martedì 2 gennaio 2018

A Nazareth in attesa dell'Annunciazione


Tramonto all'aeroporto di Istanbul
Eccomi in Terra Santa per la sesta volta. Guido 55 pellegrini di Roma e dintorni. Ancora una volta sulle orme di Gesù, per conoscere i suoi luoghi, con la speranza di conoscere lui un po’ di più.
I luoghi di per sé non parlano. Vi sono passati i persiani e li hanno devastati, i califfi e hanno distrutto il Santo Sepolcro, i turchi, gli ottomani… e questi luoghi non hanno detto loro niente di Gesù. Le pietre sono pietre e rimangono mute.
Soltanto lo Spirito Santo può rendere eloquenti monti e laghi, villaggi e città. Lui solo sa ricordare le parole di Gesù e renderle palpitanti, vive, attuali. Senza di lui tutto rimane lettera morta e viaggiare per questi luoghi un turismo minore.
Occorrono cuori che sappiano ascoltare, occhi che appiano vedere.
Ma qui ci sono cuori svegli e occhi aperti. Un gruppo vivo, che ha sognato da tanto venire suoi luoghi delle nostre origini, dove tutto è cominciato.

Il viaggio è stato parecchio lungo, è durato tutta la giornata, passando per Istanbul. È stata l’occasione per conoscerci, ascoltare storie belle e leggere. Ho con me il libro dei “salmi delle ascensioni”, i quindici salmi che i pellegrini ebrei recitavano nel viaggio di “salita” a Gerusalemme. Ho il ricchissimo commento di Ravasi, che mi introduce nello straordinario mondo biblico. È una gioia immensa rivivere i sentimenti di uomini di oltre duemila anni fa, il loro desiderio di andare nella città di Dio, di passare da un mondo di guerra e di dolori a un mondo di pace. Il loro viaggio a Gerusalemme diventava espressione del viaggio della vita, della “ascensione” dalla terra al cielo, anelito a Dio, avvertito vicino come mai lungo il cammino, custode e guida sempre presente, premuroso, attento, sollecito: “Il mio aiuto è nel Signore, che è addirittura colui che ha fatto cielo e terra, l’onnipotente”.
Ognuno di noi può ripetere:
“Fui pieno di gioia quando mi dissero:
 andremo alla casa del Signore!”

La lunga giornata termina a Nazareth. È ormai notte fonda. Appena arrivati la pioggia è cessata e la luna s’è fatta splendente. Risplende anche la basilica dell’Annunciazione.
Domane vi entreremo. Chissà cosa ci chiederà l’angelo. Siamo come Maria che alla fontana del paese avvertì che qualcosa di grande stava accadendo e tornò di corsa a casa piena di timore e in trepida attesa.


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