domenica 20 dicembre 2020

Il dono di una vita vissuta

 


Ieri ho passato tutto il pomeriggio ha sistemare le sue carte. Era il trigesimo della morte. Ho continuato anch’oggi e continuerò domani. Non immaginavo che avesse scritto tanto. Centinaia di conferenze, articoli… I temi sono sempre quelli della formazione e della vita religiosa.

In ogni scritto si sente che parte dalla propria esperienza, dona sempre qualcosa di sé. Ne trovo la conferma in una pagina di diario del 24 luglio 1974: «La tentazione che abbiamo è dare agli altri la “sapienza” che abbiamo avuto dono di conoscere… senza che essa ci modifichi interiormente, senza che ci faccia nuovi. Anche lo studio della teologia e della S. Scrittura può essere così, solo “conoscenza”… e non un incontro con il Verbo che ci “svela” il Padre, ci introduce nella Trinità, ci apre sull’umanità come Dio la vede…».

Più avanti, al 21 ottobre 1974 un'altra chiave di lettura del suo insegnamento:

«Da qualche giorno vivo con un senso di silenzio profondo nello spirito: il silenzio che nasce come da un incontro con una persona che ti è Madre e che non è di questa terra. Un incontro che ti ha cambiato o ti va cambiando profondamente.

È stato qualche giorno fa: la sensazione nitida della presenza viva di Maria. Che era lì. Che abitasse in casa. Una sensazione rapida, ma netta.

Non è la prima volta che accade. Ma prima era il sentire lei e Gesù persone viventi, reali e presenti: che ti chiamavano, con il loro star lì, ad una comunione con loro piena. Ma questa volta è stato diverso.

Mi sono accorto dopo dalle tracce lasciate nella mia anima: una decisione a servire Dio solo, un amore alla Chiesa, una maggior relatività nel riguardo delle cose, un perdere la stessa comunità…

Ma è solo sabato, per l’unità fatta con Micor a telefono, che mi si è centrato illuminandolo il senso dell’incontro. L’ho sentito (…) soprattutto come un incontro che ti faceva partecipe della realtà del sì di Maria Desolata, ma non tanto nella dimensione del “perdere”, quanto nella dimensione di “Madre della Chiesa”, anche se ho sentito le due dimensioni inscindibili, ma è la seconda che ha preso il mio spirito come luce trasformante e di cui ho vissuto tutto ieri pieno di profonda gratitudine. (…) E che Maria mi chiamasse a partecipare a riviverla nei dolori della Chiesa… a rivivere Lei così!

Non so dire altro. Solo che è nato il bisogno, dal profondo del cuore, di una nuova scelta di Dio, come conseguenza dell’incontro e della realtà…».

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