lunedì 28 dicembre 2020

Padre Santino in contemplazione davanti al Bambino

 

Un anno fa, il 1° dicembre 2019, papa Francesco andava a Greccio per firmare la sua lettera sul presepe. Pochi giorni dopo, l’11 dicembre, padre Santino mi scriveva per donarmi una sua esperienza di contemplazione, vissuta assieme a san Francesco e a papa Francesco. Sicuramente si sarà trovato nella cappellina accanto alla sua stanza, dove era stato approntato il presepe. In questi giorni ho riletto quella lettera, anch'io davanti al mio presepe:

Carissimo Fabio,

questo pomeriggio mi tornava l'immagine di San Francesco davanti al bambino Gesù e mi chiedevo cosa avrà provato in quel momento davanti a quel bambino. La risposta non è stata commozione, ma unesperienza profonda, indicibile di quanto Dio ci ama.

Quel bimbo era l'amore del Padre non solo reso visibile, ma coinvolgente il nostro cuore perché, accogliendolo, anche noi diventassimo figli amando come lui ama. E questa è la strada per costruire la pace, una convivenza fraterna nella comunione, perché l'amore che è stato diffuso nei nostri cuori è un amore di comunione, un amore che genera comunione.

Allo stesso tempo ho pensato alla Parola di Dio, proprio perché quel bimbo che è venuto è il Verbo incarnato è la Parola del Padre.

Nello stesso tempo ho sentito il bisogno di chiedere il dono del silenzio proprio per raccogliere la Parola. Perché? Perché noi siamo portati a collocare la parola, ogni parola, ogni discorso, nel nostro contesto, farne quindi oggetto di riflessione, di verifica, di analisi e in base a questo valutiamo il discorso, la parola, un intervento. Ma qui entriamo con quel bimbo in un'altra realtà: la Parola efficace trasmette vita, in essa è il Padre con il Figlio suo che opera e l'operare di Dio mira a trasformare ogni cuore di pietra in cuore di carne, come la carne di Gesù che è dono totale di sé, il cui culmine è nel dono sulla croce, dove non solo sconfigge il maligno ma trasforma la convivenza umana in una nuova creazione, la cui legge fondamentale è l'amore reciproco come tra le persone della Santissima Trinità. Non ha chiesto Gesù, nella sua preghiera del Padre, che tutti siano una cosa sola come noi? Come noi! Abbiamo bisogno di silenzio, silenzio contemplativo, ricco di gratitudine e prorompente gioia.

Questa, mi dicevo ancora, è la sorgente della passione apostolica, della compassione, del farsi pellegrini lungo le strade della società per portare a tutti la buona notizia e condurre le persone a Gesù, il Salvatore, il Maestro, la Luce e la Vita.

Non finirei più di dire su questa esperienza contemplando insieme a San Francesco e in comunione col papa Francesco quel bambino nelle braccia di Maria e con Giuseppe custode, il giusto.

Maria Immacolata nostra madre e maestra ci prenda per mano e allarghi il nostro cuore sull'umanità nella passione per lui.

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