martedì 29 gennaio 2019

I tempi non sono peggiori


  
“In che tempi viviamo!”.
I nostri, i più belli!

Ho sul mio tavolo di lavoro un libro appartenuto a sant’Eugenio.
Sulla copertina c’è ancora la sua firma. Un libro che ha letto con attenzione quando era giovane e che lo ha ispirato nel rispondere ai problemi della Chiesa del suo tempo, così simili ai nostri.

È un’opera di Robert-Félicité de Lamennais, pubblicata nel 1809, Réflexion sur l’état de l’Église en France pendant le 18è siècle et sur sa situation actuelle. Sant’Eugenio aveva una ristampa del 1814, ma quand’era in seminario aveva letto la prima edizione, sequestrata dal governo di Bonaparte.
Poche pagine bastano per avere un po’un’idea della situazione all’inizio del 1800:

«Dalla caduta del paganesimo, la storia non offre un altro esempio di degenerazione così generale e così totale. Mai l’uomo si era così inabissato nell’abiezione dei sensi e aveva perduto fino a questo punto il senso della propria grandezza e dei suoi alti destini. (…) ciò che interessa è solo il benessere fisico, da cui lo spaventoso egoismo, la cupidigia vorace, il brutale disprezzo dell’onore e della probità, in una parola, l’immoralità calcolata e sistematica (…). C’è da tremare per le sorti della religione, poiché, se vi sono modi per convincere un incredulo, come farsi ascoltare dall’indifferente? Come ricondurre ai principi religiosi uomini incalliti nell’ateismo pratico e il cui cuore profondamente pervertito ormai non può aprirsi alla virtù più che la loro ragione alla luce? (…). Ogni giorno di più pietà e carità si affievoliscono. In dieci anni si è dimezzato il numero di coloro che frequentano i sacramenti (…). Una insormontabile barriera s’innalza tra poveri e ricchi, dividendo il genere umano in due classi, che hanno in comune solo il reciproco odio, coloro che godono e coloro che soffrono (p. 109-111).

Ogni stagione dell’umanità ha avuto i suoi problemi, in fondo sempre gli stessi.
Due secoli dopo il libro di Lamennais, e siamo all’oggi, le cose non sono poi cambiate molto.
Sant’Eugenio, leggendo quel libro e guardandosi attorno, non si scoraggiò. Si rimboccò semplicemente le maniche e visse con passione il suo tempo.


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