venerdì 28 maggio 2021

P. Gérard: La preghiera era il suo pane quotidiano


Il 29 maggio 1914, alle 21.30, moriva padre Giuseppe Gérard, l’Oblato più amato, per la sua semplicità, la dedizione estrema ad ogni singola persona che incontrava, lo zelo a tutta prova, l’imperturbabile pazienza, la costante preghiera… Il missionario per eccellenza, coraggioso e tenace, puro e intrepido che ha saputo creare una Chiesa dal niente, in mezzo a difficoltà inimmaginabili. “La sua morte è stata dolce e calma perché la sua vita è stata santa”, scrisse il suo superiore, p. Pennerah, che gli fu vicino negli ultimi momenti.

«Il segreto per farsi amare – scriveva – è quello di amare. Il mondo appartiene a chi lo ama di più e gliene da’ la prova. Penso volentieri a un sacerdote, a un missionario Oblato di Maria Immacolata in una missione. È uno che osserva tutto con i suoi occhi, conosce con il suo cuore, porta la gioia con la sua presenza, si fa tutto a tutti per guadagnarli al Cristo. Con una carità intraprendente sa servirsi di tutto, pensa a tutto. Non si accontenta di rapporti impersonali, di essere il sacerdote di tutti, ma non abbastanza il sacerdote di ognuno. Questo sacerdote coglie l’occasione di dare a ognuno in particolare attenzioni personali, in modo che ognuno sia certo di essere amato personalmente da Lui».

Ma aveva un altro segreto: la preghiera costante. Per portare gli uomini a Dio, diceva, occorrono «la predicazione e la preghiera». Scriveva ancora: “Il religioso fa il missionario. Se non c’è il religioso, non c’è neppure il missionario”.

Quante testimonianze! Agatha Moliethi: “Non dorme mai. Quando andiamo a letto, lui continua a pregare; se ci alziamo di notte, lo troviamo ancora in preghiera, lo stesso alla mattina”. Louis Qgobosheane: “Quando andava a cavallo con una mano teneva le briglie, con l’altra il rosario. Era uomo di preghiera, pregava in chiesa quando era alla Missione, pregava a cavallo nei suoi viaggi, pregava nelle case della gente”. Setha Semeinyane Lephoto: ”Aveva il rosario in mano quando visitava i malati, anche quando andava a cavallo. La preghiera era il suo pane quotidiano. Pregava lentamente, con dolcezza, senza fretta”. Antoine Maine: “P. Gérard non smetteva di pregare. Si può dire che viveva di preghiera. Il rosario non lo lasciava mai, l’aveva sempre in mano. Con la preghiera ha fatto conversioni miracolose”. Maria Mamafefoane: “Era proprio un uomo di preghiera. Quando lo si incontrava si vedeva che era raccolto e che rivolgeva i suoi pensieri a Dio”.

Non soltanto pregava, ma insegnava a pregare! “Se la preghiera fosse pane – dicevano – ce l’avrebbe fatta mangiare”.

Nessun commento:

Posta un commento