lunedì 1 giugno 2026

Inizia una nuova avventura

Il 29 ottobre 2009 mi veniva comunicato che nella sessione plenaria del Consiglio generale di Aprile-Maggio 2009, il Padre Generale in Consiglio avevano creato l'ufficio di Direttore delle Ricerche e degli Studi Oblati. Mi si ricordava che «un'intera generazione di Oblati ha contribuito intensamente a creare un ricco patrimonio di conoscenze del nostro Fondatore e degli Oblati delle prime origini della nostra storia ed ha iniziato una nuova serie di scritti su temi legati alla vita della nostra Congregazione, non solo alla sua storia, ma specialmente al suo carisma e alla spiritualità oblata, alla sua missione e alla formazione dei giovani oblati. (…) Una nuova epoca sta arrivando nella Congregazione e ci sarà bisogno di una nuova generazione di studiosi e di ricercatori per creare nuove e rinnovate espressioni della Missione oblata in una Chiesa post-Vaticano II, in dialogo con le nostre origini, il nostro carisma e il nostro Fondatore”. Di qui l’esigenza di creare un Centro “che coordini le diverse iniziative di studio e di ricerca che abbiamo oggi nella Congregazione, promuovendo la collaborazione e l'interscambio nel mondo globalizzato degli Oblati…».

In una successiva sessione plenaria del Consiglio generale (Settembre-Ottobre 2009), «il Padre Generale e il suo Consiglio hanno preso in esame alcuni nomi di candidati tra i quali sceglierne e nominarne uno come Direttore. La prima preferenza è stata per il tuo nome. Non è necessario essere esaustivi nel dare le molteplici ragioni per una tale scelta, l'evidenza ce lo impone: il tuo amore per S. Eugenio, i tuoi scritti in ambito della Teologia spirituale, della Teologia della Vita consacrata, della spiritualità di S. Eugenio e del Carisma, il tuo lavoro sulla Storia della Congregazione, le tue qualifiche accademiche e la tua attività di insegnamento e di ricerca, il tuo passato come formatore e la tua ampia esperienza in tema di vita religiosa e di laicato, anche al di là del mondo oblato. (…) Noi sentiamo che, nel passaggio storico molto delicato che la nostra Congregazione sta attualmente attraversando, questo servizio ricopre un ruolo-chiave nel promuovere una riflessione critica sulla vita e sulla missione per il bene della formazione, prima e continua, per le nuove sfide che stanno emergendo in Asia e Africa, senza parlare delle difficili problematiche che ci vengono dal mondo della povertà e della secolarizzazione. Per questo servizio, abbiamo bisogno di un una persona solida, "stagionata" e creativa. Sarebbe difficile oggi pensare ad un bisogno più essenziale e urgente di questo. Per questo, vorremmo domandarti di riflettere su questa iniziativa del Padre Generale e del suo Consiglio per discernere se accettare questo nuovo impegno».

Risposi il 6 novembre 2009. Tra l’altro scrivevo: «La prima reazione (…) è stata di una profonda gioia. Come sai sono tra i fondatori dell’Associazione di ricerche e studi oblati e sono stato membro del primo comitato esecutivo. Puoi quindi immaginare quanto anche a me stia a cuore la nascita di un organismo come quello da voi progettato. Mi sembra una vera ispirazione, rispondente ad una reale esigenza della Congregazione. (…)

Nello stesso tempo mi sento in dovere di fare presente che mi è stato affidato un importante compito all’interno del Movimento dei focolari dove, da diciotto anni, lavoro nel Centro internazionale del Movimento dei religiosi e nel Centro studi “Scuola Abbà”. Da un anno sono stato nominato Responsabile di questo Centro internazionale dei religiosi, una delle espressioni del Movimento dei focolari. (…)

Credo fermamente nell’unità di vocazione tra il mio essere Oblato e il mio essere membro del Movimento. La mia adesione alla spiritualità e alla vita del Movimento dei focolari l’avverto come una “vocazione nella vocazione”. Mi sento pienamente espresso da quanto scritto nel “Regolamento della branca dei religiosi”, quando descrive i religiosi aderenti al Movimento come persone che “hanno accolto la spiritualità dell’unità propria dell’Opera di Maria e si sentono chiamate a cooperare alla realizzazione del testamento di Gesù «che tutti siano uno» (cf. Gv 17, 21). In questa spiritualità sperimentano una particolare luce per vivere con rinnovato impegno le Regole e le Costituzioni loro proprie, secondo il carisma del fondatore. Trovano inoltre una possibilità d’apertura ai nuovi orizzonti a cui lo Spirito Santo chiama oggi tutta la Chiesa e si impegnano attivamente a rendere visibile una Chiesa e una umanità ravvivate dalla fraternità e dalla comunione fra tutti i carismi. In ordine al fine specifico dell’Opera di Maria, i religiosi si impegnano in particolare a portare lo spirito dell’unità fra i religiosi, iniziando a rendere più vitale l’unità con i fratelli di comunità, con i propri superiori e con il Papa” (art. 2-3). (…) Dichiaro la mia piena e sincera disponibilità per ogni obbedienza che il Padre Generale vorrà darmi. (…)».

Così il 9 aprile 2010 ricevo il “foglio di obbedienza” del superiore generale che, a mano, aggiunge: «Grazie per la sua disponibilità espressa nella lettera di novembre 2009, di darsi a una missione di animazione nel carisma oblato. È il dono più prezioso che abbiamo ricevuto!».

Finalmente nelle Comunicazioni ufficiali del 19 aprile – 14 Maggio 2010, rivolte a tutta la Congregazione, si leggeva: «Padre Fabio Ciardi è stato nominato direttore del nuovo ufficio degli Studi e della Ricerca sugli Oblati. Fabio è membro della Provincia d'Italia e da molti anni collabora con il Movimento dei Focolari con sede a Rocca di Papa. Il suo mandato inizierà ufficialmente il 1° gennaio 2011 ed entrerà a far parte della comunità della casa generalizia il 1° luglio 2010. L'esperienza e la formazione di Padre Fabio sono particolarmente adatte a questo nuovo incarico. È stato membro dell'Association of Oblate Studies and Research fin dai suoi inizi; curatore del Dizionario dei Valori Oblati; con molte pubblicazioni nell'ambito della spiritualità, della vita religiosa e della missione; insegna vita religiosa e spiritualità presso l’Istituto Claretianum di Roma…».

Sono passati 16 anni. Adesso è tempo di trasmettere il testimone.

Il passaggio è avvenuto questa sera.

Sta per iniziare una nuova avventura… Comunque mi fregio ormai del bel titolo di "Former Director"!

domenica 31 maggio 2026

A Vasto con Maria e la Trinità

Nella bella cattedrale di Vasto - dedicata a san Giuseppe, caso unico in Italia - celebro la festa della Santissima Trinità e insieme la festa della Visitazione. La prima festa offusca la seconda? Niente affatto. Per strada, andando a trovare Elisabetta maria continuava a meditare su quello che l’angelo le aveva annunciato, ed è proprio il primo annuncio della Trinità. 

Sì, proprio a Maria è stato rivolto il primo annuncio della Trinità: “Sarai avvolta dalla potenza dell’Altissimo”. Non è il Padre? “Colui che nascerà da te sarà opera dello Spirito Santo”. E siamo alla terza Persona. E chi nascerà? Il figlio di Dio. Tutta la Trinità è all’opera, tutta la Trinità avvolge e penetrante Maria. Inizia così quel viaggio che la porterà il seno alla Trinità.

Durante la messa il “Padre nostro”, la grande preghiera trinitaria. È rivolta al Padre, ma è lo Spirito che mette sulle nostra labbra quella parola, “Padre”, e possiamo chiamarlo Padre perché e se siamo figli nel Figlio. 

Intanto arriva la processione dei bambini che oggi faranno la prima comunione sono raggianti!

Prima della partenza per il ritorno a Roma,la passeggiata d’obbligo per le vie della cittadina, con le vestigia romane, i castelli medievali, i palazzi seicenteschi… e il mare infinito. 


La bellezza d’una cittadina sono tuttavia le sue persone e io ne ho incontrato di eccezionali. Che bella comunità!

Già mi scrivono: “grazie infinite per la tua presenza fra noi, io mi sento arricchita da questa esperienza. Dietro  questi bei momenti ci sono state offerte da parte di chi non è  riuscito a partecipare per vari momenti”; “ti ringrazio tantissimo per queste tue risposte piene di sapienza. Grazie di cuore per tutto! A presto”. 

Sì, a presto… ho l’invito del parroco della cattedrale per la novena della Madonna di Lourdes!

E di nuovo l’incanto dei nostri Appennini nel viaggio di ritorno verso Roma…





sabato 30 maggio 2026

Vasto e basta

L’assessore alla cultura ha messo a disposizione la bella sala convegni intitolata ad Aldo Moro. La presentazione del libro ha avuto la sua degna cornice.

Partecipazione attenta e sentita con domande e condivisioni.

Infine tutti alla pizza con vista sul golfo





venerdì 29 maggio 2026

A Vasto la presentazione del libro "Lacrime e stelle"

Su Vastoweb leggo:

VASTO. Un appuntamento culturale e spirituale di grande rilievo si terrà a Vasto, sabato 30 maggio. 

A partire dalle ore 17:00, la Sala Aldo Moro (situata al 3° piano dell’ex Palazzi Scolastici in Corso Italia) ospiterà la presentazione ufficiale dell’ultimo libro di padre Fabio Ciardi,  dal titolo “Lacrime e stelle”.

Per una ‘autobiografia’ di Chiara Lubich – gli inizi, edito da Città Nuova.

L’opera di padre Ciardi offre un prezioso e approfondito spaccato storico e spirituale sulle origini del percorso di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, ricostruendone i primi passi attraverso una narrazione intima e documentata che si configura come una vera e propria “autobiografia” guidata dei suoi inizi.

L’evento gode del patrocinio del Comune di Città del Vasto – Assessorato alla Cultura ed è organizzato in collaborazione con il Movimento dei Focolari.

L’incontro rappresenta un’importante occasione di riflessione aperta a tutta la cittadinanza, ai lettori e a quanti desiderano approfondire la storia e il carisma di una delle figure spirituali più significative del Novecento.

L’ingresso è libero.

A Vasto la presentazione del libro "Lacrime e stelle" di Fabio Ciardi 

VastoWeb.com https://vastoweb.com/2026/05/comunita/a-vasto-la-presentazione-del-libro-lacrime-e-stelle-di-fabio-ciardi/


giovedì 28 maggio 2026

Seguire liberi e con gioia

Oggi Bartimeo per rispondere alla chiamata di Gesù ha dovuto sbarazzarsi del mantello.

Di quante cose dobbiamo sbarazzarci anche noi per rispondere alla sua chiamata e seguirlo, liberi e con gioia.

mercoledì 27 maggio 2026

Paradiso ’49, la dimensione mistica di Chiara Lubich

E' stato da poco pubblicato il tanto atteso Paradiso'49. Ecco una mia breve presentazione.

«Ringraziamo insieme il Signore per la grande famiglia spirituale che è nata dal carisma di Chiara Lubich». Così il Santo Padre Leone XIV ai partecipanti all'assemblea generale dell'Opera di Maria – Movimento dei Focolari, il 21 marzo 2026. Di Chiara Lubich è nota, come ricorda il Papa, l’attività di fondatrice, così come la sua “spiritualità di comunione”, grazie anche alle numerose pubblicazioni. Meno nota l’esperienza mistica che sta all’origine della sua Opera e da cui questa ha tratto costantemente ispirazione. La pubblicazione del Paradiso ’49, all’interno dell’ampio progetto editoriale delle sue “Opere” intrapreso dal Centro Chiara Lubich con l’editrice Città Nuova, di cui il presente costituisce il sesto volume, scopre ora un velo che teneva riservato, per comprensibile volontà della stessa Autrice, quell’intenso periodo contemplativo che va dal 16 luglio 1949 alla fine del 1951, noto appunto come “Paradiso ’49”.

Prima di soffermarci sul libro, uno sguardo all’evento in sé, di cui il libro è narrazione. Il 16 luglio 1949, dopo aver partecipato alla messa, Chiara vuole rivolgersi a Gesù e chiamarlo per nome, ma non può. Ciò che ha appena vissuto l’ha trasformata in Gesù; non può quindi chiamare sé stessa, e dalla bocca le esce la parola che Gesù pronunciava nella sua preghiera: “Abbà, Padre”. «Mi è parso di capire – scrive più tardi – che chi m'aveva messo sulla bocca la parola: "Padre" era stato lo Spirito Santo». Non è soltanto una parola, è realtà: «in quel momento mi sono trovata in seno al Padre. […] Ero, dunque, entrata nel Seno del Padre, che appariva agli occhi dell'anima (ma è come l'avessi vista con gli occhi fisici) come una voragine immensa, cosmica. Ed era tutto oro e fiamme sopra, sotto, a destra e a sinistra». Dal primo momento l’evento acquista connotazioni di carattere mistico, riscontrabili in analoghi fenomeni vissuti da altri mistici. Eppure manifesta anche una sua tipica peculiarità data soprattutto dalla dimensione unitiva, “collettiva”, ecclesiale.

Prima di partecipare alla messa Chiara aveva stipulato un “patto d’unità” con Igino Giordani, noto scrittore, parlamentare, padre di famiglia. Assieme avevano chiesto che fosse Gesù, che veniva con l’Eucaristia nell’una, a “patteggiare” unità con Gesù nell’altro, ambedue in totale apertura e disponibilità alla sua azione, “come in un calice vuoto”. Così era avvenuto: su lei e su lui, fattasi “vuoto d’amore”, era sceso e rimasto soltanto Gesù. I due erano diventati un unico Cristo. Si ripeteva l’esperienza dell’apostolo Paolo: «Non vivo più io, vive in me Cristo» (Galati 2, 20): le due anime erano diventate un’anima sola, quella di Cristo. È quest’unica anima a entrare nel seno del Padre. L’esperienza mistica che sta accadendo non riguarda soltanto una persona ma, prima due, poi un intero gruppo a cui Chiara comunica quanto sta vivendo, coinvolgendo sempre nuove persone nella medesima esperienza: «Ho avuto l’impressione di vedere nel Seno del Padre un piccolo drappello: eravamo noi». Nel seno del Padre si vive come un’Anima sola (la maiuscola è una costante della narrazione di Chiara).

Quando poco dopo avviene il fenomeno, comune a molti mistici, delle “mistiche nozze”, ad essere “sposata” non è più la singola persona, ma l’intero gruppo fatto un’Anima sola. Da quel momento inizia quello che Chiara chiama “viaggiare il Paradiso”, una sorta di viaggio di nozze nel quale lo Sposo le mostra le realtà del Cielo che ormai appartengono anche a lei. E qui ci inoltriamo nei contenuti di quelle che ella chiama “luci”, “rivelazioni”, “comprensioni”, esperienza e intelligenza della Rivelazione, di una intensità tali da immedesimarsi in ciò che “vede”, quasi conoscendo i misteri della fede dal di dentro. Sono intuizioni sull’Opera che sta nascendo, linee guide per una pedagogia della spiritualità di comunione, indicazioni che si traducono in preghiera e nella vita quotidiana: “come in Cielo, così in terra”.

Il testo non è di facile lettura, sia per il linguaggio mistico, con paradossi, metafore, ossimori, sia soprattutto per la densità dei contenuti. L’Autrice ha composto questa sua opera in un lungo arco di anni, praticamente fino alla fine della vita, scegliendo e ordinando le carte di quel periodo di illuminazione. Siamo davanti a una molteplicità di generi letterari: lettere, pagine intime sullo stile del diario spirituale, annotazioni in vista di conversazioni, articoli di giornale e commenti alla “Parola di vita”, momenti autobiografici e speculativi, addirittura una favola. L’esperienza comunque, pur varia, procede come su un filo d’oro che segue una pedagogia divina, «uno svelarsi di misteri lievi e soavi come il Paradiso, logici e progressivi come la vita». La pubblicazione riproduce lo scritto completo, come lei ha voluto donarlo, con le sue annotazioni elaborate nella lenta rilettura.

Ad introdurlo due saggi, uno di ordine storico, di Alba Sgariglia, che ripercorre la storia e la laboriosa composizione del testo, l’altro di ordine teologico, di Piero Coda, che mostra la natura dell’esperienza e come essa si colloca nel cammino storico della Chiesa e insieme ne fa vedere la novità. Il libro è arricchito da glossario, bibliografia, indici scritturistici e tematici.

Un testo fondamentale per la comprensione del carisma di Chiara Lubich, che va al di là del suo Movimento. È un’opera destinata a far parte del patrimonio mistico-dottrinale della Chiesa, capace di parlare ad ogni uomo, «un lascito da condividere e far fruttare», come scrive Coda.

Come leggere quest’opera? «Tutte queste carte che ho scritto – annotava già l’Autrice il 25 luglio 1949 - valgono nulla se l’anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei». È una legge elementare per la comprensione d’ogni opera: portarsi al suo stesso livello. Per capire il Paradiso ’49 in maniera adeguata è indispensabile porsi con sincerità in ascolto dell’esperienza della sua Autrice e quasi entrare con lei in quel “Paradiso” di cui il libro dà testimonianza. Lubich ne era convinta. Quando il 22 novembre 2003 iniziò di nuovo la lettura del suo scritto, assieme a un piccolo cenacolo di professori che aveva riunito attorno a sé, chiamato “Scuola Abbà”, annotò sul suo testo: «Questa volta lo leggiamo allo scopo di convertirci, traducendolo in vita. Dobbiamo far in modo che la Scuola Abbà, diventi Paradiso. Fra il resto solo così si capiscono i contenuti di questi volumi…».

martedì 26 maggio 2026

Le lettere di Maria Scolastica Rivata

Sono stati appena pubblicati due volumi con le lettere di Maria Scolastica Rivata, scelta da don Giacomo Alberione per fondare le Pie Discepole.

Il primo volume si apre con una decina di pagine di “Introduzione alla lettura”, che ho scritto per presentare l’opera. Ecco una pagina:

Vorremmo ascoltare la narrazione della sua storia, così come ha fatto, ad esempio, don Giacomo Alberione in Abundantes divitiæ gratiæ suæ, e come hanno fatto tanti altri fondatori e fondatrici di istituti religiosi. Ma madre Scolastica non ci ha lasciato una autobiografia, in compenso ci ha lasciato molto di più, un ricco epistolario.

L’autobiografia sceglie, elimina, rilegge la trama della vita, la rielabora in maniera creativa, ne coglie il senso. Non è cronaca, è una rilettura – a distanza di tempo – del proprio percorso, della propria esperienza. La lettera invece dice l’evento in presa diretta, senza filtri, mentre accade. Oggi non si scrivono più lettere, c’è il telefono, ci sono i social e i messaggi si bruciano in un istante. Rimane forse un’istantanea, un breve video, solo la superficie della notizia, del fatto. Le lettere di una volta spesso trasmettevano l’anima, le passioni, e rimanevano fisse per sempre. Madre Scolastica ne ha lasciate 791, o almeno tante sono quelle recuperate e qui pubblicate. Non sapeva che stava consegnando in eredità un patrimonio di storia e di vita. Racconta i fatti come li vive, comunica quello in cui crede e si rende prossima, condivide le attese, coinvolge, crea rapporti, li approfondisce, plasma le anime con discrezione… Dove ha appreso quest’arte della scrittura? Gliel’ha insegnata certamente l’attenzione, la vicinanza, l’amore verso quelle a cui si rivolge.

Attraverso le lettere madre Scolastica racconta giorno per giorno, senza esserselo proposta e forse senza rendersene pienamente conto, la storia delle Pie Discepole e la sua storia personale, apre la sua anima facendo conoscere il suo più profondo rapporto con Dio, traccia il profilo della vocazione dell’Istituto e guida con sapienza ognuno dei membri alla sua realizzazione.

Appare una donna semplice, dal cuore puro, se poteva scrivere:

«Signore, mi hai procurato tutto,
le tante bellezza della natura e di tutto il creato
per allietare il mio sguardo:
i fiori coi loro profumi,
i frutti squisiti, l’aria, l’acqua, il pane,
e tutto ciò che mi dà refrigerio,
conforto, sollievo,
tutto è opera della tua divina provvidenza…».

Don Alberione non poteva scegliere una persona più adatta per dar vita a una famiglia che fa del bello l’oggetto del suo apostolato. L’idea è di lui, ma come poteva attuarla senza una donna che la facesse propria e le desse quell’imprescindibile tocco femminile?