lunedì 14 novembre 2011

Padre Liuzzo e l’Idea missionaria





Il 14 novembre 2003 muore p. Gaetano Liuzzo. Per ricordarlo leggiamo una delle sue pagine
rivolte a un giovane al quale ha appena parlato delle missioni degli Oblati:

Mio giovane amico, guardiamoci ora fraternamente negli occhi: quali le tue impressioni dopo la rapida crociera missionaria fra le nevi polari e negli altri campi di apostolato appena intravisti delle zone equatoriali, tropicali e temperate dell’Africa, Asia e America Latina; e attraverso i capisaldi rivelatori dello spirito oblato? Non ti hanno forse lanciato uno sguardo magnetico e affascinante?… Scrutalo questo sguardo con franchezza e lealtà. Ti chiede simpatia costante, amore ardente e appassionata cooperazione spirituale, e materiale? Diventa dunque un caldo e convinto assertore dell’‘Idea Missionaria’, e più ancora vivi sempre e dovunque con altissima coscienza missionaria; in altre parole, veramente cattolica e conquistatrice…
E se quello sguardo fascinatore ti chiede qualcosa di più, di meglio? Oh allora, te ne supplico, non sfuggire, non lo respingere: ma sii di Cristo Redentore, di Maria co-redentrice, delle anime che anelano alla santità e da te attendono la salvezza feconda e trascinatrice che ti invita… Prega, rifletti, e… avanti sotto il bianco vessillo della Regina del tuo cuore, Maria Immacolata…; mentre andrai deliziosamente ripetendo col santo del Nord-Est, monsignor Grandin: “Nella notte io porto la luce; tra i ghiacciai io porto l’amore; nella morte io porto la vita”.

domenica 13 novembre 2011

Il volto femminile degli Oblati

Il primo gruppo a Firenze, agosto 1951
“Vogliamo essere come gli Oblati”. Così si espressero alcune giovani, e p. Liuzzo vi vide un segno del Cielo. Egli avvertì in quel desiderio una conferma a quanto avvertiva in cuore: intraprendere una corsa verso Cristo “entusiasmata dallo stesso ideale dell’Oblato… Così diventerete tutti… Oblati in veste secolare”. In quelle giovani vibrava una piena sin­tonia con il suo ideale di reale coinvolgimento del laicato nella vita e nella missione oblata. L’occasione per concretizzare quell’ispirazione fu un ritiro che tenne a Firenze, dal 18 al 22 agosto 1951, con un bel gruppo di queste giovani. Già il primo giorno il desiderio di alcune di loro si fece espli­cita domanda, scritta su un foglietto: “Padre, come fare per diventare perfettamente sorelle degli Oblati e vivere più strettamente la loro spiritualità?”. “Risposi – racconta padre Gaetano– : ‘diventare in pieno oblate in veste secolare. Anzi diventare ‘Sorelle’ degli OMI”.
Al termine del ritiro, il 22 agosto 1951, festa del Cuore Immacolato di Maria, nella basilica della SS. Annunziata, davanti alla celebre immagine del Duecento, ricordando e continuando il “Sì” di Maria, diciotto delle trentasei giovani formulano la loro consacrazione
22 agosto 1951 e Firenze, scriverà Padre Gaetano molti anni più tardi, “sono la data e il luogo ‘teologico’ della nascita dell’Istituto con un proprio carisma che è la prima irradiazione in Italia del carisma oblato tra i laici. Nasceva il ‘piccolo incendio’ ed era incendio ‘mariano’. Gloria a Dio che lo ha ispirato e voluto. La storia mostrerà che era un progetto profetico, ispirato da Dio”.

Ieri e oggi, a Vermicino, si è celebrato il sessantesimo anniversario della nascita delle COMI, le Cooperatrici Oblate Missionarie dell’Immacolata. Il sogno di p. Gaetano Liuzzo di un istituto che fosse “ramo del grande albero degli Oblati”, il loro “volto femminile”, è una realtà ormai consolidata nella Chiesa. La storia ha mostrato che era un progetto profetico, ispirato da Dio.

sabato 12 novembre 2011

La Bibbia di nonno Amberto


Nonno Amberto era stato trascinato a combattere una guerra infame in Albania. Sarebbe dovuta essere una marcia trionfale, una guerra lampo, come sono tutte le guerre nelle menti esaltate dei generali. Ma quando il capitano invitò i soldati a zappare la terra e a coltivare gli orti fu subito chiaro che le cose si sarebbero messe per le lunghe. Alto, bella presenza, serio, il nonno pareva nato per essere ufficiale. Infatti fu chiamato al comando per promuoverlo di grado, ma quando si seppe che non sapeva né leggere né scrivere non se ne fece nulla. «Peccato!», dissero.
La guerra finì, come finiscono prima o poi tutte le guerre, senza concludere nulla. Amberto tornò a casa e ricominciò il lavoro dei campi. A sera, dopo cena, prendeva sulle ginocchia la bambina più piccola.
«Ti racconto la storia di Giuseppe ebreo», le diceva, e cominciava il racconto del figlio di Giacobbe, a cui il padre aveva fatto cucire una tunica dalle lunghe maniche. Era il figlio della vecchiaia, Giuseppe, il prediletto, un sognatore. L’invidia e la gelosia dei fratelli arrivarono al punto  di farlo vendere schiavo. Ed ecco Giuseppe in Egitto, con le tristi e felici avventure: la sfacciata e perfida moglie di Potifarre, il carcere, l’ascesa a gran visir, il drammatico incontro con i fratelli... Una storia a lieto fine. Una storia, come ha scritto Alighiero Chiusano, che «mette il silenziatore a tutte le più belle favole di bambini smarriti e di orchi sanguinari, di genitori in angustia e di sogni che si avverano, di sovrani che di punto in bianco ti cambiano da schiavi in viceré e di fratelli malvagi che alla fine vengono giustamente puniti, magari col perdono... Ma questa fiaba è così irresistibile anche perché solo fiaba non è. La vicenda di Giuseppe e del mondo che gli sta intorno è anche romanzo: grande grandissimo, moderno modernissimo romanzo. Romanzo avventuroso... romanzo erotico... romanzo psicologico... romanzo storico... un romanzo così bello che molti grandi “creativi” non hanno resistito alla tentazione di riproporlo... Metastasio, Hofmannsthal (con musica di Richard Strauss), il lituano Rajnis, Thomas Mann». E mia mamma ascoltava, incantata... Non sapeva leggere né scrivere, nonno Amberto. Dove avrà imparato la storia narrata dal primo libro della Bibbia? Ho poi saputo che erano tanti i nonni che nell’Italia del primo Novecento narravano la storia di Giuseppe ebreo. Passava di bocca in bocca, come un poema epico. Una Bibbia orale, così come sulle pareti delle chiese romaniche e sulle vetrate delle chiese gotiche si disegnava la “Bibbia dei poveri”, perché tutti potessero conoscere le gesta di Dio, dei suoi profeti, del Figlio suo.

È l’incipit del libro “La storia di Dio e la mia. La Bibbia fonte d’ispirazione per l’uomo”, oggi presentato a Ciampino. Un momento di dialogo e di festa.
Non è stato un commento al libro o una intervista all’autore. Il libro è stato il punto di partenza per una comprensione biblica più profonda e per una condivisione intensa. Il libro ha svolto la sua missione di far pensare; esso comincia quando lo si chiude e il lettore continua a percorrere da solo la strada che gli è stata aperta dinanzi.

venerdì 11 novembre 2011

Il mantello di san Martino





San Martino: fondatore del primo monastero in Occidente, prima ancora di san Benedetto; difensore della purezza della fede contro l’Arianesimo; vescovo di Tours; evangelizzatore della Francia; protettore dei poveri e dei contadini contro lo spietato fisco romano; promotore del la giustizia tra deboli e potenti… Perché di tutto questo si conosce quasi niente, mentre tutti sappiamo dell’episodio del mantello?
Ungherese, figlio di un ufficiale dell’esercito romano, egli stesso si arruola nella cavalleria imperiale, prestando servizio in Gallia. È qui che,giovane soldato, non ancora battezzato, con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo. 
Perché nella memoria dei secoli futuri è rimasto soltanto questo episodio? Perché forse qui è il segreto di tutta la sua vita futura: saper riconoscere Gesù nell’altro. Il resto sarà tutta una logica conseguenza…

giovedì 10 novembre 2011

La nuova evangelizzazione e gli Oblati


Giovanni Paolo II, “Incontrandomi l’undici gennaio scorso [1996], mi disse di aver preso S. Eugenio come suo patrono e di aver posto la sua reliquia nella sua cappella privata. Vedeva in lui, infatti, un modello e un protettore per l’evangelizzazione dei tempi moderni” (Marcello Zago, “Information OMI”, Maggio 1996).
Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, mandando i suoi auguri per il nostro convegno in Polonia, tra l’altro ha scritto: “S. Eugenio de Mazenod si fece, nel suo tempo, ‘nuovo evangelizzatore’ e la sua figura interpella ancora oggi, in maniera chiara ed efficace, anche voi Oblati di Maria Immacolata per essere, in prima persona, ‘nuovi evangelizzatori’, vivendo in pieno la fedeltà al vostro carisma. Povertà, castità e obbedienza diventino mezzo per rendere credibile la via del Vangelo come strada possibile per essere percorsa. In quanto religiosi, mi permetto di affidare e raccomandare, in particolar modo a voi, la rinnovata promozione del sacramento della riconciliazione. In un’epoca che sembra aver scordato il perdono e, anzi, pare suscitare sempre più violenza, rancore e vendetta, si avverte la forte necessità di testimoni di perdono e di segni forti di misericordia. La confessione diventi luogo privilegiato per l’incontro con il Signore, luogo in cui tante persone, in particolare i giovani, sperimentano, in prima persona, l’amore compassionevole del Padre”.

mercoledì 9 novembre 2011

Nella notte stellata di Baghdad



In cielo brillano le stelle,
si chiudono gli occhi degli innamorati.
Ogni donna innamorata è sola col suo amato.
E io sono sola, qui, con te, Mio Signore!

Così pregava Rabi’a al-Adawwiyya, mistica mussulmana del secolo VIII. «L’amore di Dio – soleva dire – ha riempito il mio cuore a tal punto che non c’è restato posto per amare o detestare un altro»...