giovedì 10 dicembre 2020

Racconto di Natale: Martino il calzolaio


 

Quest’anno a Natale non potrò andare dai miei pronipotini. La pandemia ha chiuso le frontiere… Quasi quasi racconto loro la storia di Natale di Leone Tolstoj. È famosissima, ma loro sono piccolini e forse non l’ha ancora sentita raccontare.

In una certa città viveva un calzolaio di nome Martino. Era un po’ triste perché si sentiva solo. Gli era morta la moglie e non aveva figli. Una sera, dopo essersi addormentato, udì una voce e si svegliò di soprassalto. Qualcuno gli stava dicendo: “Martino! Domani verrò a trovarti”. Non c’era nessuno eppure era sicuro che a parlare fosse stato Gesù.

La mattina Martino si alzò prestissimo, si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Intanto guardava fuori per vedere quando sarebbe arrivato Gesù.

Arrivò Stepanic che cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martino. Dopo un po’ il calzolaio usci sulla soglia e gli fece un cenno: “Entra, gli disse, vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo”. “Che Dio ti benedica!”, rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve… “Siediti e prendi un po’ di tè”, gli disse Martino. Mentre bevevano, Martino continuava a guardare fuori della finestra. “Stai aspettando qualcuno?”, gli chiese Stepanic. “Ieri sera, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: Guarda in strada domani, perché io verrò a trovarti”. Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale.

Mentre guardava fuori della finestra, una donna passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, ma aveva indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po’ di pane e della zuppa. “Mangia, mia cara, e riscaldati”, le disse. Mangiando, la donna gli disse: “Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle”. Martin andò a prendere un vecchio mantello. “Ecco, disse. È un po’ liso ma basterà per avvolgere il piccolo”. La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime: “Che il Signore ti benedica”. “Prendi”, disse Martino e le porse del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.

Tornò a sedersi a lavorare. “Martino, mi tieni un po’ il bambino, perché devo andare a fare una commissione e non posso lasciarlo solo”. Era una vicina di casa che si era affacciata sulla porta con un ragazzino. “Ormai so come va a finire, le rispose Marino. Il bambino mi mette per aria tutta la bottega e non mi lascia lavorare…”. Poi guardò la mamma e il bambino. “Va bene Giorgio, resta pure con me, ma cerca di stare buono…”.

Intanto la giornata passava e giunse la sera. Si era fatto buio. “Mi sarò sbagliato, disse Martino. Gesù non è venuto…”.

D’improvviso, mentre stava mettendosi a letto, udì dei passi. Martino si voltò e udì una voce che gli sussurrava all’orecchio: “Martino, non mi riconosci?”. “Chi sei?”, chiese Martino. “Sono io”, disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola. “Sono io” disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero. “Sono io”, ed era la voce dell’altra mamma con Giorgio…

Martino si sentiva leggero e felice. Si ricordò allora le parole di Gesù: “Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me”. Così Martino comprese che Gesù era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.


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