mercoledì 23 dicembre 2020

La leggenda dei Re Magi / 2


 

– È vero che siete re?

– I re magi, vero? No, non siamo re. Siamo astronomi. Scrutiamo i cieli. I cieli parlano e lui li ascoltiamo. Tutti possono ascoltare la loro voce, ma nessuno si pone in ascolto. Le stelle sono silenti, a chi sa ascoltarle raccontano storie meravigliose.

– Come la stella che avete visto e che avete seguito? Cosa vi ha detto?

– Il cielo è la mappa della terra. Vi sono disegnate tutte le nazioni e le stirpi e i popoli della terra. Puoi vedervi l’Egitto e la Persia, la Grecia e l’India lontana. Quello che accade lassù annuncia quel che accade quaggiù. Vi sono tracciati i confini anche della piccola nazione d’Israele, ed è proprio nella sua mappa celeste che abbiamo visto accendersi una stella luminosa come mai se n’erano viste. Era il segno che quaggiù, in quella piccola nazione, era nato un grande personaggio, certamente un re, la cui luce sarebbe rifulsa nel mondo con la stessa brillantezza che possedeva la sua stella nel cielo.

– Era proprio una stella? Non si sarà trattato, come in questi giorni, della congiunzione di Giove e Saturno? 

– Quante ipotesi hanno sostenuto i vostri astronomi! La nostra testimonianza è per loro un autentico rompicapo e i loro calcoli non tornano mai. I nostri invece risultarono infallibili. Sapevamo per certo che nel regno di Giuda stava per nascere o era nato un grande re.

Come sono belli i Magi del mio presepe. Sono stati scolpiti in Germania, dono di Thomas Klosterkamp. Sono ancora estasiati, non si sa bene se a contemplar le stelle o il bambino Figlio di Dio. La stella li aveva guidati nel senso che aveva indicato loro la regione della Giudea, ma trovare il bambino sarebbe stato come trovare un ago in un pagliaio. Una volta giunti nella terra designata, la stella non aveva ulteriori indicazioni: era come fosse sparita.

ì Fu così che vi risvolgeste al re d’Israele.

– Che altri meglio del re avrebbe potuto dirci dov’era nato il nuovo re?

– Siete andate proprio nella tana del lupo. Non sapevate che Erode era un re crudele, che aveva ucciso una delle sue mogli, alcuni figli, un centinaio di persone che sospettava complottassero contro di lui? Avete rischiato grosso anche voi.

– Non sapevamo. Siamo studiosi, sempre con la testa tra le nuvole, ma nel senso vero della parola! Ci siamo subito resi conto di quanto fossimo diversi. Noi ci eravamo incamminati da lontano alla ricerca della luce, lui invece non si mosse: nessuna passione per la verità. Poi sapemmo che anche i pastori, appena seppero del bambino, si dissero subito: “Andiamo a vedere”, e si incamminarono in fretta. Erode no, non si mosse, incollato sul suo trono, preoccupato della poltrona, incapace di meraviglia e di novità. Disse a noi di cercare. Perché non si mise alla ricerca con noi? Avrebbe trovato, come noi trovammo.

– Come faceste a trovare, tra tanti villaggi, tra tanti nati?

– La stella! Tornammo a rivedere la stella! Che gioia quando ci apparve di nuovo. Ci mettemmo addirittura a correre. Ci precedeva veloce e ci condusse alla casa del re. Si fermò proprio sulla sua casa.

– Una stella che corre e che si ferma su una casa? Siete proprio sicuri? Comincio a dubitare sulla vostra professionalità scientifica.

– Non era più la stella che avevamo visto apparire nella mappa del cielo dove era disegnato il regno d’Israele. Era la luce d’un angelo, era un angelo di luce, la stessa d’un angelo.

– E voi sareste degli astronomi?

– Lo eravamo. Ora siamo dei credenti.

– E cosa trovaste?

– Ci immaginavamo chissà quale reggia, chissà quale corte e quale re. Invece una casa addossata a una grotta e un bambino come tutti i bambini, con attorno soltanto il babbo e la mamma. Ma era tutto più luminoso del cielo. Era il cielo caduto sulla terra. Regale, celeste, divino. Cademmo prostrati e adorammo.

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