mercoledì 15 luglio 2020

Su quella panchina rossa


L’anno scorso eravamo a Tonadico, per ricordare i 70 anni di quella straordinaria esperienza nota come Paradiso ’49.
Per quella occasione scrissi un pezzo teatrale che rappresentammo nella chiesa di Transacqua.
Diedi voce ai protagonisti di quell'estate 1949, tra i quali:

Lia: E venne in montagna Foco. Innamorato di Santa Caterina da Siena, aveva cercato per tutta la vita una vergine da poter seguire. Aveva invidiato la “allegra brigata”, d’uomini e donne d’ogni condizione che aveva seguito la santa senese. Avrebbe voluto essere nato in quel tempo ed essere uno di loro. Ormai aveva più di 50 anni. Deputato in parlamento, scrittore, sposato e padre di quattro figli, era una persona famosa nel mondo politico, culturale, ecclesiale. Non aveva smesso di cercare a ora finalmente aveva trovato. Propose così a Chiara di farle voto d’obbedienza per “legarsi stretto” a lei, come diceva Caterina, per farsi santi insieme. “Santi in due?”, pensò Chiara. “Il mio ideale è un altro: non due uno, ma tutti uno. E perché un voto d’obbedienza a me?”.
Ma forse quel desiderio veniva veramente da Dio.

Chiara: Facciamo così, le propose Chiara. Domani andremo in chiesa ed a Gesù Eucaristia che verrà nel mio cuore, come in un calice vuoto, io dirò: “Sul nulla di me patteggia tu unità con Gesù Eucaristia nel cuore di Foco. E fa in modo, Gesù, che venga fuori quel legame fra noi che tu sai”. E tu, Foco, fa altrettanto.

Foco: “ E tu Foco, fa altrettanto” Così facemmo. Subito dopo entrai in convento per incontrare i frati. Quando uscii Chiara era ancora lì che mi aspettava. “Vieni”, mi disse e la seguii lungo il breve sentiero che porta al torrente Canali. Si fermò sulla panchina rossa lungo l’argine e mi fece cenno di sederle accanto. “Sai dove siamo?”, mi chiese. Avrei potuto risponderle che eravamo a Tonadico, sulle Dolomiti, seduti su una panchina rossa al sole del primo mattino, ma intuii che stava per raccontarmi qualcosa di importante. Doveva essere accaduto durante la messa alla quale poco prima avevano partecipato nella chiesa di Sant’Antonio, lì a due passi, dopo che avevano lasciato che Gesù Eucarestia facesse su di noi quel patto d’unità che lei aveva suggerito.
No, non sapevo dove eravamo. “Dove siamo, Chiara?”.
“Siamo entrati nel Seno del Padre. Mi è apparso agli occhi dell’anima (ma è come l’avessi vista con gli occhi fisici) come una voragine immensa, cosmica. Ed era tutto oro e fiamma sopra, sotto…”.
Perché mi chiedeva “Sai dove siamo?”, quando era stata lei a entrare nel seno del Padre? Perché non mi diceva “Sai dove sono?”. Davvero ero entrato con lei? Eravamo davvero uno come avevo sognato?
Era il 16 luglio 1949.

Anch’io oggi mi siederò di nuovo su quella panchina rossa lungo il torrente, e lascerò che Chiara mi racconti di nuovo dove mi ha portato.

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