domenica 2 maggio 2021

Suore Poverelle

 


La giornata inizia in chiesa. Le suore cantano le lodi. Portano il velo d’ordinanza, azzurro, come si conviene alle suore. Quando usciamo i veli sono spariti. Con i loro abiti dimessi e le acconciature ancor più dimesse sembrano proprio delle poverelle. Infatti le chiamano Suore Poverelle. Il loro nome ufficiale sarebbe Suore delle Poverelle di Bergamo, ma a stare con le “poverelle” sono diventate poverelle anche loro.

In questa bella casa, subito dietro Bergamo vecchia, si sono riunite le superiore delle comunità italiane, che vanno fino a Sassari e a Pantelleria. Mi hanno invitato a parlare alla loro assemblea provinciale. È la mia prima uscita dall’estate. Abituato a viaggiare per il mondo, anch’io in questo periodo sono rimasto tarpato in casa. Quando le suore mi hanno invitato pensavo che anche questo incontro, come tutti gli altri, fosse via internet. Invece è proprio di persona. Mascherine, distanziamento… ma in fondo loro non hanno troppi timori: a causa dei lavori che svolgono e degli ambienti nei quali vivono sono già tutte vaccinate. E poi ne hanno viste di peggio: sei di loro nel 1995 sono morte di Ebola, avendo voluto restare con gli ammalati del Congo, pur consapevoli di quello che le attendeva; si sono meritate la beatificazione!

Ma chi sono le “poverelle” per le quali è nata questa famiglia religiosa e al servizio delle quali ancora vivono e lavorano quasi 500 suore? Mi sento raccontare storie straordinarie. Le “poverelle” sono ad esempio le carcerate, e le suore, qui a Bergamo vivono in carcere con loro! Pronte a incontrare anche gli uomini carcerati. Lo stesso in altre città d’Italia. Sono persone senza fissa dimora per le quali aprono la loro casa. Sono minori che i servizi sociali e i tribunali affidano a loro. Sono mamme che cercano di uscire dalla prostituzione, che stanno da loro con i propri bambini. Oppure mamme e bambini che fuggono dalla violenza domestica. Sono persone menomate, disadattate… Mi raccontano di queste persone, del lavoro che esse svolgono in mezzo a loro, e mi appare un sottobosco sociale spaventoso, “quelli che gli altri lasciano indietro”, come diceva il beato Luigi Palazzolo che ha fondato questa comunità di suore. E le suore cosa fanno? “Fanno casa” a tutte queste persone senza casa, persone ferite, di cui con pazienza occorre conquistarsi la fiducia; amano “con quell’amore di abbracciamento”, come diceva sempre il loro fondatore. Lo stesso fanno in Perù, in Brasile, in Congo, in Costa d’Avorio, nel Malawi, in Kenya, nel Burkina Faso… E io dovrei parlare loro di come rapportarsi con la loro gente? Meglio che siano loro a parlarmene.

Che belle queste suore diventate loro stesse “poverelle”, espressione dell’amore paterno e materno di Dio, della sua infinita misericordia… Mi colpisce vedere che come gadget di questo incontro non ricevono coroncine, immaginette…, ma dei nasi rossi da clown per far divertire la loro gente!

Fa bene entrare in contatto con queste persone, fanno vedere un altro volto della Chiesa, così lontano da quello che sempre appare in prima pagina, fatto di potere, di soldi, di scandali… No, la Chiesa vera è questa, nascosta, silenziosa, fattiva, presenza d’amore.

2 commenti:

  1. Grazie Padre Fabio di averci fatto conoscere queste belle persone, questa Chiesa.....

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  2. Grazie, p. Fabio, per questa boccata di aria pura, donata con tanta delicatezza!

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