martedì 29 dicembre 2020

Strenna natalizia: Pagine di frontiera

 

Pagine di frontiera è il titolo della strenna natalizia di quest’anno.

Il primo grande viaggio fu in Corsica, con tutta la famiglia. Erano gli anni Sessanta. Andammo a Bastia da Livorno, in nave, per rivedere i luoghi nei quali il babbo aveva vissuto durante la guerra.

Il primo volo in aereo venne all’improvviso, fine anni Settanta. Il Padre provinciale mi inviò, dall’oggi al domani, in Inghilterra, per riaccompagnare a casa p. Carlo Bertolini, che si era ammalato e che non poteva affrontare il viaggio da solo. Andata e ritorno con una notte di permanenza in una cittadina di cui non ricordo neppure il nome.

Da allora i voli non si contano più, da un Paese all’altro, da un continente all’altro. E i confini?

Mi torna spesso alla mente l’immagine di Novecento, il protagonista dell’omonimo monologo di Alessandro Baricco. Nato su una nave, divenuto adulto, Novecento decide finalmente di lasciare per la prima volta quella che era sempre stata la sua casa. Mentre l’equipaggio lo saluta, egli inizia a scendere lentamente la scaletta verso il molo. “Fu al terzo gradino che si fermò. Di colpo”. Più tardi la spiegazione: “Tutta quella città ... non se ne vedeva la fine... La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? (…) Non è quel che vidi che mi fermò. È quel che non vidi. (…) lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne… C’era tutto. Ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo. (…) Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce”.

Il confine pone un limite che protegge e de-finisce. È come una linea. Di qua ci sono io. E di là chi c’è? Un nemico? Oppure qualcuno che mi offre l’opportunità di uscire dal mio limite per un incontro arricchente? Il confine è una linea di demarcazione che mi relega in una chiusura autarchica, sicuro tra le proprie mura, oppure è un luogo comune di contatto che mi apre sull’altro, diventando, come dice la parola, un “fine comune”? 

Le mia Pagine di frontiera sono la testimonianza di un orizzonte che si dilata e si fa casa.


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