giovedì 23 luglio 2020

La conversione missionaria della comunità parrocchiale



Ai laici nella Chiesa è consentito presiedere la celebrazione della liturgia della Parola nelle domeniche e nelle feste di precetto, quando «per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica», l’amministrazione del battesimo, la celebrazione del rito delle esequie.
È quanto la stampa ha subito messo in rilievo del Documento della Congregazione per il Clero “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, che porta la data del 29 giugno 2020.
Ma questo è soltanto un numero (esattamente il n. 98) di un Documento costituito da ben 124 numeri. Inoltre la disposizione circa le competenze del laico non costituisce una novità, perché già presente nel Codice di Diretto Canonico, nonché in successivi documenti della Santa Sede.
Tale disposizione, semplicemente ricordata dal Documento, costituisce un elemento particolare che si incastona in un contesto molto più ampio: una riflessione a tutto campo sul senso e sul valore della parrocchia oggi.


Il termine “parrocchia”, nella sua etimologia, richiama la “casa” del popolo di Dio, il “vicinato”, e quindi rimanda alle “chiese domestiche” dell’inizio del cristianesimo, poi sviluppate in chiese di un determinato territorio. Oggi il contesto è completamente cambiato: l’accresciuta mobilità fa sì che «la vita delle persone si identifica sempre meno con un contesto definito e immutabile, svolgendosi piuttosto in “un villaggio globale e plurale”; dall’altra, la cultura digitale ha modificato in maniera irreversibile la comprensione dello spazio, nonché il linguaggio e i comportamenti delle persone, specialmente quelle delle giovani generazioni». Di qui l’invito di papa Francesco, fin dall’inizio del suo ministero, a «cercare strade nuove», ossia a «cercare la strada perché il Vangelo sia annunciato».
Il Documento della Congregazione del clero vuole aiutare a riflettere sulle sfide che la parrocchia è chiamata ad affrontare. La proposta è quella di una “conversione pastorale in senso missionario”: la parrocchia è invitata a uscire da sé stessa verso «uno stile di comunione e di collaborazione, di incontro e di vicinanza, di misericordia e di sollecitudine per l’annuncio del Vangelo».


Si tratta di un Documento (tecnicamente “Istruzione”) organico, che analizza le diverse componenti della singola parrocchia, le possibilità e modalità di raggruppamento delle parrocchie, la costituzione di unità pastorali, le forme ordinarie e straordinarie di affidamento della cura pastorale. Si sofferma in particolare sulla figura del parroco, del vicario parrocchiale, dei diaconi, delle persone consacrate, dei laici, analizzando i molteplici possibili incarichi e ministeri, gli organismi di corresponsabilità ecclesiale, come il Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici e il Consiglio pastorale parrocchiale. In ultimo parla delle offerte per la celebrazione dei Sacramenti, altro aspetto che ha attirato l’attenzione della stampa («dall’offerta delle Messe deve essere assolutamente tenuta lontana anche l’apparenza di contrattazione o di commercio», tenuto conto che «è vivamente raccomandato ai sacerdoti di celebrare la Messa per le intenzioni dei fedeli, soprattutto dei più poveri, anche senza ricevere alcuna offerta» = due norme riprese letteralmente dal Diritto Canonico in vigore dal 1983).
Il Documento invita a «esplorare con creatività vie e strumenti nuovi, che consentano alla parrocchia di essere all’altezza del suo compito primario, cioè essere il centro propulsore dell’evangelizzazione». Di qui i suggerimenti ad andare oltre la delimitazione territoriale, a mettere a frutto i molti ministeri e i diversi carismi presenti tra il popolo di Dio, a nuova strutturazione che consenta una autentica “pastorale d’insieme”.
Ciò esige, riconosce il Documento, che «la storica istituzione parrocchiale non rimanga prigioniera dell’immobilismo o di una preoccupante ripetitività pastorale ma, invece, metta in atto quel “dinamismo in uscita” che, attraverso la collaborazione tra comunità parrocchiali diverse e una rinsaldata comunione tra chierici e laici, la renda effettivamente orientata alla missione evangelizzatrice, compito dell’intero Popolo di Dio, che cammina nella storia come “famiglia di Dio” e che, nella sinergia dei diversi membri, lavora per la crescita di tutto il corpo ecclesiale».
La speranza è che la parrocchia, secondo il desiderio già espresso da papa Francesco il 27 luglio 2016, diventi «un posto di creatività, di riferimento, di maternità. E lì attuare quella capacità inventiva; e quando una parrocchia va avanti così si realizza quello che io chiamo “parrocchia in uscita”».
Il Documento offre dunque proposte e le puntualizzazioni che possono costituire un importante punto di riferimento per il rinnovamento missionario della parrocchia. Ma soprattutto è un pressante e accorato invito perché si sperimentino vie nuove che il Documento non può individuale pienamente perché esse sono frutto della vita e della creatività delle comunità cristiane.

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