Il 26 giugno di quest’anno ho avuto la gioia, inaspettata,
di un incontro personale con Leone XIV. Ho cominciato dicendogli: “Sono un
Oblato di Maria Immacolata…”. È il primo grazie a Dio in questo Te Deum di fine
anno: grazie per il dono del nuovo Papa fatto a tutta la Chiesa… e anche a me!
Per la prima volta nella mia vita, il Papa è più giovane di me, forse sarà il
mio ultimo. Devo approfittarne!
È stato proprio Leone XIV che, nel saluto alla Curia romana,
ha indicato a tutta la Chiesa ulteriori motivi di ringraziamento. Primo tra
tutti l’Anno Santo. Mai visti a Roma tanti pellegrini come questa volta. Al
solo aeroporto di Fiumicino sono atterrato 50 milioni di persone! Anch’io ho
attraversato più volte la porta santa di ognuna delle basiliche, da solo o
accompagnando gruppi di bambini con le loro famiglie: un anno di speranza e di
fede nell’amore misericordioso di Dio, che non si stanca mai di noi e ci offre
sempre nuove possibilità di ricominciare.
Durante questo Anno Santo – ci ricorda ancora il Papa – si
sono celebrati due importanti eventi: «Il Concilio di Nicea, che ci riconduce
alle radici della nostra fede, e il Concilio Vaticano II, che fissando lo
sguardo su Cristo ha consolidato la Chiesa e l’ha sospinta incontro al mondo,
in ascolto delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli
uomini d’oggi». Possiamo ringraziare Dio anche per come si è celebrato
l’anniversario di Nicea: col viaggio ecumenico a tutto raggio del Papa in
Turchia e Libano. Infine Leone XIV aggiunge il ricordo della Evangelii
nuntiandi, l’esortazione apostolica di Paolo VI promulgata cinquant’anni fa
nel giorno dell’Immacolata; un’enciclica particolarmente cara a noi Oblati perché
ridisegna la nostra vocazione missionaria.

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