domenica 22 marzo 2026

L’ora della verità: da abbandonare o da mantenere?

Nel discorso ai membri dell’Assemblea del Movimento dei Focolari, Papa Leone ha invitato a «discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare».

Niente di nuovo sotto il sole. Lo aveva già chiesto 60 anni fa il Concilio Vaticano II agli Istituti religiosi: «si osservino fedelmente lo spirito e le finalità proprie dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun istituto» (Perfectae caritatis, 2); nello stesso tempo «le costituzioni, i “direttori”, i libri delle usanze, delle preghiere e delle cerimonie ed altre simili raccolte siano convenientemente riesaminati e soppresse le prescrizioni che non sono più attuali» (Perfectae caritatis, 3).

La richiesta del Papa è di «discernere insieme». E quali sono i criteri di discernimento? Tra i tanti ne indico uno soltanto: domandarsi non che cosa ha fatto il fondatore e neppure come lo ha fatto, ma perché lo ha fatto.

Un esempio concreto, a cui forse allude il Papa, è “l’ora della verità”: è un “aspetto essenziale della vita comune”, o “non è essenziale”, o “ha presentato aspetti problematici”? Quindi è da mantenere o da abbandonare? Non sta a me valutare o giudicare se questa “pratica” “ha presentato aspetti problematici”. Possiamo invece chiedere alla fondatrice non tanto “come” ha usato questo strumento, ma “perché” l’ha creato.

Nel 1970, riflettendo sul tema della “carità” alla luce della Scrittura e dell’insegnamento della Chiesa, scriveva in proposito: «Un modo di esercitare l’amore vicendevole, molto presente fra i primi cristiani, era l’ammonimento reciproco. Dice Paolo: “Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza”. “Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”. Sta pure scritto: “Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone... esortandoci a vicenda”. Qui vorrei sottolineare come la correzione fraterna e la mutua edificazione siano sempre state essenziali, sin dall’inizio, per noi. Era la prima cosa che si faceva quando ci si incontrava: esse mantenevano l’unità viva fra di noi».

È dunque evidente il “perché” dell’ora della verità: una pratica ispirata alla Scrittura per l'esercizio dell’amore vicendevole attraverso ammonizione e incoraggiamento. Una pratica presente anche fin dall’inizio del monachesimo e codificata nelle Regole, pur in forme molto diverse.

Il “come” può certamente cambiare. Ne era pienamente cosciente la fondatrice stessa quando scriveva: «È necessario rimettere in rilievo e in pratica, dove già non si facesse, questo aspetto dell’amore reciproco [ammonizione e incoraggiamento]. Bisognerà vedere come questo modo di ammonirsi reciprocamente, che è un servire il fratello, possa essere applicato fra tutti i membri dell’Opera. Il Signore ci illuminerà».

Due annotazione fondamentali su quest’ultimo testo: 1. “Bisognerà vedere come questo modo… possa essere applicato” (per la fondatrice il come può quindi cambiare); 2. “Il Signore ci illuminerà” (il come lo si capirà di volta in volta insieme – come chiede il Papa – è frutto di discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito). Il perché di questo strumento rimane chiaro e, a giudizio della fondatrice, fondamentale.

A me sembra si dovrebbe mantenere Per il come converrà seguire l’invito del Papa a «discernere insieme».

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