venerdì 19 novembre 2021

I 70 anni delle COMI: il convegno

 


Settant’anni vanno celebrati come si deve. Da un anno a questa parte ogni mese, passando di regione in regione, le COMI hanno ricordato l’anniversario della loro nascita con eventi legati non alla memoria del passato, ma ai temi attuali più caldi, condividendo esperienze e progetti. Adesso è arrivato il momento del Convegno nazionale. Il Covid penalizza pesantemente le presente, ma la vita va avanti nonostante tutto ed eccoci a Roma, nella casa dell’ACLI, per interrogarci sul nostro ideale missionario.

Un convegno che, pur nei numeri ridotti, coinvolge tante realtà della Famiglia oblata: non solo COMI, ma Ausiliari, Movimento Giovanile Costruire, COMI ONG, AMMI, Oblate, Oblati… Siamo riusciti a coinvolgere anche il Papa, che ci accoglierà in udienza privata!

A me il compito di rievocare l’Idea missionaria, che è all’origine di tutto questo movimento.

La missione, l’“idea missionaria”, come egli la chiamava, è stata l’assillo, la passione di p. Gaetano Liuzzo. Egli sembra ripetere, come per Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo”. Si sentiva in dovere di obbedire al mandato di Gesù di andare in tutto il mondo; avrebbe voluto essere un “missionario di tutti i climi” – come dice il titolo di un suo famoso libro.



Dovendo restare in Italia si propose di inculcare l’Idea della missione e di suscitare “missionari dell’Idea missionaria”! Per questa grande idea non si è risparmiato, ha viaggiato, ha scritto, ha parlato, “a tempo opportuno e importuno”, proprio come Paolo. Niente gli pareva mai troppo. Scrisse addirittura al suo Superiore generale, p. Marcello Zago, chiedendogli che al Sinodo dei vescovi del 1987, che avrebbe avuto come tema il ruolo dei laici nella Chiesa, insistesse sul dovere missionario di tutti i cristiani. «Ho la netta impressione – gli faceva presente – che si batterà molto sullo specifico del laico cristiano, cioè l’animazione cristiana delle realtà temporali…, ed è giustissimo… Ma ho paura che ci si fermi solo a questo punto…, mettendo in ombra quanto lo stesso Concilio chiede a tutti i fedeli…, cioè un’azione apostolica diretta dentro e fuori la Chiesa ossia missionaria, oltre ovviamente ad una spiritualità “veramente cattolica” come dice Ad gentes n. 36». Gli allegava in proposito alcuni testi conciliari che sottolineano questo secondo aspetto come diritto-dovere di ogni fedele che ha la sua origine nei sacramenti del battesimo e della cresima, nell’inserimento nel corpo mistico, «oltre che nell’esigenza della vera carità universale» (29 settembre 1987).

Padre Liuzzo ci lascia la ferma convinzione che tutti i cristiani sono missionari in forza del battesimo e sono chiamati ad operare in prima persona, a diventare i primi e più diretti artefici dell’evangelizzazione di ogni ambiente, in patria e all’estero, sull’esempio dei primi cristiani i quali spontaneamente presero a raccontare il Vangelo ovunque si trovassero o andassero. «Tutti i battezzati sono per il fatto stesso resi esseri potenzialmente divinizzati; costituiti quindi come un... esercito di Missionari portatori di… esplosivo salvifico!» (Circolare n. 73, p. 113).

«All’inizio noi non pensavamo direttamente all’Istituto – racconta nel tracciare la storia delle COMI –. Però, già dal ’50 io parlavo di vocazione missionaria, non di vocazione alla consacrazione, ma di vocazione missionaria. (…) Due grandi leve che mi hanno aiutato e sostenuto: l’amore alla Congregazione [degli Oblati di Maria Immacolata] e conseguentemente alle missioni estere e la Madonna. (…) Il punto focale era: Come gli Oblati missionarie di tutti i climi, almeno con il cuore, come gli Oblati. (…)



I carismi hanno qualcosa di profetico, di anticipatore. Sulla questione missionaria, lo sapete benissimo, abbiamo anticipato il Vaticano II. Ha pubblicato i suoi decreti: Lumen Gentium e Ad Gentes, certe frasi, certe idee, me le ha rubate ed è stata una delle più grandi gioie della mia vita. Segno che quello era la vera teologia, che io non avevo inventato niente. Questo senso profetico non deve finire mai nell'Istituto, se no il suo carisma non cresce. (…) Quello che è stato riportato anche nelle Costituzioni che l'idea e l'ideale missionario, non sono soltanto dei traguardi a cui mirare con tutte le forze, ma che sono anche un mezzo potentissimo di autentica formazione umana e cristiana» (Storia delle origini dell'Istituto C.O.M.I.).

«Essere missionario – scriveva ancora – significa annunziare e diffondere la fede e l’amore salvifico di Cristo, dovunque: dal proprio ambiente agli estremi confini del mondo. È un’attività che non ha limiti né di spazio né di tempo. È la ragion d’essere delle Comi (CC 19)» (Circolare aspiranti, n. 4).

Ma questo è soltanto l’inizio della mia relazione…

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