domenica 25 agosto 2019

Gaudí: Prima l'amore, poi la tecnica



Le guglie della montagna di Monserrat somigliano a quelle che facevamo da bambini al mare con la sabbia bagnata. Le stesse che salgono su attorno alla chiesa della Sagrada Familia a Barcellona.
Questa mattina vi abbiamo celebrato la messa, con la solennità degna di un’abbazia e con la bellezza degna dell’opera d’arte di Gaudí.
Vi siamo rimasti l’intera mattinata, mentre ieri avevamo passato la mattinata e girarle intorno per contemplarla da ogni lato.


“Per fare le cose bene è necessario: prima l’amore per esse, poi la tecnica”.
Queste parole di Gaudí sono espresse dalla sua opera, per la quale ha speso più di 50 anni, e che è ancora in costruzione. Un’opera che rimane, un inno a Dio e alla sua creazione. “È un canto alla natura”, avrebbe detto qualcuno rapito, come noi, da quello che il maestro stava edificando. “È piuttosto un canto alla creazione”, gli avrebbe risposto preso. Il nome di Gesù è infatti inscritto in ogni sua opera, anche sui palazzi civili e sulle case comuni.


Ieri mattina abbiamo pregato a lungo sulla tomba di Gaudí, nella cripta e oggi lo abbiamo visto ancora vivo, che continua il suo canto di loro al Signore
La selva di alberi che animano la cattedrale, le luci, i colori, le forme: un incanto, la foresta incantata.
La messa internazionale di oggi, curata nei minimi particolari, con il coro, il suono dell’organo, l’ordine, la partecipazione attiva e numerosa, continua a dare senso dell’esistenza di questo tempio, come ai augurava Antoni Gaudí: “Si deve mantenere sempre lo spirito del monumento, però la sua vita dipenderà dalle generazioni che lo trasmetteranno e nelle quali vive e si incarna”.


Il "monumento", prima ancora che dal genio di Gaudí e dalla sua santità, è nato su un carisma, che lo ha ispirato, da Josep Manyanet i Vives, fondatore delle congregazioni dei Figli e delle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia, canonizzato nel 2004.
È sempre il dono di Dio, offerto e accolto, a generare bellezza.

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