giovedì 4 gennaio 2018

Quella roccia sul mare di Galilea


È ormai buio quando giungiamo a Betlemme, ma corro subito nella piazza della basilica della Natività, anche se la chiesa è ormai chiusa. Le antiche pietre splendono di un candore luminoso. Di fronte, la piazza del municipio con al centro il presepe, dietro al quasi si erge la moschea. Famiglie e giovani musulmani passano davanti alla rappresentazione della nascita di Gesù per ammirarla e farsi una foto.
Mi immagino che quando si fa notte fonda e tutto tace, la basilica e la moschea, una di fronte all’altra, comincino con lo scambiarsi qualche parola gentile, per poi raccontarsi le preghiere che dai rispettivi fedeli salgono al cielo, meravigliandosi ogni volta nel costatare che, di là e di qua, salgano le stesse preghiere.



Oggi ci siamo mossi attorno al lago di Tiberiade: il monte delle beatitudini, Cafarnao, Tabgha, il giro in barca… i luoghi della vita pubblica di Gesù, dove ha chiamato e formato i discepoli, incontrato le folle, compiuto miracoli, annunciato il Regno di Dio, narrato parabole… A parte la casa di Pietro, nella quale Gesù ha vissuto per tre anni, non ci sono altri luoghi archeologici che parlano di lui: parla di lui la natura, che da allora non è cambiata, quella che egli ha raccontato nelle parabole e menzionato nei suoi detti, quella che ha contemplato con i suoi occhi e nella quale ha vissuto. Qui tutto parla di lui.

Il luogo che più mi parla, adesso come nei precedenti viaggi, è quella rocca sul lago dove è apparso dopo la risurrezione. Aveva dato un appuntamento misterioso ai discepoli: “Vi aspetto in Galilea”. Dove, quando, come? Li aspettò sulla riva del lago, in un momento inatteso, su quella roccia dove aveva preparato la brace e arrostito pane e pesce. Quasi non lo riconoscevano…
Tutti l’avevano abbandonato, tutti si erano sentiti dei falliti, a cominciare da Pietro. E Gesù comincia proprio da lui: “Mi ami?”. Per le tre volte l’aveva rinnegato, per tre volte gli offre la possibilità di riconoscerlo, di dirgli il suo amore: “Tu sai tutto, tu lo sai che ti amo”.
A lui e agli altri, a tutti noi, dona la possibilità di ricominciare.
Partirono di nuovo, da dove erano partiti la prima volta, ma adesso conoscevano la propria miseria e la sua misericordia, la propria debolezza e la forza della sua grazia.


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