venerdì 14 agosto 2020

Maria Assunta, tutta la creazione è assunta


Carl Gustav Jung ha riletto in chiave psicoanalitica il dogma dell’Assunta, come espressione dell’anelito primordiale della speranza, presente nell’inconscio collettivo, in risposta al grido del dolore umano.
Lo colloca nel contesto della sua proclamazione, il 1° novembre 1950, subito dopo la seconda guerra mondiale: «Dopo tanta offesa alla dignità umana, dopo tante e profonde ulcerazioni, dopo la sconfessione quasi del sigillo divino impresso sul volto degli esseri umani, l’immagine di Maria glorificata, partecipe della vittoria del Figlio sulla morte, definitivamente e immediatamente gloriosa sembra un antidoto alle brutture e mostruosità delittuose ancora vive nella memoria di quanti le hanno subite e di quanti le hanno avallate».

“Brutture e mostruosità delittuose” purtroppo non sono realtà relegate alla guerra mondiale. Spesso sono ancora sotto i nostri occhi.
Maria assunta in cielo con il corpo è il riscatto della nostra umanità in tutta la sua interessa, di ogni attività umana, di ogni sogno di pienezza di vita. È certezza che il bene vince sul male, la bellezza splende sugli orrori, l’armonia trionfa sulle atrocità.
È la prova che la redenzione di Gesù ha raggiunto il cuore della creazione e l’ha assunta tutta in Paradiso.

giovedì 13 agosto 2020

Voi siete nostri fratelli


Quando uscivamo di casa, io e la mia sorellina, dovevamo tenerci per mano, secondo le raccomandazioni della mamma. Ma alla prima svolta della strada, quando lo sguardo della mamma non ci seguiva più, io lasciavo la stretta della mano di mia sorella. “Ma la mamma ha detto…”. Niente da fare, mollavo comunque la sua mano.

Quell’episodio dell’infanzia mi è tornato in mente questi giorni passati sul Celio, nel convento dei Passionisti; giorni condivisi con il Consiglio delle Comi e con le responsabili delle diverse zone, alcune presenti, altre collegate con le solite piattaforme a cui ormai siamo tutti abituati.
Sono stati giorni intensi di verifica del cammino compiuto in questi anni e di programmazione.
Io come “Assistente” - la mia è addirittura una nomina pontificia -… assisto. Devo semplicemente assicurare la fedeltà al carisma oblato.
Le Comi infatti sono una espressione del carisma oblato, il “volto femminile degli Oblati”, come si definiscono.
Vorrebbero camminare mano nella mano con gli Oblati, ma gli Oblati spesso preferiscono camminare da soli. E loro ripetono: “Ma la mamma ha detto…” (in questo caso la mamma sarebbe addirittura la Chiesa che ha approvato le loro Regole che parlano appunto del legame con gli Oblati).

Allora mi sono venute in mente le parole di sant’Agostino rivolte alla sua gente. I Donatisti non riconoscevano il battesimo della Chiesa di sant’Agostino e quindi dicano a suoi cristiani: “Voi non siete nostri fratelli”.
Sant’Agostino invece, rivolgendosi ai suoi, li esortava: “Fratelli, proviamo dolore per essi, come per nostri fratelli. Cesseranno di essere nostri fratelli, quando non diranno più «Padre nostro» (Mt 6, 9). Il Profeta ha detto ad alcuni: «A coloro che vi dicono: Non siete nostri fratelli, rispondete: Siete nostri fratelli» (Is 66, 5 secondo i LXX)”.
Così le Comi, anche se qualcuno dice loro: “Non siete nostre sorelle”, devono rispondere: “Voi siete nostri fratelli comunque”, ci teniamo per mano o non ci teniamo per mano…


mercoledì 12 agosto 2020

I 100 anni di Danilo: Auguri!



Fa impressione vedere le persone distanziate le une dalle altre nella grande sala del Centro Mariapoli di Castelgandolfo. La pandemia ha ridotto le abituali 1500 persone a poco più di 200… Eppure la sala si è riempita comunque, grazie ai video proiettati da tutto il mondo con testimonianze e saluti per Danilo Zanzucchi che compiva i 100 anni. Continua a disegnare, con sottile autoironia, guardando avanti con serenità.
Anche a me ha fatto dei disegni. Ne conservo uno, semplicissimo, ma che dice tutta la stima e l'affetto che aveva anche per me. Avevo fatto una conferenza e... mi premiò con tanto di medaglia!


Una coppia inossidabile, lui e Anna Maria, una testimonianza straordinaria di vita di coppia e di vita Ideale.
Tante volte hanno raccontato la loro esperienza: “Da poco sposati, nel 1953 abbiamo partecipato ad uno dei primi incontri dei focolarini sulle Dolomiti italiane. Lì abbiamo incontrato altri sposati e abbiamo potuto confrontare il rapporto nostro con il loro. Essi ponevano a fondamento di tutta la loro vita l’invito di Gesù all’amore reciproco. Ci siamo resi conto di quante cose ci fossero da rivedere tra noi. Abbiamo capito che dovevamo sforzarci di mettere in pratica le sue parole «come io ho amato voi» e tendere ad amarci con questo amore di Gesù.
La spiritualità di comunione, dell’unità, che anima il Movimento dei focolari, ci è apparsa subito come particolarmente adatta alla famiglia. Essa è infatti una piccola comunità. Da allora via via ci siamo impegnati a vivere questo spirito”.



Come non ricordare la Via Crucis scritta da loro e letta davanti al Papa al Colosseo nel Venerdì santo del 2012?
Bastano alcune parole della preghiera iniziale:

«Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?».
Gesù, sembri un Dio tramontato all’orizzonte:
il Figlio senza Padre,
il Padre privo del Figlio.
Quel tuo grido umano-divino,
che ha squarciato l’aria sul Gòlgota,
ci interroga e stupisce ancor oggi,
ci mostra che qualcosa di inaudito è accaduto.
Qualcosa di salvifico:
dalla morte è scaturita la vita,
dalle tenebre la luce,
dalla separazione estrema l’unità.
La sete di conformarci a te
ci porta a riconoscerti abbandonato,
ovunque e comunque:
nei dolori personali e in quelli collettivi,
nelle miserie della tua Chiesa e nelle notti dell’umanità,
per innestare, ovunque e comunque, la tua vita,
propagare la tua luce, generare la tua unità.
Oggi, come allora,
senza il tuo abbandono,
non ci sarebbe Pasqua.

martedì 11 agosto 2020

Libri d’estate: Il ballo della sposa




Luigi Santucci è un prosatore poeta e prima ancora un sognatore.
E un sogno sembra Il ballo della sposa
A volte crudele, come un incubo, a volte dolcissimo, come un sogno piacevole.
Si resta interdetti e incantati.
Una favola bella, che occhieggia alla storia, ma la trasfigura e la proietta in una profezia.

lunedì 10 agosto 2020

Celio, bellezza e santità


Uno dei colli più belli di Roma, ricco di storia, arte, santità.
Ho passato una settimana sul Celio, nel convento dei Passionisti, con il loro parco verdissimo che si affaccia sul Colosseo e sul Palatino. Il cardinale Gasparri, quando preparò i Patti Lateranensi, all’ultimo momento aggiunge quest’area tra i territori vaticani. Veniva infatti a fare qua il suo ritiro, seguendo l’esempio di tanti santi e grandi personalità. La cosa passò facilmente e così questo parco si è preservato dalla speculazione edilizia e rimane anche oggi un luogo di silenzio e di preghiera, attorno alla tomba di san Paolo della Croce.
Accanto l’altro parco di villa Celimontana.



Ovunque ti giri lo sguardo si posa su monumenti che raccontano storie che incantano.
A cominciare dall’acquedotto di Nerone, che portava l’acqua alla Domus Aurea. In una delle sue arcate la cella di san Giovanni di Matha, con accanto il mosaico che riproduce la famosa visione di Cristo che libera gli schiavi. Dicono che qui, nell’alloggio che aveva fatto costruire per i pellegrini, sia venuto san Francesco e che i due santi si siano incontrati.
Di fronte santo Stefano Rotondo, e poco più lontano il monastero dei santi Quattro Coronati.



Proseguendo lungo l’acquedotto, passando accanto alla chiesa di santa Maria in navicella con dei mosaici mozzafiato, ecco la basilica dei santi Giovanni e Paolo, con sotto gli scavi che conducono alle loro casa.
Più avanti la chiesa di san Gregorio Magno sorta sulla sua casa.
E si può scendere fino a san Sisto vecchio, dove approdò san Domenico quando giunse a Roma.
Camminare per queste strade silenziose è come compiere un pellegrinaggio costante. Ancora una volta bellezza e santità si sposano tra loro.


domenica 9 agosto 2020

Una generazione nuova che fa sperare



“Tutto comincia con Igino Giordani.
Era dispiaciuto nel vedere che i laici nella Chiesa avevano un posto un po’ marginale, di secondo piano, e c’erano tante distinzioni, quando non divisioni, tra clero, religiosi, religiose, laici…
Avrebbe voluto aver vissuto ai tempi di santa Caterina da Siena ed essere uno di quelli che allora facevano parte della “allegra brigata”, cioè gli uomini e le donne d’ogni condizione – politici, mercanti, operai – che nel 1300 seguivano la santa. Cercava un’altra santa Caterina, di oggi.
Quando nel 1948 Chiara Lubich andò a trovarlo in Parlamento e gli parlò del suo Ideale, Giordani capì di avere trovato quello che cercava, la santa Caterina di oggi.


Fu così che dopo pochi mesi da quel primo incontro, il 15 luglio 1949, andando a trovarla a Trento, le chiese di “legarsi stretto” a lei, come facevano i membri dell’“allegra brigata” con santa Caterina, proponendo di farle voto di obbedienza perché lo guidasse nella via della perfezione. Chiara gli aveva risposto di lasciare a Dio l’iniziativa di un legame come Lui intendeva. Che fosse Gesù Eucarestia, ricevuto insieme alla messa dell’indomani, a stipulare tra loro un “patto d’unità”. Sarebbe stato Gesù, venendo in lei come in un calice vuoto, a fare il patto con Gesù in Giordani, che doveva porsi nello stesso atteggiamento di totale apertura e disponibilità. Così avvenne”.


Ho iniziato così la mia conversazione rivolta a circa 150 giovani collegati dalle più varie parti del mondo, con ben otto traduzioni. Una scuola speciale quella che si è tenuta quest’anno per i gen e i loro responsabili. Un nutrito gruppo di giovani tecnici a Rocca di Papa si sono attivati organizzando incontri, laboratori, punti d’incontro a distanza, tutto via telematica per rispondere alle sfide della pandemia. Mi sono trovato in mezzo a questo mondo tecnologico reso familiare dall’accoglienza calorosa che mi è stata riservata.
In diretta sono giunti echi straordinariamente belli in una interazione che esprimeva l’unità profonda che si era creata.
Quello che avvenne in quel lontano 1949, in un paesino delle Dolomiti, tra poche persone, oggi si è moltiplicato in tutti i continenti. Abbiamo vissuto la medesima realtà, con la stessa fede e passione.
Gen. Una generazione nuova, viva oggi più che mai, che fa sperare.

sabato 8 agosto 2020

Coraggio, sono io!



Sembra che nella Bibbia l’invito a non avere paura ricorra 365 volte, come dire che, lungo tutto l’anno, ogni giorno abbiamo bisogno di sentirci ripetere dal Signore: “Non temere”.
Ma siamo davvero così paurosi?
In effetti sono tante le cose, piccole o grandi, che non vanno bene, in noi o attorno a noi. E questo ci rende insicuri, timorosi del domani.

“La barca distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario”.
La scena del Vangelo di oggi è una parabola: lontani da terra, in balia delle onde, con il vento contrario.
Come dire: ci sentiamo soli, non abbiamo sicurezze, le cose non vanno come vorremmo…
Poi c’è Pietro a cui manca la terra sotto i piedi… Non abbiamo l’impressione anche noi, tante volte, di camminare sull’acqua?
Peggio di così!

Ed ecco apparire Gesù: “Coraggio, sono io. Non temete”.
Coraggio, non temete… “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Aveva ragione il povero don Abbondio dei Promessi sposi. E la fiducia di non temere chi me la dà?
Il segreto è in quel “Sono io”. È quella presenza che fa la differenza.
Gesù appare ogni volta che qualcosa non va, si rende presente, ci sta vicino, ci prende per mano.

“Vedi fantasmi dappertutto, vero? – sembra dirci. Ti fanno paura, vero? Uomo di poco fede, ma non lo vedi che ci sono io? Non lo vedi che ho fatto mia quella malattia, quell’incomprensione in famiglia, quella preoccupazione per i figli, quelle difficoltà economiche? Sono io. Come puoi avere paura se ci sono io? Coraggio, sono io. Non temete”.

E sale in barca con noi. È in barca con noi!
Questo fa la differenza.