26 marzo: Frecciargento
Roma Bari. Da Caserta a Foggia camminiamo a passo d’uomo, siamo fuori dal
mondo. La natura è bella, tra vigneti, colline a distese di grano d’un verde
tenue… A Foggia la Freccia torna a sfrecciare, con nuovi paesaggi. A Bari Mimmo
e Rosa mi aspettano per accompagnarmi in macchina a Taranto, onde evitare un
altro viaggio in treno da Far West. Eccomi finalmente, dopo 50 anni, di nuovo
nel Quartiere Paolo VI. C’è ancora Marta ad attendermi! Venerdì mattina arriva
anche Isa, così le figlie di Beppino ricostituiscono per me la famiglia
tarantina, ma oggi ci sono anche i mariti, i figli, i nipoti… Sì il tempo passa
e si cresce!
Sul blog ho già scritto
del mio arrivo nel quartiere nel luglio 1975 e gli incontri con gli uomini
della “comunità parrocchiale”.
https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/a-taranto-50-anni-dopo.html
Ricordo che la prima sera
un operaio, capelli grigi e volto sorridente, intervenne spontaneo: «I nostri
giovani vivono ogni giorno un passo del Vangelo, la "Parola di Vita".
Perché‚ non proviamo anche noi? Io proporrei di ritrovarci domani sera, dopo la
Messa, perché qualcuno ci spieghi cos’è questa Parola di Vita e come i giovani
la vivono».
Nel mio diario di allora
scrivevo: «Il giorno seguente uomini e donne sono alla scoperta della “Parola
di Vita”. Quello che li affascina è la possibilità di vivere assieme lo stesso
passo del Vangelo. “Pensa che bello, dice una mamma, se a casa mia, mio marito,
i miei figli, viviamo assieme il Vangelo! Poi possiamo confrontarci, vedere
come va”.
Un altro gruppo di operai li incontro il giorno seguente, sul sagrato della chiesa. Gli uomini infatti si dividono in turni. Tutto il quartiere è ritmato dal primo, dal secondo, dal terzo turno di lavoro alle acciaierie dell’Italsider. Un operaio mi spiega che è comunista e cristiano. “Sono entrato in questa comunità tre anni fa. Non è facile camminare dietro a Cristo, ma io non mi vergogno di nessuno. Giorni fa un ingegnere mi ha detto: Ma tu credi ancora a queste cose? Sì, gli ho risposto, anche se non ho tutta la sua cultura, io credo!”.
Antonio mi spiega che nel
suo ambiente di lavoro regna una “alta cultura pornografica”. Lui, in mezzo a
tutto un genere di riviste specializzate in materia, ha cominciato a portare
nientemeno che Famiglia Cristiana. All’inizio i compagni di lavoro
ci ridevano sopra. Non l’ha portata per qualche settimana e subito qualcuno si
è lamentato: “Perché‚ non porti più Famiglia Cristiana?”. “In fondo, mi spiega,
sono stufi di pornografia, e anche se mi deridono, quando nessuno li vede,
sfogliano la rivista che porto io”. “Dopo un po’ di tempo - aggiunge - mi sono
messo a studiare con impegno il Vangelo e perfino le vite dei santi... quelli
sì che sono delle personalità!”.
Anche un altro operaio,
che asserisce di essere sempre stato additato come la pecora nera della
famiglia, mi confida che sta leggendo la Bibbia: “Ci vuole tempo, ma io leggo
una pagina al giorno. Ho comprato la migliore edizione, in tre volumi”.
A causa dei turni di
lavoro la comunità dei credenti non può mai trovarsi al completo. Tuttavia i
vari nuclei camminano decisi e uniti. Anche i ragazzi si incontrano tra di
loro, e così le ragazze e le mamme. Noto una gara tra i vari gruppi,
un’emulazione vicendevole nella scoperta del cristianesimo e nell’impegno a
viverlo.
Adesso, quando cammino per
il quartiere mi sento salutare, mi vedo sorridere: è un tacito accordo tra noi
cristiani. Quell’"ac-cordo" - un cuor solo - che rende salda e unita
la comunità, pronta ad affrontare con coraggio il mondo che la circonda;
quell’accordo che fa sì che i giovani si incontrino per pregare, che dà agli
uomini il coraggio di andare a testa alta in fabbrica, dove tutti li sanno
cristiani, che spinge le donne a trovare gli ammalati nelle loro case, per
ridare speranza...
È una comunità giovane,
che si irrobustisce nella difficile e gioiosa testimonianza della verità».
27 marzo: Messa nella
chiesa degli Oblati… dal 1968 sono stati qui, per 50 anni. Adesso non ci sono
più, ma la loro presenza è sempre viva. Sulla facciata della chiesa la grande
statua di sant’Eugenio, presente anche all’interno, perfino sul fonte battesimale!
Sono presenti soprattutto nell’AMMI, l’associazione di laici che si ispira al
carisma di sant’Eugenio.
Celebro sull’altare sul
quale celebrò Paolo VI la notte di Natale, quando venne nelle acciaierie.
E ora un tuffo nella
Taranto vecchia, un mondo intatto, sempre lo stesso da secoli. Gaetano è nato e
cresciuto in un vicolo accanto al duomo. Si rivedere a correre su e giù per
queste stradette, con i ginocchi sbucciati, con bande di ragazzini.
Nel duomo si compendia e
si spalanca la storia della città, non quella della Magna Grecia, ma quella
cristiana, con la prima evangelizzazione di san Pietro e san Marco che passano
per andare a Roma e la seconda evangelizzazione di san Cataldo che, di ritorno
dalla Terra Santa verso l’Irlanda, si ferma in città, primo vescovo. La
cappella – il “cappellone” – a lui dedicato è un’esplosione di marmi, statue,
colori. Sobria e misteriosa la vasta cripta.
Tra tanti capolavori
d’arte, le case e i palazzi minori della vita ordinaria, con le scritte sui
muri, gli odori dei fritti, le scolaresche in gita…
Sorpresa! La casa del mio
amico, il commissario Ricciardi, così come la casa dell’amata Enrica, il
mercato nel quale Nelide fa la sua spesa quotidiana, la casa della “amica” del
brigadiere Maione… non sono a Napoli, dove è ambientato lo sceneggiato, ma proprio
qui nella Taranto vecchia, e vedo case e luoghi, ricostruendo le scene…
Ormai si è fatto ora di
pranzo: nuova famiglia, nuovi amici, nuove specialità pugliesi…
Finalmente il perché sono
qui: la presentazione del libro “Lacrime e stelle”, come da blog...
https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/presentazione-taranto.html
A sera nuova famiglia, dove si riunisce la “comunità” del Movimento per la cena in piedi: nuove amicizie, nuove specialità pugliesi…
Ma cos’ho fatto per
meritarmi tutto questo?



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