lunedì 7 marzo 2016

La misericordia secondo Pascal e Rabi'a



Sto leggendo un bel libro di Ravasi sulla misericordia. Vi ho trovato questi due pensieri.

Il primo è di Pascal, che si immagina un colloquio tra Dio e l’anima:
Dio: Se tu conoscessi i tuoi peccati ti dispereresti!
L’anima: Se tu mi li mostri, allora mi dispererò.
Dio: Non ti scoraggerai perché i tuoi peccati ti saranno rivelati nel momento stesso in cui ti saranno perdonarti.

Il secondo è di una mistica musulmana, Rabi’a (VIII secolo), di cui si racconta questo dialogo:
Un uomo disse a Rabi’a: Ho commesso tanti peccati. Se mi pento, Dio mi perdonerà?
Rabi’a rispose: No, tu ti pentirai, quando egli ti perdonerà.


domenica 6 marzo 2016

Domenica a Galleria Borghese



Dopo villa Giulia e villa Farnesina, questa prima domenica del mese il ministro Franceschini mi ha concesso di visitare la Galleria Borghese.


Com’è possibile che in così poco spazio (si fa per dire… è una villa grandiosa) siano raccolte tante opere d’arte, tanta bellezza: Bernini, Tiziano, Caravaggio, Lotto, Canova…
Quanta ricchezza, che patrimonio culturale.
È nostro!


sabato 5 marzo 2016

Un uomo aveva due figli…

Un uomo aveva due figli… È il più fortunato degli incipit evangelici
Appare subito il Padre misericordioso, che dà corda alla fuga ribelle, vive in trepida attesa, accoglie senza recriminazione, perdona con generosità, dona la possibilità di ricominciare. Se non l’avesse detto Gesù, chi avrebbe creduto che Dio è così? Perché, a immagine d’uomo, l’abbiamo dipinto irato e vendicativo e non nell’abbraccio rigenerante, nel bacio della pace?

Tra i due figli ci piace identificarci nel più giovane. Riconosciamo in lui le nostre rivolte, le fughe dalla tua volontà, l’insofferenza alla tua legge, gli errori, i peccati di cui siamo capaci, la tristezza e la solitudine in cui ci gettano le scelte sbagliate.
Ma soprattutto ci vediamo espressi nel desiderio del ritorno, anche se con l’incertezza di come saremo accolti, col timore del meritato castigo.
Più ancora il figlio minore ci dà la speranza del perdono, ci svela il volto d’un Padre capace di inaspettato amore, ci protende al suo bacio, ci apre all’intimità della casa ritrovata.

Più difficile identificarci col figlio maggiore, sdegnoso, geloso, intollerante, gretto e meschino, senza quell’aura d’intraprendenza e d’avventura che rende comunque affascinante il giovane.
“Questo tuo figlio”, dice al padre per indicare il fratello, che non riconosce più come tale. “Questo tuo fratello”, risponde il padre, ricordandogli che il prodigo peccatore è pur sempre suo fratello.
Soltanto quando nel fallito, nel ribelle, nel cattivo riconosco “mio fratello”, come fa il Padre misericordioso, saprò pregare, sperare, attendere, accogliere, perdonare, donare fiducia perché, morto ritorni in vita, perduto sia ritrovato.

 

venerdì 4 marzo 2016

Mail e whatsApp tra i frutti della Parola a Sant’Eustachio


Mi è giunta un’eco della serata di ieri a Sant’Eustachio:

Ieri sera è stato bellissimo l'incontro a S. Eustachio. Padre Fabio ha parlato della Parola, facendoci riscoprire la bellezza della vita della Parola nei primi tempi dell'Ideale e ci ha raccontato anche come nascono i suoi commenti alla Parola. Ma quello che conta - diceva - non è il commento, ma è la vita ed è la comunione delle esperienze. E quindi ci ha invitati lì per lì a mettere in comune esperienze del mese passato. E' stato un incontro molto vivo, un pezzetto di "Risurrezione di Roma" in atto.

Personalmente, mi sono sentito spinto a vivere di più la parola e a far circolare le esperienze. Se dovessi dire qualcosa del mese passato, oltre a qualche episodio particolare, ho visto che la Parola mi spingeva a far sentire alle persone il più possibile la mia stima, un dono che può sembrare quasi insignificante e invece può costruire tanto.
E’ successo ancora ieri: mentre scendevo dall’autobus, una signora straniera, sentendosi guardata così, ha risposto con un grande sorriso. Era solo uno scambio di sguardi, ma ... rimane in Dio.
Un altro campo venuto in rilievo sono le mail e i whatsApp. Con le tante cose che ci arrivano ogni giorno, a volte anche i rapporti più importanti rischiano di svuotarsi. Ci riduciamo magari a poche cose, un po’ superficiali e pragmatiche. Ho visto che a volte aiuta rileggere una mail, prima di spedirla, per vedere se esprime davvero stima, amore, rapporto, e quindi costruisce. Anche nei gruppi WhatsApp in questo modo si può alzare il termometro. Facendo così, una giornata che magari inizia un po’ grigia, col passare delle ore prende colore e a volte, quando si conclude, nell’anima è vera festa. 

mercoledì 2 marzo 2016

La Parola di vita a sant'Eustachio

La “Parola di vita” è una creazione di Chiara che risale agli inizi degli anni Quaranta del secolo scorso. Sceglieva una frase della Scrittura, solitamente tratta dai Vangeli, e la proponeva a vivere. L’accompagnava con un suo scritto. Più che un commento era una lettura carismatica, un’intuizione, uno sprazzo di luce, un sussulto di gioia, un impulso deciso a mettere in pratica la Parola, a viverla. Il suo scritto aveva un carattere immediato, incisivo, diretto. Chiara aveva creato un nuovo genere letterario, la “Parola di vita”, appunto.

Parlando a Montet, il 28 settembre 1982, raccontava cos’era agl’inizi della sua esperienza, vivere la Parola di vita – perché la Parola di vita era fatta per essere vissuta! –: «È incredibile l’intensità con la quale si viveva la parola. La Parola era la vita, era il respiro. Sentivamo di dover essere la Parola, di aver senso solo essendo la Parola. Nient’altro aveva significato, né le circostanze, né il dolore, né la malattia... Perciò in noi non viveva più Chiara, Graziella, Natalia..., ma viveva Cristo che è la Parola. Questa radicalità di vita ci faceva acquistare una grande libertà. Vivendo la Parola capivamo e comunicavamo il Vangelo a tutti. Ed era proprio grazie alla Parola vissuta che conquistavamo tante persone. La nostra evangelizzazione è sempre stata la vita della Parola. La vita della Parola infatti provocava in noi un unico effetto: essere sempre nel soprannaturale. Ed è stato questo vivere intensamente la Parola che ci faceva essere Gesù, singolarmente e insieme, e che ha reso possibile l’entrata in Paradiso».

Da gennaio 2015 la Parola di vita porta la mia firma…
Una pagina del Diario di Chiara del 15 gennaio 1982, mi è stata particolarmente di luce in questo lavoro: «“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”. Noi distribuiamo tot parole di vita e ci sembra un'operazione del Movimento. In realtà, messa al suo posto la Parola come un particolare della nostra spiritualità, che è l’Unità, ho capito che distribuir la Parola è dar Dio alle persone. Come dar l’Eucarestia. E ho compreso che questa è la nostra forma di evangelizzazione. Non bisogna vedere chi la commenta ma ciò che è commentato. E dobbiamo nutrirci continuamente della parola perché è “lampada per i miei passi” e “luce sul mio cammino”».

Quando penso alla povertà dei miei commenti e alle critiche, mi rispondo: “Non bisogna vedere chi la commenta ma ciò che è commentato”.
Quando penso che vivo in maniera così limitata la mia vocazione missionaria, mi dico: “distribuir la Parola – e viene distribuita in milioni di copie, in tutti gli albienti, in più di 80 lingue… – è dar Dio alle persone. Come dar l’Eucarestia… è la mia forma di evangelizzazione”.
Di essa posso nutrirmi, con essa posso nutrire.
Ne parliamo giovedì sera a Sant’Eustachio…
  

martedì 1 marzo 2016

Parola di vita di marzo


“È giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11, 20).
Era quanto attendevano gli Ebrei del suo tempo. Gesù cominciò ad annunciarlo appena prese a percorrere villaggi e città: “Il regno di Dio è vicino” (cf Lc 10, 9). E subito dopo: “È giunto a voi il regno di Dio”; “Il regno di Dio è in mezzo voi!” (Lc 17, 21). Nella persona di Gesù Dio stesso veniva in mezzo al suo popolo e riprendeva in mano la storia con decisione e con forza, per condurla alla sua meta. I miracoli che Gesù compiva ne erano il segno.
Nel brano del Vangelo da cui è tratta la parola di vita, Egli ha appena guarito un muto liberandolo dal diavolo che lo teneva prigioniero. È la prova che egli è venuto a vincere il male, ogni male e a instaurare finalmente il regno di Dio.
Questa locuzione, “regno di Dio”, nel linguaggio del popolo ebraico indicava Dio che agisce in favore di Israele, lo libera da ogni forma di schiavitù e da ogni male, lo guida verso la giustizia e la pace, lo inonda di gioia e di bene; quel Dio che Gesù rivela come “padre” misericordioso, amoroso e pieno di compassione, sensibile alle necessità e alle sofferenze di ognuno dei suoi figli.

Anche noi abbiamo bisogno di ascoltare l’annuncio di Gesù: “È giunto a voi il regno di Dio”.
Guardandoci attorno spesso abbiamo l’impressione che il mondo sia dominato dal male, che i violenti e i corrotti abbiano il sopravvento. A volte ci sentiamo in balìa di forze avverse, eventi minacciosi che ci sorpassano. Davanti a guerre e calamità ambientali, a stragi e cambiamenti climatici, a migrazioni e crisi economiche e finanziare, ci sentiamo impotenti.
È qui che si colloca l’annuncio di Gesù, che ci invita a credere che Egli, già da ora, sta vincendo il male e sta instaurando un mondo nuovo.

Nel mese di marzo di 25 anni fa, parlando a migliaia di giovani, Chiara Lubich affidava loro il suo sogno: «Rendere il mondo migliore, quasi una sola famiglia, quasi appartenente a un’unica patria, a un mondo solidale, anzi a un mondo unito». Allora come oggi questo sembrava un’utopia. Perché il sogno però diventasse realtà, li invitava a vivere l’amore reciproco, nella certezza che così facendo avrebbero avuto tra loro «Cristo stesso, l’Onnipotente. E ogni cosa potrete sperare da lui».
Sì, è Lui il regno di Dio.
Il nostro compito? Fare in modo che egli sia sempre tra noi. Allora, continuava Chiara, «sarà lui stesso che opererà con voi nei vostri Paesi, perché lui tornerà in certo modo nel mondo, in tutti i luoghi in cui vi trovate, reso presente dal vostro reciproco amore, dalla vostra unità. E lui vi illuminerà su tutto il daffare, vi guiderà, vi sosterrà, sarà la vostra forza, il vostro ardore, la vostra gioia. Per lui il mondo, attorno a voi, si convertirà alla concordia, ogni divisione si suturerà. (…) Amore, dunque, fra voi ed amore seminato in molti angoli della terra fra i singoli, fra i gruppi, fra nazioni, con tutti i mezzi, perché sia realtà l’invasione d’amore, di cui ogni tanto parliamo, e prenda consistenza, anche per il vostro contributo, la civiltà dell’amore che tutti attendiamo. A questo siete chiamati. E vedrete cose grandi».