lunedì 27 aprile 2020

L’esperienza di p. Ermanno a Loppiano / 5


Un'altra pagina della meravigliosa avventura di p. Ermanno Rossi.

Nella seconda metà degli anni 60, assieme ad altri due religiosi - un cappuccino ed un domenicano francese - fui chiamato ad insegnar teologia morale all’Istituto Mystici Corporis del Movimento dei Focolari, presso Firenze, in una località chiamata Loppiano.
Presto il padre cappuccino ci lasciò perché eletto provinciale della sua provincia religiosa di Trento. Rimanemmo così soli, Michel ed io.
La convivenza fu subito difficile. Eravamo due tipi opposti per temperamento, mentalità ed estrazione sociale. Questa difficoltà si esprimeva anche nelle piccole cose. Ad esempio, mentre spazzavo mi si avvicinava e mi diceva: “La scopa non si tiene così, Ermanno, ma così”. Andavo nel bagno, e lui mi faceva notare le goccioline sullo specchio. Dicevamo il Rosario e lui osservava: “Un mistero lo enunci tu ed uno io…”, perché non apparisse la mia superiorità… (io ero il responsabile di questa mini comunità).
Fu una specie di rieducazione…
Un giorno, come risposta ad una sua osservazione biricchina - “Ermanno, non ti avrei mai scelto per moglie” - gli dissi: “Eppure, Michel, il Signore - per iniziare quest’esperienza - ha preso noi due, te dal nord della Francia e me dal sud dell’Italia. Sono convinto che quando riusciremo ad essere uno, il Signore ci separerà e tu verrai a cercarmi dove sono”. Fece un’esclamazione che esprimeva tutta la sua incredulità. Egli aveva una grand’esigenza di libertà: questo è un atteggiamento tipicamente francese.

Fu un'esperienza di quattro anni. Quattro anni per fare i primi passi nella via dell'amore.
Una delle prime cose che compresi fu che dovevo perdere tutto per amore del fratello: egli diventava la misura per me.
Capii, inoltre, che la causa del disagio non proveniva da lui, ma da me: la misura del mio amore era troppo piccola per lui; egli non ci si trovava comodo. Occorreva, dunque, dilatare l'amore.
Fu una scoperta progressiva.

Al termine di questi quattro anni, il Signore ci separò. Affidò a me un altro compito, un'altra avventura. Michel è tornato più volte da me per chiedermi di riprendere l’esperienza; ma ormai la volontà di Dio era un’altra.
Fui incaricato della Segreteria Internazionale del Movimento dei Religiosi, con sede in Roma. Un'esperienza nuova, forte. Per quattro anni ho girato tutta l’Europa libera. Ho visto rinascere la speranza in tanti religiosi. Ho visto il fiorire di comunità nuove. Tanta luce.
Poi per me è di nuovo tutto cambiato.
È cominciato un nuovo ciclo nella mia vita. Ho perduto tutto, tutto quello che avevo di più caro. Ma due cose ho vive nell'anima, immensamente più radicate: la certezza dell'amore di Dio, più forte della morte - quella morte che tante volte sento in me, nella mia carne - e il valore della Parola di Vita se la viviamo.


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