domenica 20 settembre 2026

Il fascino di Assisi



Da cosa è dato il fascino di Assisi? È una città ormi un po’ artificiale, tutta turistica. Eppure custodisce il fascino intramontabile di Francesco, cittadino del libero comune d’Assisi e figlio di un ricco commerciante, che in piazza si spoglia dei suoi vestiti, delle sue ricchezze. È nudo come Cristo in croce, libero da tutto per poterlo seguire, vivere come lui, essere trasformato in lui, diventare un altro Cristo. «Non voleva che alcuno lo superasse nella via di Cristo – scrive Giordano da Giano -, ma piuttosto precederli tutti» (Cronaca, 10). La primitiva Regola che darà ai suoi frati sarà semplicemente seguire «la vita del vangelo di Gesù Cristo» (Regola non bollata, Titolo). Anche la Regola successiva, detta “bollata”, inizierà con parole simili: «La Regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo vangelo del Signore nostro Gesù Cristo...» (Regola bollata, 1,2). È stato proprio l’Altissimo, confiderà nel suo testamento, a rivelargli che avrebbe dovuto vivere «sotto la forma del santo vangelo» (Testamento, 17). Francesco è incantato dalla persona di Gesù, nella sua concreta umanità: lo vuole rivedere Bambino a Greggio, nel presepe, e lo vuole rivivere Crocifisso sulla roccia della Verna, quando riceve le stigmate. Tutta la sua aspirazione è poter ripercorrere alla lettera le orme di Cristo, vivendo il Vangelo.

Fatto dal Vangelo un altro Gesù, figlio nel Figlio, scopre il Padre celeste: «Finora - dice rivolto al padre, Pietro di Bernardone, in giorno in cui si spoglia dei suoi abiti - ho chiamato te, mio padre sulla terra: d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: “Padre nostro che sei nei cieli”, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza» (Leggenda maggiore 2,4).

Riconoscendo Cristo incarnato come fratello e accogliendo la paternità di Dio Francesco scopre presto la fratellanza universale. In ogni uomo vede un fratello, in ogni donna una sorella. Anzi tutte le creature, perché uscite dalla mano del Padre, ai suoi occhi appaiono come sorelle: «frate vento, frate foco, sorella acqua...». La povertà, così caratteristica nell’esperienza francescana, è lo strumento concreto per riordinare i rapporti tra tutti nell’ottica della fraternità e non più del dominio, così da sottolineare la gratuità dei rapporti. I suoi compagni li chiamerà “Frati minori” per additarli come i fratelli più piccoli della grande famiglia che ha Dio come Padre.

«Va, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina», si era sentito dire dal Crocifisso in san Damiano. Ma come fare a riparare la casa di Dio? Altri, al suo tempo, e prima di lui e dopo di lui, hanno pensato di rinnovare la Chiesa criticandola, contestandola. Lui invece pensa che la prima cosa da fare è vivere il Vangelo alla lettera, “sine glossa”, come si diceva allora. Invece di contestare la Chiesa lui stesso si fa Chiesa nuova, e in lui la Chiesa si rinnova.

Il suo esempio è contagioso e uomini e donne lo seguono e ne condividono l’ideale. Sono frati, suore, laici… Oggi i francescani, nella molteplicità degli ordini, sono la più grande famiglia religiosa nella Chiesa e continuano a diffondere il messaggio di “pace e bene”, nella semplicità, nella povertà, nella fraternità evangelica che ha caratterizzato san Francesco. E con i frati le Clarisse, che continuano l’ideale di Francesco e Chiara, e le centinaia di congregazioni francescane femminili. E con loro i laici dell’Ordine Secolare Francescano e i giovani della Gioventù Francescana. Insieme ricordano a tutti i cristiani che il Vangelo non basta leggerlo, meditarlo: occorre viverlo!

Ma a Francesco non basta vivere il Vangelo per rinnovare la Chiesa. Liberato dal Vangelo, è ora libero di annunciarlo, come gli apostoli, «senza borsa né bisaccia...». Allora – racconta la prima biografia scritta da Celano – Francesco radunò tutti insieme i suoi frati, «li divise in quattro gruppi di due ciascuno, e disse loro: Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati… Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno» (1 Celano, 29).

I suoi frati non staranno più nei monasteri come i monaci, ma se ne andranno per le città e i villaggi, vivendo nello «spazioso chiostro che è il mondo intero» (Giacomo da Vitry). La loro casa sarà il “convento”, ossia il loro “convenire”, il loro stare insieme, la loro fraternità. La loro “libertà” si manifesta anche nella loro missione. Si lasciano guidare dallo Spirito che, come dice san Francesco, è il Ministro generale dell’Ordine. Il frate minore che parte, aveva scritto nella regola, si sente "ispirato da Dio" (Rb 12,1). Lui stesso pregava: Signore, dàcci la grazia "di fare ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace".

Come Francesco i suoi frati, fatti liberi dal Vangelo sono liberi di annunciarlo ovunque e comunque, con la creatività dello Spirito, con la forza dell’unità che viene dalla loro fraternità.

Nessun commento:

Posta un commento