli rapisce i beni accumulati – rivelandoli per quello che sono, effimeri – il sapiente avverte l’invito a liberare il cuore e a puntalo su ciò che solo vale e rimane. Resta l’amore, quello che insapora in ogni rapporto, che rimane anche al di là della morte della persona amata; quello che presiede la creazione di ogni opera, che rimane anche al di là della sua distruzione. L’amore rende tutto prezioso, redime dalla contingenza – “per un giorno” – e fissa per l’eternità.

 

martedì 30 agosto 2022

Giovanni Santolini: Contemplazione

Salta fuori un’altra miniera di documenti su Giovanni Santolini. Possiamo tranquillamente scrivere un altro libro. Per adesso mi accontento di una foto inedita e di un appunto altrettanto inedito sulla contemplazione del 19 gennaio 1996:

Contemplazione: stare alla presenza di Dio e lasciarsi riempire del suo essere. Lasciati condurre dove Dio scommette: nel deserto.

Contemplare: creare il deserto di noi stessi, il deserto delle nostre tendenze, delle nostre passioni, di chi è umano e vedere le cose, le persone e gli eventi con gli occhi di Dio.

Contemplare: entrare nel progetto di Dio.

Il missionario è colui che prima di agire ha contemplato. È quello che ha vibrato nel grembo di Elisabetta, come Giovanni, alla presenza di Gesù.

lunedì 29 agosto 2022

Breviario oblato

 “Nihil liquendum inausum”. “Non lasciare niente di intentato per estendere il Regno del Salvatore”. Con queste parole, scritte nel 1818, Sant'Eugenio de Mazenod aprì un campo illimitato alla missione degli Oblati. È questo il titolo che ho dato al libro appena stampato. Il sottotitolo, “An Oblate Breviary” penso spieghi abbastanza il contenuto. Propongo alcuni testi di meditazione per accompagnare lungo tutto l’anno i membri della Famiglia Oblata: pensieri di sant'Eugenio de Mazenod, degli Oblati, di altre persone che hanno conosciuto e amato la Congregazione condividendo lo stesso carisma. Ricorda anche alcuni delle date più significative della storia degli Oblati: eventi collegati alla vita di S. Eugenio e alla fondazione della Congregazione; il dies natalis dei Beati Oblati, dei Servi di Dio, dei martiri e dei missionari che hanno lasciato un segno significativo nella storia della Congregazione; Aspetti del carisma oblato e spiritualità; La celebrazione delle feste e dei tempi liturgici, così come dei santi che hanno un legame particolare con la vita del Congregazione.

586 pagine che spero ci accompagnino giorno per giorno e siano di ispirazione per la nostra vita.

domenica 28 agosto 2022

Il Paradiso tra noi


Eccoci nuovamente insieme! Tre giorni con la Scuola Abbà, in presenza, anche se alcuni possono collegarsi solo per via telematica. Gli incontri non sono più così frequenti come una volta, ma quando ci troviamo scatta l’unità di sempre e siamo nella luce.

Non si può vivere senza un Ideale grande, capace di guidare la vita. Occorre tenerlo vivo e condividerlo perché tutti trovino o ritrovino il “senso” verso della vita, la direzione, quel Paradiso che non è soltanto la metà finale verso la quale siamo diretti, ma che si rende presente già da adesso: il Dio fra noi.

sabato 27 agosto 2022

Al posto giusto

Mettersi all’ultimo posto. È ben più di una norma di galateo. Anche se al nostro vivere sociale un po’ di galateo non farebbe male, vista la maleducazione che corre, la grossolanità, la mancanza di rispetto, di tatto, di delicatezza nei rapporti.

Il comportamento dei commensali di cui parla il Vangelo di Luca è l’occasione per impartire un insegnamento ben più profondo, soprattutto nei confronti di Dio. Distanziarsi dagli altri, emergere, imporsi, primeggiare, in mille modi, dal vestito alla casa, dallo sfoggio di cultura alla brillantezza dell’eloquio, dalle onorificenze alle qualifiche di prestigio: una tendenza normale, di tutti. Purtroppo.

Per innalzarsi, il più delle volte si è infatti costretti ad abbassare e squalificare l’altro. Per mettersi al primo posto bisogna relegare l’altro all’ultimo. Basta un piccolo giudizio, un pizzico di disprezzo, un certo qual senso di superiorità, uno sgambetto nella corsa per la carriera... E quando non si riesce, ecco il complesso di inferiorità, la frustrazione, l’invidia, la depressione. Com’è meschino, a volte, il nostro cuore!

Gesù è venuto anche per portare ordine nei nostri rapporti: da competitivi a solidali, da astiosi a pacifici, da distanti a fraterni. Mettere l’altro al primo posto: lo stimo, lo facilito nel lavoro, lo aiuto se in difficoltà, lo capisco quando sbaglia, gioisco nel vederlo crescere, perfino superarmi, perché l’altro sono io. Gesù ci ha fatto una famiglia sola, un corpo solo.

Peggio ancora se il primo posto lo assumessimo nei confronti di Dio, come quando il fariseo si mise al primo posto nel tempio: si riteneva giusto, bravo, non come il pubblicano in fondo, all’ultimo posto: un peccatore.

Davanti a Dio siamo tutti piccoli, ultimi. Soltanto così potrà prenderci per mano e condurci accanto a sé, al posto giusto, quello che Gesù è andato a prepararci e che da sempre ha pensato per noi. Non per i nostri meriti, le capacità, le conquiste, ma per la gratuità del suo amore. 

venerdì 26 agosto 2022

In dialogo con la Madonna

 


26 agosto. Festa della Madonna di Czestochowa.

Ogni volta che sono stato a Vilnius sono salito sulla Porta dell’Aurora, nel minuscolo santuario ricavato nelle mura della città, per salutare la Madonna. È sempre affollato, per quanto lo consente l’esiguo spazio.

Mi hanno raccontato che al tempo dell’URSS una donna, tra le tante deportate, finì nella vicina Polonia. Si lamentava di non poter più parlare con la sua madonna di Vilnius. Una vicina di casa un giorno le disse: “Ma qui abbiamo la Madonna nera di Czestochowa…”. “Non posso parlare con lei come facevo con quella di Vilnius. Certe cose possiamo dircele solo tra donne. Non posso parlare a cuore aperto con questa di Czestochowa: ha in braccio il bambino che sente tutto!”

Non è bello questo rapporto d’intesa tra mamme?



giovedì 25 agosto 2022

Antonio segreto

 

«La nostra anima è un terreno sul quale bisogna stare sempre occupati, perché è nel torpore della pigrizia e dell’abulia che crescono le spine pungenti dei cattivi pensieri. Dobbiamo gettare il seme della parola “divina”, piantare gli alberi delle virtù, produrre tinte e profumi cercando di imitare il comportamento dei santi… e la fatica non ci deve spaventare perché sulle sublimi altezze ci si arriva piano piano, passo dopo passo, poiché nessuno diventa perfetto in un attimo… tenendo sempre ben presente che l’umiltà è la base di ogni ascesa, e madre di tutte le virtù… perché l’umiltà fa conoscere all’uomo se stesso e Dio».

È uno dei tanti testi dai Sermoni di sant’Antonio da Padova che impreziosiscono il romanzo storico della sua vita che sto leggendo in questo periodo: Antonio segreto. La forza di un uomo, di Nicola Vegro. Un libro che fa entrare con vivacità e fantasia nel tempo, nei personaggi, nelle situazioni. Mi piace rilevare le piccole incongruenze, come quando Antonio cita la Scrittura con i versetti, introdotti solo tre secoli più tardi, o quando, dettando, chiede agli studenti di mettere la virgola, ancora assente nella punteggiatura di allora. Ma è appunto un romanzo, e con la fantasia del romanzo fa rivivere un mondo lontano e lo rende attuale. Più che la figura di Antonio viene in luce il suo tempo e questo dà al santo una forte aderenza e insieme una grande profezia. È quello che tutti vorremmo vivere, ben piantati nel nostro mondo e protesi verso quello futuro, trascinando con noi quello nel quale siamo radicati.





 

mercoledì 24 agosto 2022

C'è anche il mare

 

Sì, troppo bello il cielo stellato,
troppo bella la terra vista dal cielo,
ma c’è anche il mare…

“Suo è il mare, egli lo ha fatto…”








martedì 23 agosto 2022

La terra dal cielo

È bello guardare il cielo.

Ma è bello anche guardare la terra dal cielo!

Ed ecco i picchi delle Alpi che spuntano appena dalle nubi, Civitavecchia, il lago di Bracciano, la campagna romana con i Castelli romani che si delineano in lontananza.









lunedì 22 agosto 2022

Regina del cielo e della terra

Stupore uscire
sul prato bagnato
col cielo di notte
nero che avvolge
nell’apparire 
d’incanto
così tante stelle
clarite et pretiose et belle.
Il gorgoglio del torrente
inascoltato nel giorno
accompagna sommesso
il silenzio del cielo.


Chi m’ha svegliato stanotte? Non ricordavo tanta immensità. Forse Maria nella sua festa mi mostra il suo manto regale che avvolge la schiera d’angeli e santi. Al mattino un cielo d’azzurro purissimo sgombro di nubi avvolge il sole. Regina del cielo e della terra.


domenica 21 agosto 2022

Maria Paradiso di Dio

 

Le nostre “Vacanze in Paradiso” sono terminate. In una gioia indicibile. Con il desiderio di tornare qui l’anno prossimo così come eravamo qui lo scorso anno. Non avrei mai immaginato che avremmo raggiunto un clima così alto. All’inizio avevo proposto ai genitori di “cuocere i bambini a bagno maria” (fra l’altro in francese c’è la medesima espressione): i bambini avrebbero dovuto respirare e assorbire il clima di gioia e di pace che noi avremmo saputo creare. Oggi mi hanno detto che loro, i genitori, sono stati cotti a bagno maria dai bambini. È stato un cammino fatto insieme, tra tutti. Da parte mia parlavo ai bambini (non avrei mai immaginato di esserne così capace) e i grandi assorbivano… Tutto è stato scuola: le meditazioni, le messe, le passeggiate, le attività, i momenti di festa…

Le nostre vacanze sono terminate con il paradiso di Dio: non il paradiso che Dio ha preparato per noi, ma quello che si è preparato per sé... e che sicuramente condivide anche con noi.

Al riguardo, contemplando Maria, Madre di Dio, e per questo fatta da Dio capace di contenere, in un certo modo, la Trinità, san Luigi Maria Grignion de Montfort scrive: «Nel paradiso, Maria è il paradiso di Dio e del suo mondo ineffabile, in cui è entrato il Figlio di Dio […]. Dio ha creato un mondo per l’uomo “viatore”, è questo, il nostro; ha creato un mondo per l’uomo “comprensore”, è il paradiso; ma se n’è fatto un altro per sé e l’ha chiamato Maria».

Quando il Padre pensò di mandare il Figlio sulla terra aveva cercato invano un angolino pulito, capace di accoglierlo degnamente. Dovette costruirselo e inventò Maria. «Solo Maria – scrive san Pietro Crisologo – contiene in sé Colui che il mondo non può contenere; solo Maria sostenne con le sue braccia Colui che tiene il mondo; solo Maria generò il suo Creatore e nutrì Colui che nutre i vivi».

Anche la nostra Chiara Lubich racconta come ha visto Maria: «Fino allora Maria m’era stata raffigurata come la luna, più grande delle stelle, che mi rappresentavano i santi, meno del sole che rappresentava Dio. Ora La vedevo come il cielo azzurro che conteneva e sole e luna e stelle».

Ai bambini non ho riportato queste citazioni ma ai loro occhi ho comunque rappresentato Maria “bellissima” – e ho fatto imparare loro questa parola italiana. Insieme abbiamo preparato anche un tulle azzurro che ne conteneva uno bianco – la creazione – il sole e le stelle. Siamo partiti anche noi avvolti da manto di Maria, dal suo cielo, nel suo Paradiso.

sabato 20 agosto 2022

In cammino verso il Paradiso


Quante cose abbiamo imparato oggi nella nostra gita in montagna!

Prima di tutto l’importanza della guida, che conosce i sentieri. Come avventurarsi nel cammino della vita da soli, senza una guida?

Poi l’essere tanti, insieme: ci si aiuta, si condividono le scoperte, ci si incoraggia nei passaggi difficili… Come affrontare il cammino della vita senza dei compagni di viaggio?

Ad un certo momento, contrariamente ad ogni previsione, è cominciato a piovere. Non c’era un luogo di riparo. Abbiamo steso un grande telo tra gli alberi, ma faceva freddo e continuavamo a bagnarci… Un attimo di scoraggiamento. Qualcuno ha pensato bene di lasciare l’escursione e di tornare indietro. Capitano nel cammino della vita i momenti difficili, di scoraggiamento. Desistere? Noi siamo andati avanti.

Ma prima, benché non fosse ancora mezzogiorno, c’è preso fame, forse per effetto del freddo, della pioggia, dello scoraggiamento, e in piedi, sotto la pioggia, senza che nessuno lo dicesse, abbiamo dato fondo a tutte le scorte alimentari che ci eravamo portati dietro e abbiamo ripreso le forse. Quando si va in montagna occorre essere sempre ben riforniti. Anche nel cammino della vita occorre il “viatico”…

Poi spunta il sole. Spunta sempre il sole dopo i momenti difficili. Beato chi ha perseverato nelle difficoltà perché si aprono davanti scenari bellissimi.

Intanto le nebbie si alzano perché siamo in alta quota. Di qua, di là, si aprono, uno dopo l’altro, sprazzi di luce che lasciano vedere prima delle rocce, poi degli alberi... È come un gioco che consente di mettere a fuoco tanti particolari della natura che, quando tutto è aperto, forse non si noterebbero. Non è anche così anche nel “paesaggio” della nostra vita? A volte viene in luce un aspetto, poi un altro… e tutto sembra sempre nuovo.

Una bambina mi dice: “Ho trovato tre fragole”. “Erano buone?” le domando. “Non lo so le ho date una a quella bambina, un’altra a quel bambino, un’altra al loro papà…”. Mi lascia di stucco. “La lingua del Paradiso!”. Le domando se le piace la natura d’attorno. “Sì, però mi fanno male i piedi”. Ma che cammino concreto e vero… proprio come quello della vita. Da un’altra parte si sente: “Mamma, sono stanco”, ma continua a camminare…

Alla fine ci ritroviamo tutti: tutti in Paradiso – era la meta che ci eravamo proposti quando al mattino avevo parlato del cammino della vita. Ci siamo tutti, anche quelli che si sono arresi, anche quelli che neppure hanno intrapreso il viaggio e si sono fermati a valle ad aspettarci. Anche loro in Paradiso? Sì, sono passati dal Purgatorio!

 

venerdì 19 agosto 2022

Il Padre del cielo e l'angelo birichino

Ogni giorno faccio teatro con i bambini. Questa mattina ho chiamato anche un papà a fare un po’ di teatro: il papà più grande e grosso di tutti, brasiliano. Gli ho fatto portare la sua bambina di due anni, con dei riccioli biondissimi, un amore di bambina. “Ora spupazzatela un po’”, gli ho detto. E lui l’ha buttata per aria, l’ha trattata malissimo e lei rideva da matti, contentissima. Poi ho chiamato una mamma che a colazione avevo visto come mangiava il suo bambino di otto mesi. “Facci vedere come te lo mangi”, le ho chiesto. E lei ha cominciato dai piedini, dalle manine, sbaciucchiandolo in tutti i modi possibili.

“Vedete, ho detto ai bambini, come i genitori vi vogliono bene? Sapete che in cielo abbiamo un papà, che è anche una mamma, e che ci vuole un bene da matti?” Così ho iniziato a parlare del Padre nostro che sta nei cieli: è lui il Paradiso! “Vacanze in Paradiso” vuol dire entrare nella casa del Padre e essere abbracciati dal suo amore.

Chi ci ha detto che Dio è così? Gesù, che è suo figlio. Ed ho parafrasato le parole di Gesù che parla degli uccelli che non lavorano eppure mangiano, dei fiori che non tessono né cuciono eppure sono vestiti meglio di un re. E chi dà loro da mangiare, chi li veste? Il Padre celeste, proprio come fanno i genitori con i bambini…

Così siamo finiti in cappella e abbiamo recitato il Padre nostro: aveva un sapore nuovo.

Nel pomeriggio passeggiata fino a St. Hugues nella chiesa dipinta interamente da Arcabas. Ed eccoci tutti incantati dalle pitture, a cominciare dalla natività di Gesù e dagli angeli che cantano… soprattutto dall’angelo “birichino” che invece di cantare fa un giro in bicicletta… per portare più in fretta il grande annuncio.




giovedì 18 agosto 2022

Entriamo in Paradiso?

Per entrare in Paradiso (siamo sì o no nelle “Vacanze in Paradiso”?) occorre essere Gesù, e come essere Gesù? Dopo la Parola ecco l’Eucaristia. Ma spiegare l’Eucaristia a bambini che per la maggior parte non hanno fatto ancora la prima comunione…

È stato facile: è bastato raccontare lentamente, con tutta una coreografia, la storia dell’ultima cena, minuto per minuto. Anche oggi un’attenzione sorprendente: tutti incollati attorno a me. Peccato che la privacy non permetta di mostrare le foto: sono un capolavoro con quei visini attentissimi, sorpresi, meravigliati, contenti… Poi siamo andati nella chiesa del paese per scoprire dove si trova Gesù Eucaristia…

Nonostante tutte le spiegazioni la comunione non posso ancora farla. Ma la fanno i genitori e sicuramente i bambini sono coinvolti in quella grazia che di tutti genera l’unico Corpo di Cristo.

Io sono meravigliato dei genitori, di come stanno dietro ai bambini, di come sono attivissimi in tutte le attività didattiche e di gioco: quanta pazienza, quanto amore…

Il “gioco” funziona. È arrivata una nuova coppia con un figlio, ma solo di passaggio. Uno dei bambini mi ha sussurrato: “Si vede che ancora non conoscono la lingua del Paradiso…”.




mercoledì 17 agosto 2022

La lingua del Paradiso


“Per venire in Francia ho dovuto imparare il francese. E se voi volete venire in Italia che lingua dovete imparare?”. Si alzano molte manine: “L’italiano”. “E in Inghilterra che lingua si parla?”. Le mani sono meno: “L’inglese”. “E quel è la lingua della Germania?”. Una manina sola: “Il tedesco”. “E qual è la lingua del Paradiso?”. Non si alza nessuna mano e tutti i bambini mi guardano interrogativi. “Oggi cominciamo le Vacanze in Paradiso: per entrare in Paradiso occorre conoscere la lingua del Paradiso. Qual è la lingua del Paradiso?”. Silenzio. “Ma è la lingua dell’amore! Per entrare in Paradiso occorre amare”. Comincio così il mio dialogo con i 30 bambini che mi circondano.

Anche l’anno scorso ero qui con loro, a Saint-Pierre, sul Massiccio della Certosa, la Grande Certosa. Che dono poter stare con queste famiglie giovani, che hanno tutte dai tre ai sei bambini, inusuale qui in Francia, ma anche nel resto d’Europa.

“E chi ci insegna la lingua del Paradiso? Gesù, perché lui viene dal Paradiso e quindi parla quella lingua”. Così parlo del Vangelo che ci insegna come ha vissuto Gesù e cosa ha detto Gesù. Perché lui insegna non soltanto con le parole, ma anche con le azioni. Così faccio vedere tante illustrazioni con i miracoli di Gesù, tutte azioni che mostrano la lingua del Paradiso: sono espressione del suo amore per le persone che incontrava…

Poi il mio incontro si trasforma in atelier, giochi, passeggiate… dove i genitori sono pienamente coinvolti. Che giornata piena e che gioia!

Pare scritto proprio per i bambini il Vangelo. Gesù parlava con parole semplici, con parabole tratte dalla vita di ogni giorno. Forse proprio per questo il suo dire aveva un fascino tanto particolare.

Nei suoi discorsi ci sono fatti e persone della vita quotidiana: bambini che giocano sulle piazze, feste di nozze, costruttori di case e di torri, braccianti e fittavoli, prostitute e amministratori corrotti, portieri e servi, casalinghe e padri premurosi, figli difficili e fratelli litigiosi, debitori e creditori, ricchi egoisti e poveri ridotti alla fame, magistrati inerti e vedove indifese, viandanti e briganti, pastori, vignaioli, pescatori... Ci sono monete, tesori nascosti, mense imbandite...

La natura si muove nelle sue parole con tutti i suoi eventi: il sole che sorge, i venti e le tempeste... Vi sono anche piante di ogni specie: canne, fichi, frumento, gelsi, gigli, olivi, palme, rovi, senape, sicomori, viti, zizzania... Non mancano gli animali: agnelli e lupi, asini e cammelli, buoi e tori, cani e capretti, cetacei e pesci, colombe e corvi, galline, galli e pulcini, moscerini e tarli, vermi e passeri, porci e volpi, scorpioni, serpenti e vipere...

Attraverso le sue parole così “umane”, Gesù mostrava tutto il realismo dell’incarnazione. È entrato veramente nella nostra vita, in questo nostro mondo. L’ha guardato con amore e ha saputo trovarvi fatti e parole con cui parlare di Cielo. Parlava perché amava la sua gente. Era il suo modo di donarsi.




martedì 16 agosto 2022

Bambini a volontà


Appena atterrato, ancora sull’aereo, mi giunge il messaggio di Louis: “Ti aspetto all’uscita. Ho maglietta bianco e pantaloncini blu”. Quando entro nella sala d’uscita ci sono tante persone che aspettano i passeggeri dei voli notturni. Quante magliette bianche e pantaloncini blu, in questa estate calda, calda anche a Ginevra! Chi sarà tra loro Louis, che non conosco e non mi conosce? Nel messaggio aveva dimenticato un inconfondibile segno distintivo: il sorriso a tutto tondo di bocca e occhi! Non può essere che lui!

Ed eccomi a Rumilly, una cittadina della Savoia circondata da colline ancora verdi nonostante la mancanza di pioggia. Lontane si ergono le Prealpi. Percorro le strade tranquille, riconosco i resti di antichi edifici dei secoli passati quando regnava il Re di Sardegna e Piemonte. I vecchi, quando vanno verso Lione dicono ancora che vanno in Francia! Nella chiesa, monumento nazionale, trovo un affresco che spero sia profetico per i giorni che verranno: Gesù attorniato dai bambini. In serata arrivo a St-Pierre-la-Chartreuse ed eccone una quarantina! Speriamo ci sia anche Gesù che li chiama a sé.



lunedì 15 agosto 2022

L'Assunta: cieli nuovi e terra nuova

Sono fioccati gli auguri per il 15 agosto: pochi – almeno quelli indirizzati a me – inneggianti al Ferragosto, meritato periodo di riposo; molti quelli che guardano all’Assunta, anche perché per gli Oblati quest’anno sono 200 anni dall’esperienza di sant’Eugenio con la cosiddetta “Madonna del sorriso”.

Indubbiamente lo sguardo è rivolto al Cielo, meta del nostro pellegrinaggio. E saranno cieli nuovi e terra nuova. Terra nuova! Ritroveremo proprio tutto e tutti… e “nuovi”! per fortuna. Niente mancherà di quello che abbiamo lasciato o perduto, di quelli che abbiamo lasciato o perduti. Maria è assunta con il “corpo”, con tutta la sua umanità, fatta di relazioni: tutto è salvato, tutto rimane.

Mi è giunta anche una bella e semplice poesia di Trilussa:

“Quannero regazzino, mamma mia
me diceva Ricordati, fijolo,
quanno te senti veramente solo,
tu prova a recità 'n Ave Maria.
L'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe' maggia".
Ormai so' vecchio, er tempo s'è volato.
Da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Maronna Benedetta
e l'anima mia da sola pija er volo”.

 

domenica 14 agosto 2022

La "Madonna del sorriso" - 1822-2022 / 2

http://fabiociardi.blogspot.com/2022/08/la-madonna-del-sorriso-1822-1922-1.html 

Al di là della sua interpretazione, l’evento del 22 agosto 1822, a duecento anni di distanza, ci interpella ancora: qual è il rapporto di noi Oblati con Maria Immacolata? La ricca bibliografia riportata da Paolo Archiati in “Oblatio” 2022/1 testimonia che gli Oblati hanno vissuto, riflettuto e scritto molto sulla dimensione mariana della loro vocazione e della loro missione. Personalmente ricordo un momento di esitazione durante il “Congresso sul Carisma del Fondatore oggi” tenutosi a Roma nel 1976. Si trattava di elencare i principali aspetti caratterizzanti il carisma oblato, quelli che poi vennero assunti nella stesura del primo capitolo della Regola del 1982. Maria, ci si domandava, è uno di questi punti fondamentali? Gli altri punti: Cristo, l’evangelizzazione, i poveri, la vita religiosa, la comunità, la Chiesa…, erano evidenti. Ma Maria? Certamente ella è presente nella nostra vita, ma come lo è nella vita di ogni cristiano; non siamo una congregazione “mariana” come lo sono ad esempio i Maristi. La discussione si protrasse a lungo e infine fu deciso di non mettere “Maria” tra i punti fondamentali del carisma oblato. Nella sala di riunione si iniziò quindi a scrivere, sulla lavagna, la definizione del carisma: “Il carisma è…”. Si alzò p. Marcello Zago e disse: “Dovremmo essere più precisi e scrivere: Il carisma dei Missionari Oblati di Maria Immacolata è…”. Tutti furono d’accordo. Allora p. Zago continuò: “Così, almeno nel titolo, Maria è presente!”. Fu per tutti come uno shock: abbiamo Maria nel nostro stesso nome e non fa parte della nostra più profonda identità carismatica? È così che oggi abbiamo la C 10 dedicata a lei, presenza essenziale del carisma oblato.

Il posto di Maria nella nostra Congregazione ce lo insegna la storia stessa. In un primo momento, sant’Eugenio e i suoi compagni erano conosciuti semplicemente come “Missionari di Provenza”. Fu solo per convenienza che, chiedendo l’approvazione pontificia, optarono per “Oblati di San Carlo”; nessuno ne era convinto. Eugenio ebbe l’ispirazione per il nuovo nome di “Oblati di Maria Immacolata” nel suo soggiorno a Roma, durante l’ottava dell’Immacolata, forse partecipando alla novena nella chiesa dei Santi Apostoli. Ne parlò al Papa senza consultare la comunità, tanto gli appariva evidente la presenza di Maria nella vita della Società.

Dopo aver preso questa decisione, prima ancora di sapere se il Papa avrebbe approvato la sua proposta, scrisse a Tempier le famose parole:

"… Oblati di Maria Immacolata. È un passaporto per il cielo! Come mai non ci abbiamo pensato prima? Riconoscete che sarà glorioso quanto consolante per noi essere consacrati in modo speciale e di portare il suo nome. Gli Oblati di Maria! Questo nome dà soddisfazione al cuore e all’orecchio. A questo punto bisogna che vi confessi che ero molto stupito di essere così poco sensibile, di provare così scarso piacere, direi perfino una ripugnanza a portare il nome di un santo [Oblati di San Carlo] che è il mio patrono personale, per il quale ho tanta devozione. Ora capisco: facevamo torto a nostra Madre, alla nostra Regina, a colei che ci protegge e che deve ottenerci tutte le grazie di cui il suo divin Figlio l’ha costituita dispensatrice. Rallegriamoci, dunque, noi ne portiamo il nome e le insegne" [1].  

All’indomani dell’approvazione egli scrive nuovamente a Tempier indicando il nome di Oblati di Maria Immacolata come un segno di predestinazione:

"Potessimo capire bene ciò che siamo! Spero che il Signore ce ne faccia la grazia con l’aiuto e la protezione della nostra Santa Madre, Maria Immacolata, per la quale è necessario che nella Congregazione abbiamo una grande devozione. Non vi sembra un segno di predestinazione portare il nome di Oblati di Maria, cioè consacrati a Dio sotto la protezione di Maria, di cui la Congregazione porta il nome, come il nome di famiglia che ha in comune con la Santissima e Immacolata Madre di Dio?" [2].

Rispondendo alla domanda che padre G. Depoortère si poneva nel primo centenario dell’approvazione delle Regole: «Perché questo e non un altro titolo – specialmente in un momento in cui il dogma dell’Immacolata Concezione non era ancora stato definito?», mi sembra si possa rispondere: siamo chiamati a rivivere Maria sotto il titolo di Immacolata perché ella ha vinto il Maligno ed ha aperto la strada al Salvatore. Traccia così il cammino alla nostra vocazione missionaria: occorre la sua stessa purezza di cuore per saper discernere i segni dei tempi, cogliere il grido dei poveri, escogitare le vie di risposta. Maria è la più grande missionaria perché ha dato Gesù, ha generato la Parola. Anche noi Oblati saremo autentici missionari nella misura in cui non solo annunciamo la parola, ma generiamo la Parola nelle persone a cui siamo inviati e generiamo la Chiesa, il Corpo di Cristo.

Nella Chiesa, Maria si è costituita un proprio “corpo apostolico” che «cammina sotto le sue insegne, sotto la sua bandiera». Gli Oblati, per usare altre immagini di Eugenio, sono «la corporazione di Maria», «il corpo che ha Maria come Madre e che lotta contro l’impero del demonio e per il regno di Cristo», «la troupe d’élite di Maria». Ella si è scelto questo corpo specializzato perché ha bisogno di un pugno di uomini all’avanguardia, capaci di essere «i ministri di misericordia di Maria verso il popolo». Se gli Oblati sono «la diletta famiglia della Santissima Vergine – conclude Eugenio –, davvero dobbiamo considerarla come Madre. La Vergine Immacolata, la Santa Madre di Dio, la nostra più in particolare. È meraviglioso!». Non possiamo vivere la nostra missione senza di lei, “Madre di Misericordia”. Da lei ha inizio la nostra cooperazione al Cristo e a lei, come chiese Leone XII nel breve di appro­vazione della Regola, deve tornare il frutto del nostro la­voro apostolico: «portare nel suo seno di Madre di Misericordia i figli che Cristo dalla croce volle darle». Ecco perché sant’ Eugenio quando contempla Maria la chia­ma “Madre della Missione”, “Scala di Misericordia”, “Nuova Eva”, “Corredentrice”, “Madre delle anime”, “Madre spiri­tuale di una moltitudine di figli di Dio”, “grande nemica dell’impero del demonio”, “Dispensatrice di grazie”...[3].

Possiamo rileggere il Direttorio dei Novizi ispirato da sant’Eugenio, dove troviamo una forte enfasi su una profonda devozione a Maria:

"È possibile amare veramente Gesù senza amare la sua divina Madre? E soprattutto ora che la devozione a questa Vergine ineguagliabile si diffonde in maniera impressionante e produce frutti stupendi di conversione e di grazia […], che imbarazzo per noi, suoi figli, suoi Oblati, se non l’amassimo di un amore infuocato, se non avessimo per lei una dedizione senza limiti! È nostra madre. Ha diritto da parte nostra ad uno scambio di tenerezza filiale. Tutti noi le dobbiamo la vocazione alla Congregazione e ci aspettiamo altre grazie abbondanti per il futuro. Dobbiamo, dunque, avere una gratitudine senza limiti per i suoi benefici e una fiducia proporzionata alla sua bontà. Ella sarà rifugio […], forza nella debolezza, avvocata presso Dio […], consolazione nell’angoscia della prova […], cammino più breve e più sicuro verso l’amore di Gesù. La devozione a Maria e soprattutto a Maria Immacolata è anche il mezzo più potente per ottenere la conversione dei peccatori […]. Molte ragioni per consacrarci senza riserve al culto della nostra Buona Madre! Faremo di tutto per esprimerle il nostro amore, o con esercizi di devozione o con lo zelo nell’imitazione delle sue virtù. Cercheremo di esserle graditi in tutto. Quando si ama, si trovano mille modi per testimoniare la tenerezza. […]

Dopo la devozione per la sacra persona del salvatore, i novizi della società devono consacrare tutto l’amore che hanno alla sua santissima Madre, la gloriosa e Immacolata Vergine Maria. Non si tratta affatto di una devozione ordinaria, come la professano tutti i cristiani, non si tratta soltanto della devozione più speciale, di cui l’onorano quegli ecclesiastici più fedeli alla santità; la devozione che dobbiamo avere per la divina Maria è singolarissima e in nessun altro posto si dovrà trovarne un grado così alto come da noi. Noi non siamo semplicemente i figli di Maria come lo sono i cristiani e, in particolare, i ministri della Chiesa: siamo suoi figli in modo ancor più speciale; è Gesù Cristo che ci ha dato sua Madre per mezzo del suo Vicario in terra; portiamo il suo nome e abbiamo lasciato tutto per appartenerle, per avere la felicità di dirci figli suoi. Che grazia, che favore! Quanto dobbiamo stimarla! Cosa sono tutti i sacrifici in confronto di quanto ne abbiamo avuto in cambio: essere i figli di Maria, appartenere alla sua famiglia amata, camminare sotto le sue insegne e a quale titolo! Il più glorioso, quello della sua Immacolata Concezione. Comprenderemo mai abbastanza la grazia che di ci ha fatta dandoci tale vocazione? […]

O novizi della Santissima e Immacolata Vergine Maria. Ah! Se sapeste quale predilezione Dio vi ha manifestato chiamandoci nella famiglia della Divina Madre. Ogni vostra tenerezza, o riconoscenza, o devozione verso Maria, non raggiungerà mai la grandezza del suo amore per voi. Non capirete mai pienamente tutto ciò ch’ella compie per voi e, di conseguenza, tutto ciò le dovete"[4]

In maniera altrettanto incisive nel 1951 p. Léo Descâtelets scrive: “Non si tratta – se vogliamo capire la nostra vocazione – di avere una devozione ordinaria a Maria Immacolata. Si tratta di una sorta di identificazione con Maria Immacolata, è il dono di noi stessi a Dio attraverso di Lei e come Lei, che va fino in fondo alla nostra vita cristiana, religiosa, missionaria e sacerdotale”[5].

Possiamo concludere con le parole del Superiore Generale, p. Luis Lougen:

"In un momento di grande sconforto e ansia per il futuro del suo piccolo gruppo di missionari, ricevette la grazia che questo esso avrebbe compiuto un bene infinito per la Chiesa e sarebbe stato fonte di grande virtù. Fu una visione di grazia, e fa parte della preziosa eredità dell’intera Famiglia Oblata. Cerchiamo di essere audaci nel rivendicare questa grazia per noi oggi. Maria continua a camminare con noi nelle gioie e nei dolori della nostra vita missionaria. Chiediamo la sua intercessione per il nostro rinnovato zelo missionario, per una più profonda qualità della vita consacrata, e il suo aiuto nel nostro impegno vocazionale, affinché nuovi membri continuino ad unirsi alla nostra Congregazione e alla Famiglia Oblata. […] Sperimenteremo il suo sorriso su di noi"[6].



[3] Per questi titoli cf. F. Jetté, Essai sur le caractère marial de notre spiritualité, «Études Oblates» 7 (1948), p. 17-45.

[4] Direttorio dei novizi, 1853, p. 168-171.

[5] Notre vocation et notre vie d’union intime avec Marie Immaculée, Circulaire 191, 1951, Circulaires administratives, V, p. 347-349.

[6] Lettera del Superiore Generale nella Solennità dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre 2021.

sabato 13 agosto 2022

La "Madonna del sorriso" - 1822-2022 / 1

 

Il 15 agosto 1822 è ricordato dagli Oblati come il giorno della “Madonna Oblata”. In quel giorno sant’Eugenio de Mazenod benedisse solennemente una statua dell’Immacolata nella chiesa della Missione di Aix. Nella rivista “Missions O.M.I.” del 1908, troviamo la seguente descrizione: “Il suo capo, coronato di dodici stelle, è rivolto verso il cielo in atteggiamento di preghiera. Indossa un velo d’oro, dello stesso colore della lunga veste e del mantello. È ritratta come l’Immacolata, con un piede sulla falce della luna e con l’altro sul serpente che sta schiacciando. La mano destra è posata sul suo cuore mentre l’altra è aperta, diffondendo grazie sui figli che la stanno pregando”[1].

La statua, l’altare dei voti e il cuore del Fondatore furono portati a Roma dopo le espulsioni dei religiosi dalla Francia nel 1903. L’8 giugno 1908, padre Eugène Baffie, vicario generale, benedisse il “santuario di famiglia” situato al fondo della Cappella dello Scolasticato a Roma, Via Vittorino da Feltre, dove fu collocata la reliquia del cuore del Fondatore[2]. (Attualmente il “santuario di famiglia” si trova nel giardino della Casa generalizia). Dal 1950 la statua della Madonna Oblata si trova nella cappella di via Aurelia 290.

Cosa avvenne 15 agosto 1822? Lo racconta lo stesso sant’Eugenio in una lettera scritta quello stesso giorno a p. Tempier:

"Mio carissimo e ottimo fratello, la funzione è finita, in casa regna il silenzio rotto appena dal suono lontano di una campana che annunzia l’uscita della processione solenne. Contento dell’omaggio sincero reso alla nostra Madre buona ai piedi della bella statua collocata in suo ricordo nella nostra chiesa, lascio ad altri la cura di onorarla con la pompa esterna di una sfilata che non offrirebbe nulla di edificante alla mia devozione, forse troppo esigente. Questo tempo, mio carissimo amico, sia utilizzato per ritrovarci insieme nelle dolci effusioni dei nostri cuori.

Come vorrei comunicarvi la consolazione profonda goduta in questo giorno bellissimo consacrato a Maria, nostra Regina. Da molto tempo non provavo tanta gioia nel parlare delle sue grandezze, nell’invogliare i cristiani a riporre in lei ogni fiducia, com’è accaduto stamani durante l’istruzione data ai membri della Congregazione (della Gioventù Cristiana di Aix). Spero che mi abbiano capito, e stasera mi sono accorto che i frequentatori della nostra chiesa condividevano il fervore suscitato dalla vista della sua immagine e più ancora le grazie che lei ci otteneva dal suo divin Figliuolo, mentre noi ci rivolgevamo con tanto affetto a lei che è nostra Madre.

Io personalmente credo di esserle debitore di un sentimento non dico mai provato finora, ma certo non come al solito. Non potrei esprimerlo con precisione perché è composto di vari elementi, ma tutti si riferiscono a un solo oggetto: la nostra cara Società. Mi pareva di vedere e toccar con mano che essa contiene in germe virtù altissime e potrebbe compiere un bene immenso. La trovavo una buona Società, e tutto in lei mi sembrava encomiabile: mi piacevano le sue Regole e i suoi Statuti, il suo ministero mi pareva sublime, com’è effettivamente. Trovavo in lei mezzi sicuri di salvezza, anzi infallibili per come li vedevo.

Un solo motivo di dolore veniva a ridurre e a spegnere quasi la gioia alla quale mi sarei abbandonato: ero io stesso. Mi sono visto come il solo e vero ostacolo al grande bene che potrebbe operarsi; ma vedo soltanto in maniera confusa quel che dovrei fare per essere più utile alla Società e alla Chiesa"[3].

La lettera originale è scomparsa. Questo testo ci è noto da Rambert (I, p. 352-353) e da Rey (I, p. 280-281) che lo copiano senza commentarlo. Non c’è nessun’altra allusione a questo evento nelle lettere del Fondatore e nella corrispondenza tra Oblati prima fino alla sua morte. Anche p. Alfred Yenveux, nel volume IV del suo commento manoscritto alle Regole (redatto tra il 1878 e il 1903), trascrive la lettera senza alcun commento.

In una relazione del 15 luglio 1889 dalla casa oblata di Aix, p. Prosper Monnet descrisse la cappella interna della chiesa della Missione con l’altare dei voti e la “l’antica statua della Vergine che una volta sorrise al nostro venerato Fondatore...”[4]. È la prima volta che tra gli Oblati si scrive che la Madonna ha sorriso al Fondatore: sono passati 67 anni da quel 22 agosto 1822. Da allora l’evento del 1922 viene sempre più amplificato. Nel 1904 p. Emil Lamblin aggiunge: “La tradizione orale ci dice che la statua aprì gli occhi e annuì affermativamente con la testa mentre il suo zelante servo chiedeva un favore. Questo avvenimento straordinario non è mai apparso in nessun resoconto [...] Da quel momento, questa statua a cui tutti i nostri sacerdoti più anziani attribuiscono questo miracolo, fu chiamata la Vergine miracolosa o anche la Vergine della Missione o di Mons. de Mazenod”[5]. Nell’album fotografico su Mons. de Mazenod apparso nel 1913, Marcel Bernad riferisce il racconto di Lamblin e aggiunge: “Non conosciamo le fonti di questa tradizione” (p. 64).

Nel 1928 suor Veronica del Sacro Cuore delle Suore della Sacra Famiglia di Bordeaux e p. Edmond Dubois diedero questa testimonianza nel corso del processo ordinario della causa del Fondatore:

"Esiste una pia tradizione devotamente conservata nella nostra casa di Aix (…). Secondo questa tradizione, il nostro venerato Fondatore pregò un giorno con grande fervore davanti a una statua dell’Immacolata, chiedendo una grazia a cui attribuiva grande importanza, che, si dice, riguardava il suo futuro e quello della Congregazione. Mentre pregava con tutto il cuore, la statua aprì gli occhi e chinò il capo, dandogli la certezza che la sua preghiera era stata esaudita. Padre Lamblin, uno dei nostri anziani, che ha fatto parte per molto tempo della comunità di Aix, interrogato su questo fatto, ha affermato ancora una volta l’esistenza di questa tradizione, fedelmente conservata nella casa dove il fatto è avvenuto"[6].

La lettera del Fondatore, unica testimonianza al riguardo, è molto più sobria, come abbiamo letto: non parla né di occhi che si aprono, né di cenni col capo, né di sorriso; se egli non l’ha confidato a p. Tempier, a chi altri avrebbe potuto dirlo? Forse la “tradizione” ha semplicemente amplificato e drammatizzato un evento tutto interiore. Possiamo, conclude con K. Lubowicki:

"Molti avvenimenti accaduti nella Congregazione dopo tale data ci indicano che Eugenio ha visto lo sguardo materno di Maria, pieno di tenerezza, posato su di lui; ha visto in Maria la Madre che prendeva lui e tutti gli appartenenti alla Congregazione. Tale esperienza non poteva essere definita in un modo migliore di come lo è stata: “il sorriso della Madre”. Un sorriso che – sperimentato da Eugenio in un momento di stanchezza morale, mentre avvertiva il peso delle prove che gravavano sulla Congregazione – infonde nel suo cuore nuova forza, per sopportare difficoltà più dure, che si presenteranno in seguito. Il Fondatore ha vissuto questo momento “con uno sguardo di fede”! Tale affermazione sembra essere la più vicina alla verità, nella quale le cose troppo straordinarie non sono capaci di trovare il loro posto. Tale verità – semplice e perciò profonda – è molto più bella!"[7]

Continua domani



[1] Inauguration d’un Sanctuaire de famille, “Missions O.M.I.” 46 (1908), p. 277-282; p. 279.

[2] Discours du Révérende Père Baffie, Ibid., p. 282-301.

[3] 15 agosto 1822, Écrits oblats, 8, 98-99.

[4] « Missions O.M.I. » 27 (1889), p. 285.

[5] L'Immaculée Conception et la congrégation de la Jeunesse chrétienne fondé à Aix... « Missions O.M.I. » 42 (1904), p. 472-473.

[6] Positio super introductione causae..., Rome, 1935, p. 705, 716.

[7] K. Lubowicki, Maria nella vita del Beato Eugenio de Mazenod e della sua Congregazione, Teresianum, Roma 1987, p. 147-148, dattiloscritto. Cf. B. L. Wittenbrink, The Oblate Madonna. An Essay on the Miraculous Virgin, “La Vierge au Miracle”, “Études Oblates” 1 (1942), p. 221-234. É. Lamirande, Notes de lecture, La Vierge au miracle, « Études Oblates » 15, (1956), p. 177-179. K. Lubowicki, Marie dans la vie du Bx Eugène de Mazenod et de sa Congrégation. L’expérience du 15 août 1822, “Études Oblates” 47 (1988) 11-22. Y. Beaudoin, “Oblate Madonna”, Historical Dictionary, I, p. 593-595. H. Nsolo, Aux origines de la dimension mariale du charisme des Missionnaires Oblats de Marie Immaculée (1782-1861), Rome, 2012, p. 102-116.