lunedì 31 luglio 2017

Antonio Petrone, un grande



Anche “il giovane padre” – così l’abbiamo sempre chiamato anche se ormai aveva 68 anni – è partito per il cielo. Un Oblato come Dio comanda, di quelli davvero “vicini al popolo”, a quel popolo dal quale proveniva – era un ferroviere – e per il quale ha sempre vissuto.
Vicino fino all’ultimo giorno e l’ultima notte. Ci hanno raccontato che appena tornato in comunità dall’ospedale, si è assistito ad “una testimonianza di altri tempi: centinaia di persone (soprattutto i “suoi” ex giovani, membri dell’Ammi e della famiglia oblata, suoi ex colleghi di lavoro della Circumvesuviana…)  sono passati, notte e giorno, per salutarlo e per pregare per lui. Per tutti almeno un semplice cenno di testa come segno di averli riconosciuti”.

Una persona sincera e umile, un grande! Me ne ha dato una testimonianza poco tempo fa quando mi ha scritto: “Sono P. Antonio (napoletano), volevo farti conoscere la mia esperienza con te. Scusami se scrivo un po’ male, sono andato a scuola subito dopo la guerra. La mia esperienza:  sono stato sempre attento a te e ti ho sempre considerato un fratello con tanti doni,  ma questi alcune volte ti facevano un po’ superiore agli altri… ( sono i nostri difetti). Ma stamattina leggendo il  tuo ultimo libro su S. Eugenio, mi è sembrato di avvertire dentro di me che qualcosa si sciogliesse, ho capito che i carismi invece di separarci diventano la strada che ci unisce e ci fa UNO come Chiara ci ha insegnato. Vivo una grande gioia e te la voglio comunicare. Ciao amico e sapiente Fabio. Antonio.


2 commenti:

  1. Si, padre Fabio, un grande! Nella mia vita padre Antonio ha avuto un ruolo molto impegnativo: quello di guidarmi a diventare timoniere delle scelte quotidiane. Ricordo con affetto e determinazione di aver pensato in alcuni momenti difficili: non so se Dio ha un volto, ma sicuramente avrà il volto di quest'uomo che me lo ha fatto incontrare
    Con le sue parole dolci e il suo sostegno mi ha allargato gli orizzonti, mi ha fatto capire che Dio riesce a scrivere dritto sulle righe storte e che dalle brutture realizza dei capolavori. In uno dei tanti colloqui personali mi diceva, oltre al rimando se trovi degli attriti e vuoi attribuirli agli altri senza risoluzione se non il giudizio, risolvi tu quella disunione, sii tu quell'accoglienza, sii tu quella mano tesa, sii tu Maria in quel contesto...senti questa cosa falla, io mi fido di te e ... in tutto ciò oltre all'accompagnamento non c'è stato mai l'ombra di un giudizio per una colpa...In un passaggio, che ripeteva sempre, diceva: siamo umani con le nostre caducità è peccati, lo sappiamo, che siamo "munnezza" di che ci meravigliamo? buttiamoci ad amare e continuiamo a lasciare vivere Gesù in mezzo a noi...

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  2. Si, P. Fabio, mi piace ricordarlo come il padre essenziale, aveva la capacità di arrivare diritto e veloce al cuore, lo conoscevo da tre anni ma sembra di conoscerlo da sempre.
    in questi ultimi mesi di vita mi è capitato di stargli vicino in diverse occasioni, la prima durante la degenza per l'intervento di by-pass alla gamba, l'intervento era per lui la strada per tornare a camminare, era sua intenzione tornare a dare quell'amore di un padre nei confronti dei figli.
    La seconda durante il ricovero per l'infezione alla protesi, in quel periodo la sua condizione fisica è precipitata, dolorante nel corpo, non riusciva nemmeno a mangiare, lo dovevo imboccare,
    Ripercorrendo quei momenti vissuti con lui, in un alternarsi di parole e sguardi, ed è proprio quello sguardo, quella luce che andava oltre la sofferenza fisica.

    Quest'esperienza P.Antonio mi lascia un segno indelebile, oggi ho la consapevolezza che nel suo sguardo c'era la certezza d'incontrare DIO Amore....


    Grazie Padre
    Il tuo amico
    Giuseppe

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