giovedì 17 gennaio 2019

Beatitudini / 1: Beata tu che hai creduto



Le beatitudini. A chi è stato in Terra Santa questa parola richiama immediatamente il “monte delle beatitudini”, uno dei luoghi più belli della Galilea, non lontano da Cafarnao, con la vista che si perde sul lago e la pianura di Genezaret. Gesù, secondo la tradizione, vi proclamò il “discorso della montagna”, anche se la sommità del colle raggiunge appena i 150 metri. Matteo parla del “monte” sul quale Gesù era salito seguito dalle folle (cf. 5, 1) perché quel discorso programmatico gli ricordava le parole che Dio diede a Mosè “sul monte”, il Sinai. In Gesù l’evangelista vedeva il nuovo Mosè e nelle sue parole la legge nuova dell’amore, che cambia i cuori e il mondo intero. Quel discorso si apre con otto beatitudini, parole di una novità inaudita.
Luca, sempre per quel primo discorso, fa scendere Gesù “in un luogo pianeggiante” (cf. 6, 17) e riporta soltanto quattro beatitudini, seguite da altrettanti “guai”.
Le beatitudini; e il pensiero va subito a queste otto o quattro beatitudini evangeliche.
Ma le beatitudini sono molte di più. Nell’Antico Testamento sono 60, nel Nuovo Testamento 43. C’è di che essere contenti! Dio ci dichiara “felici”, “beati” adesso, o ci annuncia una gioia che verrà e che ci rende comunque felici adesso, perché ci dà la certezza di un futuro pieno di gioia.

La beatitudine che più ricorre nella Scrittura riguarda chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica. Il primo Salmo, quasi una sinfonia iniziale che anticipa i temi principali del salterio, dichiara beato l’uomo che cammina nella legge del Signore e trova in essa la sua gioia. “Beato chi è fedele ai tuoi insegnamenti”, leggiamo ancora nel Salmo 119, 2.  E nel libro dei Proverbi: “Beato l’uomo che mi ascolta” (8, 34), e “beato chi osserva la legge” (29, 18). Al termine di tutte le Scritture, l’ultima beatitudine ha lo stesso tenore: “Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro” (Ap 22, 7).
Perché questa beatitudine rivesta tanta importanza? Perché la parola di Dio rivela il suo progetto su di noi. La volontà di Dio getta una luce solare sulla vita di ogni persona, svela il segreto della propria esistenza. Che gioia (ecco la “beatitudine”), sapere quello che Dio vuole da me: la vita non è più un enigma, acquista senso, l’angoscia lascia il posto alla speranza. Ecco perché occorre ascoltare la Parola di Dio, leggerla con attenzione e perseveranza, custodirla e meditarla. Proprio come Maria che “custodiva” (syntéreìn) gli eventi e le parole del suo Figlio (Lc 2, 19), li “conservava con cura e continuità” (diatéreìn) (Lc 2, 51). Grazie alla sua verginità, serbava in cuore il mistero, integro e immacolato, ma non statico e inerte: meditava le realtà divine custodite, ossia, come suggerisce il verbo greco symbàllein (2, 19), le metteva a confronto, le approfondiva, ne comprendeva sempre meglio il messaggio, sapeva penetrarle, prenderle come sono, senza annacquarle, senza discioglierle, così da tradurle subito in pratica.

Gesù stesso, con velato riferimento a sua madre, annuncia la beatitudine: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 28), e nel Vangelo di Giovanni di nuovo afferma: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (13, 17). Anche nell’Apocalisse leggiamo: “Beato chi legge e beato coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte” (1, 3).
Per essere beati non basta infatti conoscere la volontà di Dio, occorre metterla in pratica: “Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21). È importante leggere, conoscere, studiare la parola di Dio; occorre esserne innamorati, frequentarla senza mai stancarsi, avere sotto mano i commenti dei Padri della Chiesa, degli esegeti moderni. “Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo”, affermava il grande studioso Girolamo. Ma proprio lui, che ha dedicato tutta la vita a studiare la Sacra Scrittura, affermava ugualmente che il Vangelo lo capisce solo chi lo vive. Beato allora non soltanto chi ascolta la parola di Dio, ma soprattutto chi la vive.


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