giovedì 30 luglio 2020

A Noto e a Rosolini



Splendida nel suo barocco fantasioso e sobrio insieme. Armonia di chiese e di palazzi.
29 luglio
È innanzitutto luce, è tutta luce. Nel chiarore del cielo, nel candore delle sue pietre.
Splendida nel suo barocco fantasioso e sobrio insieme. Armonia di chiese e di palazzi.
Noto risplende pacifica, tra strade luminose e silenziose.
Rallegrata dalla gaiezza dei giovani che, di sito in sito, guidano il visitatore.
Nient’altro da dire di Noto?
Nient’altro. Noto è una città da guardare, da godere, da starci dentro, lasciandosi abbracciare dalle sue linee curve e da quelle rettilinee, che dialogano tra loro in concordanza sotto il sole infuocato.

Nel pomeriggio, tra campagne squadrate da muri a secco che segnano antichi limiti, eccoci a Rosolini, un paese agricolo che mi pare del tutto insignificante.
Ci conduce ha trascinati lì Lucia, appassionata di questo luogo inespressivo, per mostrarci il Santuario del Sacro Cuore di Gesù. Si chiama “santuario”, ma è una stanzetta chiusa da una cancellata che ci viene aperta per benigna concessione.
La sua storia è legata a Carmela Aprile, analfabeta, nata a Rosolini nel 1878. Aveva da poco perso il marito emigrato ad Alessandria d’Egitto quando un signore del paese le dona una povera casa. Venticinquenne, acquista da un venditore ambulante un quadro del Sacro Cuore di Gesù davanti al quale prega con le vicine. Presto la sua casa diventa un piccolo santuario. Il parroco inizia a celebrarvi la Messa. Alcune compagne si uniscono a Carmela. La gente le chiama “apostole del Sacro Cuore”.
 Il 30 giugno 1959 il Vescovo di Noto affida il Santuario alle Monache della Visitazione. Carmela continua a vestire il suo abito religioso di color rosso in onore al Sacro Cuore di Gesù.
Una sua nipote, monaca della Visitazione, ci racconta le antiche storie…

Nessun commento:

Posta un commento