mercoledì 31 dicembre 2025

Più grande di te e tu lo contieni

Hai generato colui che neppure i cieli, opera sua, possono contenere. Egli è più grande di te e tu lo contieni. Si è rimpiccolito perché tu potessi accoglierlo e si è fatto tuo bambino. Ti ha reso infinitamente grande, perché tu lo potessi accogliere e ti ha fatto Madre di Dio. Ora sei davanti al mistero, che serbi in cuore, meditandolo. E talmente grande — è Dio! — che ti riempie tutta. Lì è il tuo tesoro, lì il tuo cuore. Sei tutta per lui, con tutta te stessa.

Così vorremmo essere noi. Il cuore, inquieto, percorre mille sentieri, attratto dalle mille ricchezze disseminate lungo il cammino. Tutte belle, tutte buone, tutte nostre. Ma il tesoro è un altro e tu oggi ci ricordi dove puntare il cuore.

Il tuo perenne raccoglimento, il tuo silenzio, la meditazione, l’adorazione di Dio, che in sé contiene ogni altra ricchezza, ogni altro amore, è l’icona del tuo Natale. Che sia anche quella del nostro cammino, che oggi riprende con il nuovo anno.

Mostra a noi il tuo Tesoro,
Vergine Madre,
come lo mostrasti a Giuseppe,
ai pastori, ai magi.
Insegnaci a guardare tuo Figlio
con i tuoi stessi occhi di contemplazione
e adorazione
e amore.
Chiudi i nostri occhi
su altri tesori
e donaci sguardi per lui soltanto.
Educa il cuore a custodire,
nel silenzio e nella meditazione,
il mistero della presenza di Gesù,
perché sia sempre lì,
con suo unico Tesoro.

martedì 30 dicembre 2025

Te Deum

Il 26 giugno di quest’anno ho avuto la gioia, inaspettata, di un incontro personale con Leone XIV. Ho cominciato dicendogli: “Sono un Oblato di Maria Immacolata…”. È il primo grazie a Dio in questo Te Deum di fine anno: grazie per il dono del nuovo Papa fatto a tutta la Chiesa… e anche a me! Per la prima volta nella mia vita, il Papa è più giovane di me, forse sarà il mio ultimo. Devo approfittarne!

È stato proprio Leone XIV che, nel saluto alla Curia romana, ha indicato a tutta la Chiesa ulteriori motivi di ringraziamento. Primo tra tutti l’Anno Santo. Mai visti a Roma tanti pellegrini come questa volta. Al solo aeroporto di Fiumicino sono atterrato 50 milioni di persone! Anch’io ho attraversato più volte la porta santa di ognuna delle basiliche, da solo o accompagnando gruppi di bambini con le loro famiglie: un anno di speranza e di fede nell’amore misericordioso di Dio, che non si stanca mai di noi e ci offre sempre nuove possibilità di ricominciare.

Durante questo Anno Santo – ci ricorda ancora il Papa – si sono celebrati due importanti eventi: «Il Concilio di Nicea, che ci riconduce alle radici della nostra fede, e il Concilio Vaticano II, che fissando lo sguardo su Cristo ha consolidato la Chiesa e l’ha sospinta incontro al mondo, in ascolto delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini d’oggi». Possiamo ringraziare Dio anche per come si è celebrato l’anniversario di Nicea: col viaggio ecumenico a tutto raggio del Papa in Turchia e Libano. Infine Leone XIV aggiunge il ricordo della Evangelii nuntiandi, l’esortazione apostolica di Paolo VI promulgata cinquant’anni fa nel giorno dell’Immacolata; un’enciclica particolarmente cara a noi Oblati perché ridisegna la nostra vocazione missionaria.

lunedì 29 dicembre 2025

Madre di Dio e Madre nostra

Due, tre giorni e siamo già al primo gennaio. Alla soglia del nuovo anno, lo sappiamo, c’è Maria, la festa della Madre di Dio. Natale è Gesù, ma subito alziamo lo sguardo e guardiamo la Madre.

Così mi anticipo e anch’io guardo a lei. Mi aiuta p. Angelo Mitri, un Oblato speciale. In questi giorni, curiosando in Archivio, ho trovato un suo dattiloscritto con il ritiro che tenne agli Oblati italiani forse nel 1983, un anno prima che morisse. L’ultima meditazione parla di Maria. Bella. Solo qualche stralcio.

Gli Oblati sono uomini della Madonna. È una nostra caratteristica… Naturale che sia nostra madre e nostra patrona… Siamo diventati Oblati di Maria Immacolata 5 anni prima che Caterina Labouré annunziasse l’invocazione: “Maria concepita senza peccato”, 28 anni prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, 32 anni prima di Lourdes… All’origine della vocazione di molti Oblati c’è il nostro nome… Il nostro meraviglioso spirito di famiglia proviene proprio dalla presenza della Madonna nella vita dell’Oblato: finché c’è la mamma c’è famiglia!

Immacolata: è il titolo che onoriamo… Non è il titolo principale di Maria; il principale è Madre di Dio: gli altri ne sono o la preparazione o la conseguenza, ma sembra il più vicino alla nostra missione: preparare la venuta di Gesù nelle anime e la vittoria finale di Dio…

Teniamocela vicina, teniamocela dentro; come fece Gesù che per averla vicino, l'ha assunta in cielo. La sua è una presenza materna: vivendo con lei le sofferenze e le gioie di cooperatori del Vangelo e di consacrati; approfondendo con lei la nostra intimità con Gesù. La sua è una presenza di dolcissima compagna di viaggio: da cui imparare docilità allo Spirito, dono totale di noi stessi, povertà di cuore, forza fiduciosa, fedeltà sino al sacrificio del Calvario. Facciamola conoscere ed amare… Preghiamola, in particolar modo con la recita del Rosario: una preghiera infantile - dice qualcuno -; è proprio quel che ci vuole per dei figli. E domandiamo spesso al Signore di poter terminare la nostra vita, come il Fondatore: con il nome di Maria sulle labbra.

domenica 28 dicembre 2025

Ninna nanna dal carcere

Luigi Mezzadri. Sì, un grand’uomo! Oggi sono stato a trovarlo nella sua nuova residenza, il Collegio Leoniano. È la prima volta che metto piede in questo immenso imponente complesso, nel quartiere Prati, che ospita tra l’altro studenti di un’università americana.

Nella prima sala un grande quadro di san Vincenzo de Paoli. (Nella stanza di Luigi Mezzadri ne vedrò un altro di un grande autore contemporaneo). Mi chiedo come mai noi Oblati non abbiamo nessun bel quadro del nostro Fondatore… pazienza. Mentre attendo che arrivi p. Luigi leggo due targhe che raccontano di Padre Giuseppe Morosini, un Vincenziano che ha operato per salvare gli Ebrei e uomini della Resistenza dalle retate naziste e per questo fucilato. Sandro Pertini, prigioniero con lui, lo vide uscire da un interrogatorio che aveva – sono parole sue - “volto di Cristo nella flagellazione”. Del plotone di esecuzioni alcuni si rifiutarono di sparargli. Fu ucciso il 3 aprile 1944, poco prima della liberazione di Roma. Sempre sulla targa leggo una ninna nanna che p. Morosini scrisse per il bambino del compagno di cella nato in quei giorni: “C’è un castello di fate / in riva al mare / C’è un castello di re / sopra la terra / C’è una bionda regina / fra le ancelle / C’è una dolce madonna / fra le stelle / Il castello del re è la tua culla / E la bionda regina / è la tua mamma / Che con le fate ripete in coro / la più amorosa e dolce / ninna nanna…”. Quello sta per essere fucilato e scrive una ninna nanna per un bambino!

Ed ecco p. Luigi, già professore di storia della Chiesa alla Gregoriana, scrittore fecondo, ma soprattutto una persona di grande spiritualità, degno figlio di san Vincenzo de Paoli. Anche lui è stato bambino e mi fa vedere le foto di quanto è nato – con i fratellini attorno alla culla, le foto da grandicello, della prima messa… Parliamo delle nostre cose, da vecchi amici… A Natale va proprio bene!

sabato 27 dicembre 2025

Non si stanca mai di noi

 

Un’altra bella mattinata di spiritualità, questa volta con le suore Sacramentine, antiche conoscenze… È così bello immergersi nel Vangelo, proprio in questi giorni quando la Parola si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi.

Continua a venire, non si stanza mai di noi, non si spazientisce, ama sempre per primo e ci dà sempre la possibilità di ricominciare…

venerdì 26 dicembre 2025

100 presepi

 

Anche quest’anno il colonnato di San Pietro accoglie i presepi più diversi ("100 presepi"... ma sono molti di più), da quelli microscopici in una lampadina a quelli a grandezza naturale, da quelli originali come quello costruiti in una radio, a quelli tradizionali. Come sono sono… l’importante è tenere viva la presenza di Gesù Bambino! E infatti… quanta gente!

Aveva ragione Papa Francesco quando nella sua lettera apostolica Admirabile signum scriveva: «Il presepe è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui».





giovedì 25 dicembre 2025

Natale: la festa è incontrarTi

“La mia festa è incontrarTi!”. Mai “passaparola” mi è sembrato così bello come questo che ci è arrivato oggi.

Cos’altro è Natale se non la gioia di scoprire che Dio è venuto tra noi e che abbiamo la possibilità di incontrarlo?

In comunità, lo abbiamo scoperto insieme! Ci ha aiutato anche l’ascolto del messaggio del Papa: «Rallegriamoci tutti nel Signore: il nostro Salvatore è nato nel mondo… Il Bambino che è nato dalla Vergine Maria è il Cristo Signore, mandato dal Padre a salvarci dal peccato e dalla morte. Egli è la nostra pace, Colui che ha vinto l’odio e l’inimicizia con l’amore misericordioso di Dio». 




mercoledì 24 dicembre 2025

Natale: facciamogli festa!

 

A casa nostra anche quando siamo pochi siamo tanti. La maggior parte sono partiti per diversi luoghi di ministero, eppure la casa è ancora piena e celebrare Natale è una festa. I polacchi ci hanno fatto iniziare  la cena con la benedizione del pane azzimo, come si fa in ogni casa in Polonia, e con lo scambio reciproco di piccoli pezzetti in segno di augurio. Alla messa di notte ecco spuntare i nostri nuovi vicini di casa, i Fratelli di Saint Jean, e le vicine, le Suore di Nostra Signora, che rendono ancora più solenne la messa già solenne presieduta da p. Roberto. Dopo non può mancare il panettone e la nostra sala comunitaria è piena come in ogni festa…

Gesù Bambino ci guarda da lassù, divertito. Ai bambini le feste piacciono sempre… E poi noi ci ricordiamo che Natale è la sua festa! Chi se ne ricorda più… Sì, facciamogli festa!

martedì 23 dicembre 2025

Auguri di Natale

Ieri Leone XIV ha fatto gli auguri alla Curia romana. In quanto consultore di due Dicasteri, faccio finta di essere anch’io della Curia. In ogni caso prendo per me queste sue parole:

“Il Natale ci ricorda che Gesù è venuto a rivelarci il vero volto di Dio come Padre, perché potessimo diventare tutti suoi figli e quindi fratelli e sorelle tra di noi”.

Sono anche i miei auguri ad ognuno che mi segue.

lunedì 22 dicembre 2025

Gesù Bambino in dono

Ieri, all’inizio della messa, ho deposto una lampada davanti alla statua di san Giuseppe che, come al solito, ha in braccio Gesù Bambino. È il primo a cui Maria l’ha affidato. 

Poi lo ha messo in braccio anche a Simeone, poi ad Antonio da Padova, a Gaetano da Thiene, proprio qui a Roma, nella basilica di santa Maria Maggiore, a Felice da Cantalice, a santa Francesca Romana, a sant’Agnese di Assisi, a Faustina Kowalska, piccola sorella Maddalena e chissà quanti altri… 

Ma insomma, dico spesso alla Madonna, a tutti... e a me quando lo dai?

Oggi sono venute le suore Pie Discepole. Ho scritto per loro l’introduzione al libro che raccoglie le lettere della fondatrice, madre Scolastica Rivalta, di imminente pubblicazione. Sono venute a ringraziarmi… con regalo. E cosa mi regalano? Maria che finalmente mi porge Gesù Bambino!

domenica 21 dicembre 2025

Non temere!

La parola più bella del Vangelo di oggi è quella che l’angelo rivolge a Giuseppe, la stessa che rivolge a Maria: “Non temere”, la stessa che Dio ha rivolto ad Abramo, Mosè, Giosue, e che Gesù a ripetuto a Pietro, Giairo, gli apostoli… È una parola che torna più di 80 volte nella Bibbia …  Non temere! Un messaggio pieno di speranza che Dio rivolge a Giuseppe come ad ogni uomo, al suo popolo e all’umanità intera. Ci conosce bene questo Dio che ci ha plasmati, conosce le nostre fragilità, le nostre paure, le nostre debolezze.

Giuseppe è tutti noi ogni volta che ci troviamo in una situazione inattesa, che supera le nostre forze. Sono tanti gli eventi più grandi di noi che capitano a noi o attorno a noi, davanti ai quali non sappiamo cosa fare, ci sentiamo persi. Anche a noi l’assicurazione da parte di un angelo: “Non temere!”. Non temere perché la storia, quella piccola e quella grande, l’ha in mano Dio, siamo in mani sicure. Può accadere di tutto, ma non siamo in balia degli eventi, non siamo mai soli ad affrontare le prove, a rispondere alle richieste di Dio, anche quando ci sembrano troppo grandi e noi ci sentiamo troppo piccoli: siamo nelle sue mani, a lui solo la soluzione, pensa lui a tutto.

sabato 20 dicembre 2025

Natale al Claretianum

 

Quando ebbi il breve colloqui con papa Francesco in occasione dei 50 anni del Claretianum, gli presentai il mio cammino di tutti questi anni. “Che bel percorso!”, mi disse il Papa.

Ormai sono emerito, un pezzo da museo, meramente decorativo. Ma ci faccio sempre bella figura ed è bello essere presente per convegni e feste, come gli auguri di Natale di quest’anno.





venerdì 19 dicembre 2025

Gli ulivi di Santa Maria a Vico

Troppo belli gli uliveti delle colline attorno a Santa Maria a Vico.

Li ho decantato a Rita… che anche questa volta mi aveva già preparato una bottiglia del suo olio.






giovedì 18 dicembre 2025

Immortali? No grazie

Alcuni super ricchi sono convinti che grazie ai trapianti di organi e alle nuove tecniche mediche non moriranno mai: immortali.

No, non siamo immortali.

Siamo molto di più...

Siamo eterni!

mercoledì 17 dicembre 2025

Non una teoria ma un'esperienza

Questa mattina ritiro alla comunità oblata di Santa Maria a Vico, ricordando la missione che Dio ci ha affidato attraverso sant’Eugenio. 

Il carisma che con lui condividiamo, è racchiuso in una parola all’inizio della Regola: «insegnare chi è Gesù Cristo». Con questa missione il Salvatore ci chiama a collaborare con lui, a continuare la sua opera. Ma per insegnare chi è Gesù Cristo prima occorre naturalmente imparare chi è Gesù Cristo. Ed ecco allora la seconda Regola: «Per essere cooperatori del Salvatore, [gli Oblati] si impegnano a conoscerlo più intimamente, a immedesimarsi con lui, a lasciarlo vivere in loro» (C 2). Tre verbo straordinari, da meditare uno per uno.

La fede cristiana non è una teoria o una filosofia, un credo astratto, ma l’incontro personale con Cristo; l’annuncio cristiano non è propaganda, ma la comunicazione di un’esperienza per coinvolgere altri nella medesima esperienza.

Il primo annuncio cristiano è stato quello di Maria Maddalena. Il giorno di Pasqua non dà agli apostoli riuniti in cenacolo il grande annuncio: “Il Signore è risorto!”. Dice piuttosto: “Ho visto il Signore”: l’ha incontrato nel giardino. Trasmette un'esperienza! Lo stesso fanno gli apostoli una volta che torna Tommaso, assente al momento della venuta del Risorto. Non gli annunciano che il Signore è risorto, ma: “Abbiamo visto il Signore”: l’avevano visto arrivare nel cenacolo. Condividono un’esperienza. E la prima Lettera di Giovanni: “Vi annunciamo la Vita”. Come? Raccontando un’esperienza diretta con Gesù: “Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita; (…) quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi”. Con la stessa forza si esprime Paolo. Pur vivendo in un tempo ormai lontano da quello di Gesù, anche lui può gridare: «Non ho visto Gesù, nostro Signore?» (1 Cor 9, 1).

Per annunciare Gesù occorre conoscerlo sempre più intimamente, immedesimarsi con lui, lasciarlo vivere in noi…

martedì 16 dicembre 2025

L’alfabeto matto da Città Nuova


 

Sul sito di Città Nuova è apparso, quale strenna di Natale, l’alfabeto matto! Lo si può leggere gratis scaricando l’app, alla sezione Allegati.

Buona lettura!



lunedì 15 dicembre 2025

Toponomastica oblata


 
A Camigliano la via principale del paese è dedicata a p. Armando Messuri, il cittadino che più si è distinto.

A Santa Maria a Vico ho visto due minuscoli vicoletti (qui di chiamano "vico"... siamo o non siamo a Santa Maria a Vico?), intitolati a due Oblati molto diversi l’uno dall’altro. 

P. Gaetano Drago è stato assistente generale, ha girato il mondo, era un artista, uno scrittore… Beh, si merita un vicolo con 20 numeri civici, dal quale si intravede la cappella dell’Assunta e il campanile della chiesa.



P. Saverio di Nunzio è invece un Oblato umile, semplice, un pastore buono come il pane, che ha saputo farsi amare. Si contenta di un vicoletto stretto stretto con 12 numeri civici.



domenica 14 dicembre 2025

Camigliano, dove inizia la nostra storia

Siamo in provincia di Caserta, in una vallata circondata da colline dominate a nord dal Monte Maggiore, con davanti la fertile pianura della Terra del lavoro. Una cittadina modesta, 2000 abitanti, con abitazioni a due piani fiancheggiate da piccoli orti. Al tempo dell’imperatore Augusto, Calpurnio Fabato vi aveva costruito una grande villa che, in onore della figlia Camilla, aveva intitolato “Villa Camilliana”.

Testimoni dell’antica religiosità, quattro belle chiese e quattro oratori. Il Conservatorio delle Monache di S. Elisabetta ‑ meta di frequenti visite di S. Alfonso de Liguori che confessava nell’annessa chiesetta ‑ fu requisito nel 1870 con l’unificazione dell’Italia e divenne sede delle scuole elementari. Nel 1905 fu ceduto dal Comune alle Suore adoratrici di Casoria. Per secoli il paese ha dato numerose vocazioni sacerdotali e religiose, tra cui tre vescovi.

Nelle vicinanze si apre la grotta di S. Michele, ricca di stalattiti e stalagmiti. Conserva affreschi della fine del secolo XV o inizi del XVI. Nella frazione di Leporano, borgo medioevale di un centinaio di abitanti, su una collinetta sassosa, circondato da secolari ulivi, si trova un santuario dedicato alla Madonna ad rotam montium, tra i più antichi santuari mariani d’Italia.

La nostra storia è iniziata qui il 14 Luglio 1902, quando nasce Armando Eraclio Carmine Messuri...

Questa sera, proprio a Camigliano, ho presentato il libro con la storia di p. Armando Messuri, davanti alla nipote, al sindaco, al parroco e tutte le "autorità", al "popolo": tutti… 

Per la prima volta vedo questo paese con i suoi 2.000 abitanti, la casa di p. Armando, le viuzze, la bella chiesa dove è stato battesimali e dove ha celebrato la prima messa… Tornerò con calma  




sabato 13 dicembre 2025

E la Parola si è fatta carne

Il Vangelo di Matteo si apre con la genealogia di Gesù: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo». Una genealogia che va a ritroso, invece che in avanti, come avviene ad esempio nell’analoga genealogia di Adamo che indica i suoi successori: Gesù non ha discendenti, perché la storia ha raggiunto in lui il suo compimento, la fine e il fine.

Niente di più arido di una lista di nomi, per lo più completamente ignoti. In genere quando si legge la Bibbia tendiamo a saltare di pari passo le lunghe liste di genealogie, come quelle del Libro dei Numeri che prendono addirittura sei interi capitoli. Se poi guardiamo attentamente la sequenza di nomi proposti da Matteo rimaniamo a dir poco perplessi. Abituati al rigore scientifico e storiografico, come possiamo accettare una simile schematizzazione che scandisce la sequenza in 3 gruppi di 14 generazioni? Ancora più problematica se la confrontiamo con la genealogia offerta dal Vangelo di Luca che con quello di Matteo ha in comune soltanto due nomi.

Nell’antichità, soprattutto tra i popoli d’Oriente, era un genere letterario diffuso e importante. Costituiva l’archivio familiare, la memoria collettiva, che conservava gelosamente i ricordi del passato. Come a veglia, dopo cena, si ripetevano le gesta degli antenati, così se ne tramandavano i nomi di generazione in generazione. Le genealogie non erano documenti di anagrafe, servivano a ricordare le origini gloriose della famiglia o a dimostrare un’ascendenza regale, l’appartenenza a un popolo. In questo senso la genealogia di Matteo è “scientifica” perché serve a dimostrare che Gesù è il Messia davidico e che discende da quell’Abramo che è padre di tutte le genti. Anche la genealogia di Luca è “scientifica” perché dimostra che Gesù è il Figlio di Dio, è il documento di identità di Gesù: figlio di David, figlio di Abramo, figlio di Dio.

A Marino questa mattina ho tenuto un incontro di spiritualità… e proprio su questa pagina del Vangelo di Matteo, mostrando tutta la ricchezza e la bellezza di questa genealogia