“Padre santo… per loro io
santifico me stesso”. Ormai gli era chiaro, Gesù aveva fatto tutto “per loro”,
per noi, per apa Pafnunzio: il pastore dà la vita “per le sue pecore”; Gesù
muore “per il popolo”; il pane che egli dà è la sua carne “per la vita del
mondo”… Santificare se stesso era un altro modo per dire che egli si stava donando
totalmente a noi nella sua passione e morte. Santificarsi per Gesù voleva dire
essere talmente una cosa sola con il Padre – il Padre “santo” – da diventare l’espressione
del suo amore, la sua volontà fatta vita: dare la vita per il mondo; per questo
il Padre l’aveva mandato.
“Padre santo… santificali
nella verità”. Gesù pregava perché anche noi fossimo come lui: presi e compresi
interamente da Dio, che si comunica a noi “nella verità”, nel Figlio suo, che è
la sua Parola, la Verità. Veniamo coinvolti nella santità di Gesù, introdotti
da lui nell’amore del Padre, così da vivere da figli di Dio, entrare nella loro stessa unità, partecipare alla loro vita divina, disponibili anche noi a compiere la sua volontà
del Padre: dare la vita gli uni per gli altri, dare la vita per il mondo,.
Era ormai svelato anche
il mistero che apa Pafnunzio stava celebrando in quei giorni della Pasqua: la morte
di Gesù era la sua santificazione, il suo dare la vita, l’adempimento così
perfetto della missione affidatagli dal Padre, da essere una cosa sola con lui:
il Risorto, pienezza di vita. Apa Pafnunzio accolse, in Gesù, il dono del
Padre, la santificazione che gli veniva offerta, e si sentì nella Verità, in
Gesù, e con Gesù nel Padre: risorto, nella pienezza della vita!
Questa mattina sono stato da un “risorto”, da un
santificato: sulla tomba di sant’Eugenio de Mazenod, nella cattedrale di
Marsiglia finalmente aperta.
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