Nel
cuore del figlio, di Pierluigi Vito.
Surreale.
Rocambolesco. Inverosimile. Proprio un romanzo! Cattura. Incalzante (lontano
dalla lentezza meditativa del romanzo di Remo Rapino, Di nome faceva Arturo,
sempre nella stessa collana “Narrazione” di Città Nuova, che mi ha ugualmente preso). Con finale
imprevedibile. Proprio un romanzo! Una scrittura affasciante (ma come fanno gli
scrittori bravi a scrivere così bene?). Proprio un romanzo!
Mi
ha richiamato La stanza del figlio di Nanni Moretti. Anche se nel
romanzo la ricerca del figlio è più drammatica e coinvolgente.
Citazioni?
Sarebbero troppe, tra variegati tipi di narrazione: soliloqui, scambio di email,
racconto, dialoghi...
Nei
dialoghi appaiono pagine particolarmente intense, come il discorso di Mattia
rivolto alla (alle) famiglia, o come quello della mamma cieca che parla del
vedere e del sentire (discorsi improbabili, che forse potrebbero andare meglio in bocca al narratore).
208
pagine lette in poche ore. Rubando il tempo al lavoro; oppure un assaggio di
vacanza di un'estate alle porte, con quel gusto sottile di libertà di quando si fa forca a scuola
(l’ho assaporato una sola volta nella mia lunga carriera di studente…). Mi auguro che siano tanti a prendersi questo momento di distacco per una lettura che ritempra e lascia un senso profondo di speranza e di pace.

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