mercoledì 17 luglio 2013

Una volta missionari, sempre missionari


Tutti rigorosamente irlandesi, ma reduci dai più lontani campi di missione, cominciando dall’Inghilterra, e da ben oltre: Sud Africa, Hong Kong, Filippine, Brasile… Sono partiti giovani, pieni di vita. Ora sono tornati anziani, ammalati. Alcuni si accompagnano con il bastone, con il deambulatore, qualcuno appare un po’ perso… Mi faccio raccontare le loro storie. Hanno dato la vita per costruire la Chiesa, hanno compiuto la loro missione ed ora sono “ritirati”. Conducono una vita comunitaria esemplare: pregano insieme, si aiutano, siedono a raccontarsi del passato e a commentare le notizie del presente. Si respira aria di pace, nella loro casa.
Con loro quelli che ancora lavorano sulla breccia nella molte iniziative legate alle quattro parrocchie affidati agli Oblati nella città, al santuario di Maria Immacolata, alla grotta di Lourdes, alle scuole…
Senza dimenticare gli altri 200 Oblati che riposano nel cimitero silenzioso nel parco dietro casa. Anche loro continuano a lavorare dal cielo: una volta missionari si è sempre missionari.
Oggi gli Oblati in Dublino sono una quarantina, tra inabili e attivi, distinti nel lavoro ma uniti regolarmente nella grande casa che, dal 1856, è il punto di riferimento affettivo ed effettivo dei missionari d’Irlanda e d’Inghilterra. Un esempio di come la famiglia rimane unita attraverso gli anni e, una volta missionari, si rimane sempre missionari.

martedì 16 luglio 2013

16 luglio 1949: esperienza di oggi



16 luglio 1949. Una data che rimarrà come un punto fermo nella storia della Chiesa. Quella mattina iniziava una delle più straordinarie esperienze di Dio, “un periodo di grazie particolari – come racconta la protagonista, Chiara Lubich –. Avemmo l’impressione che il Signore aprisse agli occhi dell’anima il Regno di Dio, che era fra noi: la Trinità che abita in una cellula del Corpo mistico: «Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi»”.
L’intenso itinerario spirituale da lei percorso fino a quel momento, per quanto di una straordinaria progressiva accelerazione, non giustifica l’esperienza mistica che le fu dato di vivere. La manifestazione di Dio fu improvvisa, inattesa, totalmente gratuita, al di là di ogni immaginazione. “Mio Dio, ma perché? Perché a me tanto? – esclamava – Perché tanta Luce e tanto Amore?”. Perché? Perché Dio sceglie chi vuole, gratuitamente, per farlo strumento del suo amore.
Come nell’esperienza di tutti i mistici, il dono di Dio a Chiara di quel periodo non era destinato a lei soltanto: doveva diventare fonte di grazia per tanti.
Anche per noi, anche per me… Ognuno di noi è stato scelto per rivivere quell’esperienza di Dio.
Anche oggi può ripetersi il grande evento: fatti Gesù, poter dire: Abbà, ed essere introdotti nel Regno dei cieli: “A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio" /Gv 1, 22).

Cf. F. Ciardi, L’entrata nel “seno del Padre”. Un’esperienza mistica, “Unità e Carismi”, 4/2010, p. 4-10:

lunedì 15 luglio 2013

Il fuoco sacro arde in Tara Hill


Tara Hill. La collina appena pronunciata fu sede dei primi Re d’Irlanda, che investiti presso la Pietra del Destino, oggi ricordato da un piccolo menhir sulla sua sommità.

La foto dall’alto mostra due grandi solchi circolari, uno attorno a un grande tumulo a corridoio, l’altro attorno a quella che doveva essere la sede del re e dei druidi.
Miti e leggende avvolgono questi luoghi millenari.
Arrivo lassù all’ora del tramonto. Una grande pace avvolge la fertile pianura e l’orizzonte si apre lontano lontano, fino ai monti del nord e a quelli del sud.
Fu qui che la notte d’inizio primavera dell’anno 433 il re Lóegaire mac Néill andò su tutte le furie quando, sulla collina di Slane vide avvampare un fuoco. Chi aveva osato trasgredire la legge che vietava che in quella notte si accendessero i fuochi prima di quello che lui stesso avrebbe dovuto accendere per festeggiare la festa della primavera?
Mandò i suoi soldati e trovarono san Patrizio. Essendo quella la notte di Pasqua, il santo aveva acceso il grande fuoco della risurrezione. Condotto sull’isola di Tara spiegò al re la fede cristiana, soprattutto il mistero della santa Trinità. “Com’è possibile che esista un solo Dio”, chiese il re, “quando noi ne conosciamo così tanti? E come è possibile che sia uno e insieme tre?”. Fu allora che Patrizio si chinò, accolse uno trifoglio e lo mostrò al re: “Un solo filo d’erba e insieme tre foglie…”.
Il re gli permise di annunziare la nuova fede ed Erc, il vecchio servitore del re, si convertì, fu battezzato e ordinato vescovo. Un  nuovo fuoco sacro si accendeva su Tara Hill
Nella lunga Confessione che ha lasciato al popolo irlandese prima di morire, nella quale racconta la sua straordinaria storia, così ha sintetizzato il credo nella santissima Trinità che aveva proclamato davanti al re Lóegaire mac Néill:

Non v'è altro Dio, né ci fu mai in passato né ci sarà in futuro, al di fuori di Dio Padre ingenerato, senza principio, dal quale è ogni principio, signore di tutto; e del suo figlio Gesù Cristo, che dichiariamo sempre esistito con il Padre, generato prima dell'origine del mondo spiritualmente presso il Padre in modo ineffabile, prima di ogni principio: per mezzo di lui sono state fatte «le cose visibili e invisibili», si è fatto uomo e dopo aver vinto la morte e stato accolto nei cieli presso il Padre (…). Ed ha effuso in voi abbondantemente lo Spirito Santo, dono e «pegno di immortalità, che rende figli di Dio e coeredi di Cristo coloro che credono e gli obbediscono. Questo è il Dio che confessiamo e adoriamo unico nella trinità del suo santo nome.

Il volto nuovo (e colorato) della Chiesa in Irlanda

Vado a messa nelle diverse chiese della zona. L’affluenza, anche quotidiana, è abbastanza alta, ma la quasi totalità delle persona è molto anziana. I soliti fenomeni comuni in tutto il mondo occidentale portano anche qui alla disaffezione nei confronti della religione e allo svuotamento delle chiese. I volti giovani che vedo nei giorni feriali e la domenica sono quelli degli indiani, filippini, nigeriani…
Oggi pomeriggio nella chiesa oblata di Maria Immacolata in Inchicore, la comunità indiana celebra la festa di san Tommaso apostolo. Tutto ieri hanno adornato la chiesa con colori forti dal dubbio gusto estetico, ma dando una visione decisamente festosa a questo antico complesso architettonico. Vengono da tutta la città, con il loro vescovo e i loro preti. La messa è ricca di gesti, di canti, di fiori, di partecipazione, tutto l’opposto della celebrazione dei vecchi irlandesi. Terminata l’interminabile messa la festa continua fuori e dei locali della parrocchia.
Intanto in altri locali, soprattutto nella palestra di basket, si sono radunati i filippini, numerosissimi e fedelissimi.
Gli Oblati ospitano anche la comunità coreana e altri gruppi minoritari, tutti in Irlanda per lavoro, soprattutto nell’ambito sanitario: medici, infermieri, assistenti nelle case per anziani...

È il volto nuovo e giovane della Chiesa irlandese.

sabato 13 luglio 2013

Ron Rolheiser infonde gioia e speranza

Ron Rolheiser ha colpito ancora. Oggi ha racconto attorno a sé un 300 persone di tutta Dublino. Una giornata intera sui temi della spiritualità nella vita di ogni giorno. Rettore della Scuola di Teologia in San Antonio, Texas, è sicuramente l’Oblato più noto nel mondo per i suoi libri, gli editoriali che ogni settimana vengono pubblicati nei giornali di mezzo mondo, i dvd, le conferenze che tiene ovunque. La settimana prossima terrà un corsi e conferenze in Inghilterra.
Le persone rimangono affascinate dal suo linguaggio così aderente a quello comune, capace di entrare nei problemi concreti: capisce e si fa capire.

Tutta la giornata è stata un dialogo ininterrotto. Una mamma ha parlato dei figli che non vanno in chiesa per tanti motivi. Per Ron è stata l’occasione di parlare di come ogni persona può essere “Chiesa” per le altre persone: ognuno è il Corpo di Cristo, è Chiesa e anche questa mamma è Corpo di Cristo, è Chiesa per la sua famiglia e dona l’amore di Cristo, il perdono di Cristo e porta la presenza e la salvezza di Cristo. È stato uno dei momenti più belli della giornata, poi ripreso da altre domande e ulteriormente approfondito: ha immenso profonda gioia e grande speranza.

venerdì 12 luglio 2013

An Tobar: a Dio con la natura

Ogni filo d’erba, ogni insetto, ogni ramo, ogni bisbiglio d’uccello raccontano le loro storie a padre Kevin, e lui ascolta, comprende, accarezza, scruta con sguardo d’amore. Ha studiato ecologia, scienze, ma in più ci mette il cuore e vive in simbiosi con la natura.
Sono stato a trovarlo ad An Tobar (il pozzo, in irlandese), dove vive con una originale comunità: un padre dello Spirito Santo, una coppia di sposi, una suora… Hanno un’azienda agricola con coltivazioni ecologiche: bosco, prati, orti… Ed accolgono gruppi, famiglie, parrocchie, giovani, scolaresche per portare a Dio attraverso il dono della natura: danno ritiri, insegnano a pregare...
Nella grande proprietà non manca neppure un piccolo osservatorio astronomico: non basta guardare la terra, occorre guardare anche il cielo. C’è anche il classico labirinto in bosso, per imparare il cammino della vita…
Kevin si occupa soprattutto del bosco, di cui è un profondo conoscitore. Ha già selezionato le piante da trapiantare quest’inverno per dilatare il bosco: “Non le vedrò diventare grandi alberi, ma neppure chi ha piantato queste che hanno 300 anni le hanno viste così belle, ma noi possiamo goderle grazie a loro; così anche noi lavoriamo per le generazioni futuro, perché la vita cresca e vada avanti…”

Tra gli Oblati c’è posto anche per padre Kevin, che annuncia il Vangelo facendo gustare la bellezza del creato.

giovedì 11 luglio 2013

Newgrange: 5000 anni fa, la vita oltre la morte

A nord di Dublino attraversiamo Phoenix Park, dove fin dal mattino è un formicolare di persone che si stendono al sole a dorso nudo come lucertole. Per i bambini questa è la prima estate vera, con sole e temperatura elevatissima, 23 gradi, che durano per una settimana intera! Occorre tornare indietro di parecchi anni per un simile evento meteorologico.  Alla radio spiegano agli anziani che devono bere molta acqua, stare un casa per evitare malori…
Lasciamo Phoenix Park, il più grande parco cittadino d’Europa, e ancora verso nord, tra campagne fertili e mandrie di bovini e pecore. Meta: Newgrange, ad appena un’ora da Dublino, il più grande e antico sito archeologico d’Irlanda, più antico delle piramidi d’Egitto, più antico di Stonehenge in Inghilterra.
Naturalmente: una necropoli! Le tombe sono la prima costruzione umana. Per vivere basta una capanna, si vive pochi anni, ma per la vita dopo la morte occorrono costruzioni di pietra, che rimangono, perché la vita dopo la morte non ha fine.
In una grande area appena elevata e circondata dallo scorrere del fiume, quasi una isola nella più vasta campagna, le tombe scoperta sono numerose. La più grande è aperta al pubblico. Il tumulo è circondato da 97 grandi pietre perimetrali, alcune delle quali decorate con linee misteriose. Sono andati a cercare le pietre molto lontano, hanno lavorato generazioni dopo generazioni, chi ha iniziato non ha visto terminare l’opera… ma sapevano che era un’opera che valeva la pena creare, un’opera nella quale credevano perché credevano nella vita dopo la morte.
A piccoli gruppi le guide ci fanno entrare nella tomba costruita interamente in pietra: il lungo e stretto corridoio, una ventina di metri, conduce fino al centro del tumulo, dove si apre una camera a croce nella quale erano deposte le ossa. Giunti al centro si spengono le luci artificiali e piombiamo nel buio più profondo. All’entrata viene accesa una luce a simulazione dell’apparizione della luce del sole, che entra realmente nella tomba, al suo sorgere, soltanto il 21 dicembre, solstizio d’inverno. Dapprima la luce lambisce appena il corridoio per poi illuminare d’oro l’intera stanza, per alcuni minuti. La tomba è stata costruita perché il 21 dicembre il sole possa entrare e ridare luce ai morti e perché i morti possano dare la loro benedizione per l’inizio del nuovo anno.
5000 anni fa credevano nella vita dopo la morte, nella luce del sole che vince le tenebre dell’inverno.

Non ci sono martiri all’inizio dell’era cristiana in Irlanda. La fede cristiana non ha trovato nessun ostacolo, anzi è stata accolta come la piena rivelazione di ciò in cui le popolazioni celtiche già credevano. Esse furono attratte soprattutto dal Vangelo di Giovanni che parla della luce venuta nella tenebre, di Gesù che si proclama Luce del mondo… Era preparati da secoli.