sabato 22 giugno 2019

Un’altra processione del Corpus Domini



«Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla» (Lc 9, 11-17).

Ogni tanto, al congedo dalla Messa, mi piace ripetere le parole di Tonino Bello: «La pace è finita, andate alla Messa».
La Messa comincia quando finisce. Una volta moltiplicati i pani Gesù li dà ai discepoli «perché li distribuissero alla folla». Non è così anche per noi? Dobbiamo portare l’Eucaristia alla folla. Forse è questa la vera processione del Corpus Domini.
La processione del Corpus Domini risale a metà del 1200, in Belgio, e fu presto estesa a tutta la Chiesa grazie al miracolo di Bolsena di pochi anni più tardi. La celebriamo in mille modi. Come non ricordare l’infiorata di Genzano o di Sutri e di chissà quante altre parti d’Italia? È davvero bello portare Gesù Eucaristia per le nostre strade. Ricordo le processioni che ho fatto col Papa da san Giovanni in Laterano a Santa Maria Maggiore, lungo via Merulana…

Penso ci sarebbe bisogno anche di un’altra processione, quella che dovremmo fare ciascuno di noi al termine di ogni Messa: portare ovunque Gesù e renderlo presente a casa, nell’ambiente di lavoro, nelle istituzioni sociali, nei luoghi della nostra vita quotidiana, possiamo. Gesù non si fa eucaristia per restare in chiesa, ma per uscire per le strade, per dilatarsi sul mondo intero e lievitarlo verso i cieli nuovi e la terra nuova.
Egli ci trasforma in sé perché la nostra vita diventa sacramento della sua presenza in mezzo all’umanità. Le specie eucaristiche si prolungano nella nostra umanità. Come il pane e il vino servono perché Gesù si renda presente nell’Eucaristia, così le nostre persone servono perché egli sia in noi e cammini con noi, fino a che diventiamo noi stessi eucaristia per il mondo.
La messa comincia quando finisce.


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