sabato 29 agosto 2026

Giorgio Del Col, uomo libero

Anche p. Giorgio Del Col ci ha lasciato… Non ci lascia tuttavia il suo ricordo!

Lo incontrai la prima volta a san Giorgio Canavese nel 1968. Facevamo meditazione insieme nella sua stanza, anche se mi proponeva temi per me non troppo facili, come il libro di Gioele. Si raccoglieva in maniera così profonda, che mi dava l’impressione che si addormentasse…

Inutile ricordare quanto abbiamo vissuto insieme: una vita! Fino a quando, negli ultimi tempi della sua malattia, mi riconosceva sempre, nonostante il suo stato confusionale: una presenza reciproca indelebile, che ha forse ha avuto un culmine nei giorni passati insieme con la sua famiglia nel suo Friuli, quando nel 2010 mi ha portato dei luoghi più belli...

Altri scriveranno di lui, dei mesi passati in Camerun, del suo servizio nelle varie comunità cominciando da Oné di Fonte, dei dieci anni come economo provinciale, della sua presidenza al CNEC - Centro Nazionale Economi di Comunità

Qui trascrivo soltanto alcune righe di una lettera del 29 giugno 1999 al superiore generale che gli aveva chiesto la disponibilità a diventare economo generale. Giorgio gli invia, come richiesto, il suo curriculum, ma lo allega a una lettera confidenziale profonda e personalissima, nella quale si apre interamente, con «tutta la storia della mia vita spirituale segnata da grandi aspirazioni e da prove e difficoltà profonde».

Un solo passaggio: «Maestri nello spirito, dopo i miei genitori, mi sono stati S.  Teresa di Lisieux prima e Chiara Lubich poi. Figure significative due sacerdoti del seminario di Pordenone, p. Angelo Dal Bello nel momento del passaggio dal seminario agli Oblati, p. Agostino Argentieri, p. Drouart, p. Deschâtelets, soprattutto la prima comunità di Marino, mia maestra “per eccellenza”. Notevoli apporti hanno dato a suo tempo Romano Guardini col suo libro “Il Signore”, Jacques Loew, il movimento del Prado e la comunità di Taizé.
Leitmotiv di tutta la mia vita è stata la ricerca della volontà di Dio su di me, da uomo libero. Per questo ho lasciato nell’estate 1964 il seminario di Pordenone senza il permesso del Vescovo (la sua benedizione me l’ha data poco prima che uscissi della stanza dell’udienza). Per questo ho sempre obbedito ai miei superiori quando ciò corrispondeva ai miei desideri (obbedienza per Marino, Passirano), così come quando mi costava il sangue dell’anima (obbedienza per Oné di Fonte)… Non son capace di comandare o d’impormi, ma cerco più la collaborazione e il consenso, consenso».

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