mercoledì 3 gennaio 2018

Terra Santa, Vangelo vivo


Il momento più bello di questo primo giorno di Terra Santa?
L’incontro con famiglie cristiane di Nazareth e Haifa: palestinesi di nazionalità israeliana, arabi cristiani, una minoranza in una minoranza, un’identità non certo facile, eppure hanno condiviso esperienze straordinarie di vangelo vissuto. Anche i nostri pellegrini romani non sono stati da meno, con esperienze altrettanto profonde.
Non solo pietre e paesaggi, questa Terra Santa, ma pietre vive e vangelo vivo, Gesù che continua a camminare oggi sulle sue strade, tra la sua gente.


Ma anche le pietre continuano a parlare.
Abbiamo iniziato con il monte Tabor dove tutto ci ha invitato alla contemplazione, quella incarnata di Maria, Sede della Sapienza e donna di casa, di Gesù Verbo, di Dio e figlio del falegname.
Poi Cana, con il “segno” dell’acqua cambiata in vino.
Giovanni chiama “segni” e non “miracoli” gli atti di potenza operati da Gesù: vuole che non ci fermiamo al segno prodigioso, ma alla realtà più profonda contenuta nel miracolo:
- Il vino offerto da Gesù è il vino migliore, dato alla fine: è il vino della pienezza dei tempi, dato in abbondanza. Per introdurre la vita pubblica di Gesù l’evangelista sceglie un segno che esprime bene la novità portata da Gesù, la grande svolta che inizia il tempo della salvezza.
- L’acqua cambiata in vino è profezia di un altro grande cambiamento, del pane e vino nel corpo e sangue di Cristo e della nostra umanità in divinità.
Come da tradizione ho benedetto gli sposi che hanno rinnovato le loro promesse.

Infine Nazareth, dove è il Verbo si fece carne, accolto dal sì di Maria. Qui, con l’incarnazione di Cristo, è iniziata comincia la nostra storia.
La fontana della Madonna, la casa di Giuseppe e della santa Famiglia, la casa dell’annunciazione…
Torniamo così alla contemplazione, come ci spiega la guida di questi giorni: “Non conosciamo i colloqui fra Gesù e Maria. Certo deve essere stato un crescere di comprensione sempre più profonda fra il cuore di Maria e quello di Gesù. La loro unità è stata la cosa più alta, la relazione più divina, dopo l’unità fra le persone della Santissima Trinità”.


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