giovedì 26 ottobre 2017

Con i Rosminiani a san Giovanni a Porta Latina


“Tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità”. Così la Lumen gentium del Concilio Vaticano II al n. 19.
Le stesse parole aprono il libro di Antonio Rosmini, Massime di perfezione: “Tutti i cristiani, cioè i discepoli di Gesù Cristo, in qualunque stato e condizione si trovino, sono chiamati alla perfezione, perché sono chiamati al Vangelo, che è legge di perfezione… La perfezione del Vangelo consiste nel pieno adempimento dei due comandamenti della carità: di Dio e del prossimo”.
Che sia stato Rosmini a ispirare il dettato della Lumen gentium? Non si poteva certo citare in nota perché la sua dottrina era stata condannata. Giovanni XXIII aveva tuttavia letto e trascritto nei suoi diari queste parole del Rosmini ora beato.


Sono alcune delle considerazioni che abbiamo fatto con p. Vito Nardin, Superiore generale dei Rosminiani, con il quale mi sono incontrato questa mattina assieme ad altri amici.
Un incontro arricchente, avvenuto nella biblioteca ricca di un’infinità di libri di Rosmini e su Rosmini, un gigante del pensiero del XIX secolo.

Non poteva mancare una visita alla basilica tenuta dai Rosminiani. Un gioiello dell’antico Medioevo con affreschi delle storie bibliche.
È san Giovanni a Porta Latina, basilica fondata nel V secolo, subito dentro la Porta Latina, come dice il nome, nel luogo dove la tradizione vuole che l’apostolo Giovanni sia uscito illeso da una pentola di olio bollente… La cappellina del miracolo è proprio sull’altro bordo dell’antica strada.
Evviva le tradizioni che ci hanno lasciato tesori d’arte!


Nessun commento:

Posta un commento