venerdì 7 giugno 2019

In pellegrinaggio da san Tommaso



Siamo ormai al termine del nostro lavoro. Lo sguardo si ferma sugli Oblati, cercando soprattutto di individuare le persone che possano specializzarsi nell’ambito dell’antropologia, la missiologia, ma anche nel mondo dell’economia e dei media, in modo da rispondere sempre meglio alle necessità della nostra missione. Ogni Istituto si interroga sui programmi di insegnamento e sulla metodologia, per essere sempre più adeguati a rispondere alle necessità dell’evangelizzazione nel mondo di oggi.
Ho partecipato a questo tipo di incontri ormai da alcuni anni, incontrando i rettori e i presidenti dei nostri Istituti e delle nostre università in Sud Africa, Congo, Filippine, Canada, Stati Uniti… ma forse questa volta come non mai ho avuto la sensazione che davvero queste istituzioni svolgono un ministero prettamente oblato, a servizio della Chiesa, degli ultimi, con competenza e dedizione, con sacrificio e convinzione. Una testimonianza missionaria meravigliosa.


Nel pomeriggio visitiamo lo scolasticato oblato. Tra qui e Pune sono 23 gli studenti di teologia indiani, una bella speranza!
Al ritorno mi sono incamminato sulla cima del colle alla cui base è costruita la casa provincializia. È il colle san Tommaso dove, secondo la tradizione, l’apostolo è stato ucciso. Un autentico santuario, con tante persone in preghiera che si esprimono con la loro particolare cultura. Non posso non unirmi a loro e non ripetere le parole le parole dell’apostolo scritte ogni dove: “Signore mio e Dio mio”.


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