martedì 31 ottobre 2017

1 novembre: Santi e Paradiso


Anche questa mattina, svegliandomi, ho guardato il calendario con i santi del giorno, 31 ottobre.
Oggi me ne indica 16, tra cui Santa Maria dell’Immacolata Concezione, morta a Siviglia, Spagna, il 31 ottobre 1998: ha fatto presto ad essere riconosciuta santa! C’è una delle prime martiri di Roma, Lucilla; la Beata Irene Stefani, Missionaria della Consolata, morta di peste in Kenia il 31 ottobre 1930, contagiata mentre curava gli ammalati; il Beato Giovanni Pantalia, martire, ucciso a Scutari, in Albania, il 31 ottobre 1947… 
Mia mamma non manca mai l’appuntamento con la rubrica “Ogni giorno un santo sul nostro cammino”, di Radio Mater.

La Festa di Tutti i Santi ci ricorda che ogni giorno una schiera di santi ci accompagna nel nostro cammino, fanno il tifo per noi, pregano per noi… Siamo proprio in buona compagnia.

La Festa di Tutti i Santi ci ricorda che anche noi siamo chiamati a diventare santi.
Sant’Eugenio de Mazenod ha nutrito un desiderio sempre crescente di santità.
L’ha desiderata per sé e per tutti coloro ai quali era rivolto il suo ministero: voleva condurre le persone ad essere prima ragionevoli, poi cristiane e infine aiutarle a diventare sante.
L’ha desiderata per gli Oblati, che supplicava: «In nome di Dio, siamo santi».
Ha creato la comunità oblata come un luogo nel quale dovremmo arrivare ad una “santità comune”.
Ha abbracciato la vita religiosa come mezzo efficace di santificazione.
Ha scelto la missione come ministero nel quale santificarsi e santificare, ricordando
l’intrinseco legame tra santità e missione.
Ha vissuto in modo da raggiungere la santità.

Il 1° novembre 1818, i Missionari di Provenza, al termine del ritiro di sette giorni, emisero i voti per la prima volta: l’oblazione era una via concreta per raggiungere la santità. Da allora, ogni anno, nella stessa data, si ripeteva la rinnovazione dei voti: oblazione e santità sono la stessa cosa.

La Festa di Tutti i Santi ci ricorda la meta finale della nostra vita, il Paradiso.
“Paradiso” è una delle ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce, rivolgendosi al buon ladrone:
“Oggi sarai con me in Paradiso”. È l’unica volta che nei Vangeli appare la parola “paradiso”.

Papa Francesco, all’udienza di mercoledì scorso, ha commentato in maniera commovente questo episodio, ricordandoci cos’è il paradiso:
«Gesù lo promette a un “povero diavolo” che sul legno della croce ha avuto il coraggio di rivolgergli la più umile delle richieste: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42). Non aveva opere di bene da far valere, non aveva niente, ma si affida a Gesù, che riconosce come innocente, buono, così diverso da lui (v. 41). È stata sufficiente quella parola di umile pentimento, per toccare il cuore di Gesù…
Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, Amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi. Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di Lui c’è il freddo e la tenebra. Nell’ora della morte, il cristiano ripete a Gesù: “Ricordati di me”. E se anche non ci fosse più nessuno che si ricorda di noi, Gesù è lì, accanto a noi. Vuole portarci nel posto più bello che esiste… Chi ha conosciuto Gesù, non teme più nulla».


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