sabato 26 settembre 2015

I confini della Chiesa, i confini del cuore



«Fuori della Chiesa non c’è salvezza». Quanta irritazione per questa affermazione che sembra escludere tanti dalla via del cie­lo. Com’è possibile che chi non è nella Chiesa non si salvi? Ci si ribella davanti a una proposizione che sembra tanto assurda e terribile. La difficoltà viene dal fatto che non ci è chiaro cosa sia la Chiesa.
Prima di essere un’istituzione, la Chiesa è semplicemente Cristo Gesù, presente e vivo nella nostra vita, nella nostra storia. Dove è lui, il Salvatore, lì è il suo corpo, la sua Chiesa, nostra salvezza. Dove lui non è, la Chiesa non è più, anche se ne rimangono le strutture, svuotate della sua realtà.
È dunque vero che fuori della Chiesa non c’è salvezza, a patto che si comprenda quali ne sono i confini. Per Giovanni, secondo il brano del vangelo che leggiamo in questa 26a domenica, erano molto angusti, limitati a quelli che seguivano Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglie­lo, perché non ci seguiva». La risposta è limpida: «Chi non è contro di noi è per noi».
Il settarismo è sempre in agguato nell’opposizione dei “nostri” e degli “altri”, di “noi” e di “loro”. Il nostro cerchio è naturalmente il detentore della salvezza! I confini della tua Chiesa sono quelli raggiunti dal sangue versato da Cristo, sono i confini della salvezza che egli ha operato.
È venuto per ogni uomo e vuole che ogni uomo sia salvo. Ha dato la vita per tutti, perché tutti abbiano la vita. In ogni persona, d’ogni tempo, d’o­gni latitudine, d’ogni cultura e popolo, ha deposto un germe di vita. Il suo amore ha raggiunto gli estremi confini della terra. A tutti è arrivato, a tutti si è donato.
Quanto lavoro da compiere per dilatare i nostri cuori sui confini di quello di Cristo, che non conosce confini.
Non potrò più consi­derare l’altro come un estraneo, qualcuno “fuori” dall’ambito della sua presenza e salvezza. In ogni cultura, in ogni religione, in ogni cuore dovrei saper riconoscere Gesù, anche se più o meno nascosto. In punta di piedi davanti a ognuno, perché amato da lui. E gioire e godere di tutto ciò che è bello, buono, giusto, da qualunque parte sbocci, senza invidie, senza gelosie, perché tutto è tuo, tutto è nostro.
La pietra preziosa deposto in tanti cuori è forse coperta di fango, nascosta, ma c’è. Sono io che non so vederla.

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