mercoledì 21 dicembre 2016

India: Il dialogo della mistica con il mondo indù


Quanta strada abbiamo fatto in questi anni nel dialogo con gli Indù! All’inizio avevamo un po’ di paura reciproca, ognuno attento a cosa dire e come dire, nel timore di offendere l’altro o di non essere capiti. Ora c’è un rapporto fraterno profondo, un rispetto sincero, capace di godere il bello dell’altro e di lasciarsi arricchire reciprocamente. Nessun tentativo di conversione, ma un amore sincero, che ci porterà dove Dio vuole. Sono considerazioni che gli stessi Indù hanno fatto questo pomeriggio guardando al cammino percorso insieme. Perché, si sono poi domandati, non scrivere e raccontare a tutti, in India, a cominciare dai cristiani, l’esperienza di dialogo che stiamo vivendo, così diversa da quella che abitualmente si pensa e dalla quale tanti hanno timore o si tengono distanti?
L’incontro di questi giorni è decisamente un passo in avanti nel nostro stesso modo di vivere il dialogo. Abitualmente siamo sempre stati seduti davanti a una cattedra dalla quale si tenevano conferenze su diversi aspetti dell’induismo e del cristianesimo messi a confronto. Oppure si condividevano esperienze di vita. Questa volta invece eravamo seduti in cerchio. Nessuna conferenza. Leggiamo assieme i testi mistici di Chiara e ci siamo lasciati ispirare da essi in una comunione profonda tra tutti, a partire dalla propria visione religiosa e culturale. In questo modo quei testi acquistano una risonanza nuova, vengono letti con differente sensibilità, dicono cose che altrimenti non direbbero.

Per spiegare un’esperienza mistica cristiana occorre spiegare cos’è la Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione… Così eccomi a parlare di Gesù, del Vangelo: un’autentica evangelizzazione. Sono proprio in piena vocazione oblata. Ma tutto viene accolto con naturalizza, perché c’è questo interesse per Chiara da parte loro, della sua esperienza. A voro volta anche loro per spiegare quello che suscita in essi il racconto di questa esperienza devono parlare delle loro Scritture (che bello sentirle citare in sanscrito, nella lingua originale; così come sempre fanno gli ebrei, che citano la Bibbia in ebraico; così come fanno i musulmani, che citano il Corano in arabo. Soltanto noi non sappiamo citare in greco il Nuovo Testamento…).


A presentare e commentare i testi siamo Judy e io, eppure nelle conversazioni non vengono mai in rilievo i nostri nomi. È la dimostrazione della nostra mediazione che è veramente tale, al punto che il mediatore scompare, interamente a servizio del rapporto diretto tra Chiara e gli Indù. I riferimenti, nella conversazione, sono quindi ai testi di Chiara. Questi testi sono stati precedentemente letti da quei professori Indù che più a lungo sono stati in contatto con Chiara – Shobada, Kala, Joshi, Upadhyaya… –, così che anche loro possano spiegarli con categorie tipicamente indiane. Colgono dimensioni nuove che altrimenti noi non potremmo raggiungere. Gli altri, nei dialoghi che si succedono, oltre che a Chiara, si riferiscono a questi professori per portare avanti la riflessione. È davvero una tappa nuova anche nella comprensione dell’esperienza mistica di Chiara. Saranno loro a portare sempre più nel mondo indiano tutta la ricchezza dell’Ideale dell’unità e la testimonianza del dialogo interreligioso.


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