giovedì 30 aprile 2026

Sui luoghi carismatici

L’invio è solenne, come quello che avveniva quando i missionari partivano per i villaggi e le città. Si riunivano nella cappella della chiesa della Missione, pregavano insieme davanti al Santissimo Sacramento esposto, baciavano la croce e ricevevano la benedizione del superiore. Noi non partiamo per una missione, ma ci mettiamo sui passi dei primi Missionari di Provenza per andare, come loro, a Barjol, un paese a una trentina di chilometri da Aix, dove si recarono alla fine del 1818 per predicare una missione rimasta memorabile. Naturalmente andavano a piedi, nel mezzo dell’inverno.

Ma prima St-Laurent du Verdon, un luogo particolarmente caro agli Oblati. Il castello nobiliare della famiglia de Mazenod ci attende. Quando nel settembre 1818 sant’Eugenio vi si recò con due dei suoi giovanissimi compagni, ad attenderlo c’era la mamma e la nipote. Qui scrisse il corpo principale della Regola. Noi vi torniamo in pellegrinaggio. Già il viaggio ci ambiente, tra le colline verdi di boschi, campi coltivati, greggi di pecore, villaggi adagiati sui crinali. 

La Provenza, in questa primavera assolata e fresca, mostra il meglio di sé. Pare di vederlo sant’Eugenio sul calesse che confida a Moreau e Suzanne le pagine che tra poco si appresterà a scrivere, una Regola che riserverà delle sorprese…

Il castello è ormai diviso in una quindicina di appartamenti dove vivono famiglie inglesi che passano l’estate in questo silenzioso sud della Francia. Arriveranno tra qualche giorno. Adesso è tutto rigorosamente chiuso. Mentre siamo lì nel giardino antistante a raccontarci le storie del passato, arriva lentamente una macchina. Scende una giovane coppia. “Siete gli Oblati? Volete visitare la stanza dove sant’Eugenio ha scritto la Regola?”. All’ingresso del castello una foto ritrae un gruppo di Oblati venuti per i 200 anni della fondazione e gli abitanti del palazzo: nella foto ci sono anch’io! Riconoscibilissimo per il mio solito cappello… E faccio la foto della foto.

Gentilissimi, i due inglesi ci introducono nel loro appartamento. Appesa al muro una stampa ritrae sant’Eugenio. Ce ne parlano con passione. Ogni volta che sono andato a visitare il castello sono stato introdotto in un appartamento diverso e ognuno dei proprietari giurava che quella era la stanza di sant’Eugenio. In una stanza o nell’altra, ha vissuto comunque in questo castello e ogni finestra si spalanca su una natura d’incanto.

Quindi nella chiesa del minuscolo paese, dove la messa si dice una volta all’anno e quando passano gli Oblati. Tocca a me, naturalmente, fare l’omelia sul senso delle Regole e su come dobbiamo accoglierle, viverle, farle “progredire”. Ma a presiedere la messa è James: oggi è il suo anniversario di ordinazione. La data di ordinazione era stata cancellata: 10 giorni prima la guerra aveva ucciso 200 persone e i militari avevano dichiarato il coprifuoco. Lo zio vescovo riuscì a fare comunque l’ordinazione, anche se tutto era circondato dall’esercito armato fino ai denti.

Ed eccoci a Barjol, una bella cittadina. Ancora più bella la chiesa, dell’anno 1000. Quando i missionari arrivarono da Aix, trovarono la chiesa e la piazza gremite. Forse i 4000 abitanti erano tutti lì, richiamati dalla fama dei missionari. Subito Eugenio de Mazenod iniziò a parlare, prima in francese poi in provenzale… e perse la voce! Ogni mattina la fila per le confessioni cominciava a formarsi alle 3.00… Fu un successo, dal 10 novembre al 20 dicembre. Due missionari dovettero rimanere per un’altra settimana per terminare le confessioni. Tra le conversioni più eclatanti quelle di anticlericali incalliti che durante la Rivoluzione francese aveva distrutto statue e altari nella chiesa. Uno di loro al termine della missione ricostruì gli altari che aveva distrutto. Vollero appendere a una delle volte il mantello di sant’Eugenio in segno di ricordo e vi rimase per anni.

La penombra avvolge la Chiesa e il racconto e la meditazione si fanno preghiera…

Terminiamo alla croce di ferro piantata alla fine della missione all'emtrata della cittadina in quel 1818, ancora lì a ricordare l’essenza del cristianesimo.

Infine la grande basilica millenaria di san Massimino, che il vescovo de Mazenod aveva fatto restaurare. Custodisce le reliquie di santa Maria Maddalena. Di più non si può...



mercoledì 29 aprile 2026

Un carisma vivo

Sono 17 gli Oblati che qui ad Aix stanno facendo i due mesi di immersione nel carisma e di revisione della loro vita. Provengono da Ucraina, Polonia, India, Sri Lanka, Bangladesh, Filippine, Indonesia, Nigeria. Io li accompagno per una settimana soltanto, ma è un’esperienza bella. 

Ai loro occhi sono molto vecchio (e lo sono!), soprattutto mi chiamano “The Legend”! Invece che fare delle lezioni racconto, racconto, racconto… e sono contenti. E io sono contento di farli contenti. Sant’Eugenio torna ad essere vivo e continua a parlare…

Naturalmente ho preparato uno dei miei soliti libretti con le principali conversazioni... La lingua? L'inglese, che poi non è la lingua di nessuno di noi! Ma noi andiamo avanti felici e contenti.

martedì 28 aprile 2026

Così dovremmo essere

 

“Appassionato di Gesù Cristo e totalmente fedele alla Chiesa”. Così Paolo VI definì sant’Eugenio il giorno della beatificazione.

Oggi, parlando della Regola, leggo per la prima volta il decreto con il quale Pio XI approva la nuova edizione del 1826 e trovo una definizione simile, estesa, questa volta, a tutti gli Oblati degli inizi: “l'epoca del Fondatore e dei suoi compagni ha lasciato ai suoi successori un esempio da seguire: un amore ardente per Gesù, una piena obbedienza alla Chiesa”.

Si vede che è proprio una caratteristica oblata. È quanto dovremmo vivere anche noi e lasciarlo come esempio a quando ci seguiranno.

lunedì 27 aprile 2026

La libertà del cuore

Tra la torre della cattedrale e la casa della sorella di sant’Eugenio, ho iniziato il corso di spiritualità con due temi sul discernimento. Sembrerebbe una cosa un po’ astratta, invece è un soggetto interessantissimo perché aiuta a seguire la via per giungere alla volontà di Dio.

Gli esempi sono quelli di sant’Eugenio: come ha vissuto questa ricerca appassionata e sofferta, passando attraverso autentiche notti. E dopo ogni notte una nuova scelta di Dio, un passo avanti, una grande libertà interiore.

La strada che percorre è in tre tappe:

1. Sincerità: conoscere se stessi, le reali attitudini e possibilità, senza mascherare gli sbagli… Senza però fermarsi a guardare sé stessi: ci sarebbe il pericolo della depressione! Subito alzare lo sguardo. Ed ecco il secondo punto:

2. Fede: riconoscere l’amore di Dio, la sua presenza nella nostra vita. Eugenio ricorda con precisione tanti momenti: quella messa, quella comunione, quella lettura del Vangelo… E avanti, fidandosi di Dio!

3. Generosità: conoscere i bisogni dell’umanità perché per essa viviamo, saper leggere i segni dei tempi e rispondere con generosità a quello che Dio chiede per il bene degli altri.

Una delle sue esperienze più forti è stata quando si è sentito abbandonato dal Papa. È un tunnel buio e lungo… Alla fine ne esce fuori un uomo nuovo, che sperimenta la libertà dello Spirito: “È questo Spirito divino che d’ora in poi deve essere il Maestro assoluto della mia anima, l’unica guida dei miei pensieri, dei miei desideri, dei miei affetti, di tutta la mia volontà”.

domenica 26 aprile 2026

La Madonna di Montenero

Montenero, era detto anche Monte del diavolo, un monte tenebroso. La collina che sovrasta Livorno incuteva timore più che per la natura selvaggia, perché c’erano covi di briganti e di corsari. Ma da quando nel 1300 un pastore vi portò la Madonna delle grazie è diventato un monte luminoso!

Suor Benedetta sa che quel santuario è legato a un evento particolare: il salvataggio di mio padre dal naufragio… Una storia che ho raccontato tante volte e che è particolarmente cara a tutta la mia famiglia. Così, prima della mia partenza, mi ha messa in mano una busta con dentro… una bella immagine della Madonna di Montenero… perché protegga anche me come ha protetto mio padre.

sabato 25 aprile 2026

Un carisma ed io


 

Mi sono abbonato a “Passa parola”: quattro libri all’anno. Ieri è arrivato il secondo di quest’anno: Michele Genisio, Un carisma e io. L’ho messo nella borsa e questa mattina, prima in aereo poi in bus, l’ho divorato: lettura ininterrotta dalla prima all’ultima pagina. Divertente, drammatico, commovente fino a farmi piangere. Mi ha fatto rivivere pagine della mia vita. Le storie vere sono sempre le più belle.

venerdì 24 aprile 2026

L’Incompiuta di Schubert e la mia

Una leggenda romantica narra che Schubert avrebbe interrotto la composizione della sinfonia, poi intitolata Incompiuta, perché non trovava più ispirazione per continuare all’altezza dei primi due movimenti. Sembra invece che l’abbia abbandonato perché l’aveva dimenticata in un cassetto o per più basse ragioni economiche, dedicandosi a un’opera più redditizia… Fatto sta che è rimasta incompiuta, anche se alcuni hanno tentato di completarla; ultimo il compositore Lucas Cantor, nel 2019, usando l’intelligenza artificiale!

Non sono Schubert, ma di cose incompiute me ne trovo tante e sempre per motivi banali… Anche quando morirò lascerò qualcosa di incompiuto. Siamo fatti così…

Mi torna alla mente quello che il vescovo Pietro Fiordelli mi ha detto al termine della consacrazione sacerdotale, con la solenne formula liturgica: “Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento”. Che bello pensare che la mia Incompiuta sarà completata dall’amore di Dio!