mercoledì 21 agosto 2019

A Montserrat con la Regina del cielo e della terra


Uno dei quaranta monaci della comunità ci guida alla scoperta del monastero, dalla sala capitolare al chiostro interno al giardino che custodisce la primitiva chiesetta romanica.
L'attenzione ai dettagli, l’amore alle cose ben fatte è ciò che più colpisce in questo ambiente monastico. Nella chiesa come nel monastero vi è una straordinaria ridondanza di particolari, tutto vuol trasmettere un messaggio, richiamare una verità, risvegliare lo spirito. Ogni porta è cesellata, ogni parete ostenta un dipinto, un arazzo, un quadro. Le frasi che ovunque fioriscono si rincorrono una dietro l’altra, e sono lodi a Maria tratte dalla Scrittura come dalla tradizione, nomi evocativi di persone o luoghi santi. Tutto parla e tiene desto lo spirito.
Il canto delle lodi e dei vespri, con melodie originali, come quello della liturgia eucaristica, introducono nella preghiera “angelica”, avvio alla contemplazione. La lingua catalana, di cui i monaci sono strenui difensori e promotori, non è di alcun ostacolo. Il monastero benedettino di Montserrat si presenta come un programma di vita. Ne fanno fede le migliaia di persone che lo frequentano e la chiesa gremita di fedeli che pregano con i monaci. Sono due milioni e mezzo i visitatori che vi giungono ogni anno.



I primi monaci vennero nel secolo VI, prima di Benedetto, attratti da queste montagne aspre e dolci insieme, che somigliano alle Meteori della Grecia o alle rupi della Cappadocia, altre montagne scelte da altri monaci a causa delle loro insolite conformazioni.
L’attuale monastero fu fondato nel 1025 e ricostruito a più riprese, incastonato in uno dei più straordinari paesaggi spagnoli con le originalissime guglie granitiche che hanno ispirato artisti come Gaudì. Sorse attorno alla chiesetta dedicata alla bella statua romanica della Madre di Dio, trovata almeno un secolo prima dai pastori che, come vuole la tradizione, scorsero in quel luogo una grande luce. Sulle cime delle guglie rocciose comparvero in seguito dodici eremitaggi, uno dei quali abitato fino alla morte dell’ultimo eremita, una quindicina d’anni fa.


Il cuore della chiesa e del monastero rimane la statua di Maria. Quasi si perde nella grande chiesa, su in alto, troppo lontana, tra ori e argenti. Basta tuttavia mettersi nella lunga fila che parte dall’atrio della chiesa e con pazienza percorrere tutta la navata destra. Al termine un grande portale di marmo bianchissimo, lavorato con finezza, introduce in una scala affiancata da decine di sante disegnate da mosaici, dalla madre Eva a Teresa d’Avila, che preparano all’incontro con la “santa”. Ed eccoci finalmente nel “camerino” della Madonna adornato di mosaici, pittore, ceselli in metalli preziosi che tuttavia scompaiono davanti alla bellezza della statua. Maria appare seduta in trono come una vera regina dell’antico medioevo. È d’una bellezza estrema, con un sorriso a fior di labbra che riempie il cuore di fiducia. In un momento nel quale sono solo – essendo ospite in monastero posso accedere con facilità – provo a fotografarla, ma chissà perché le foto non rendono la dolcezza del sorriso e la confidenza che esso suscita. Tanto vale rinunciare e fotografarla con gli occhi e con il cuore: se potesse darci il rapporto che ha con il Figlio che tiene seduto sulle ginocchia! È la mia preghiera, oggi, vigilia della festa che la vede incoronata regina del cielo e della terra.

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