A Marino un centinaio di amici per ricordare p. Messuri, morto proprio il giorno del Corpus Domini. Parlo loro dei "sì" di p. Armando e insieme ci confrontiamo sui nostri "sì"...
Il risveglio al mattino segna una cesura netta tra notte e
giorno. È come si chiudesse una porta, che lascia dietro di sé un mondo –
spesso quello dei sogni – che sparisce irrimediabilmente, e ne apre uno tutto
nuovo, ricco di incognite e di promesse.
Da un po’ di tempo mi torna l’immagine di un fiore che al
mattino si apre alla luce del giorno e a sera si chiude con il sopraggiungere
del buio.
Mi sveglio e mi sento rinascere. La prima parola che mi
fiorisce sulle labbra è un “sì” alla vita. Un sì rivolto al Padre, che tutto ha
creato e tutto ricrea ogni mattina: anch’io mi sento ricreato. Un sì rivolto al
Padre origine della vita, che ogni mattina fa rivivere, e mi fa rivivere. Che
dono la vita! Ogni giorno mi è data nuova. La vita è un appello, è Dio che mi
chiama e io che gli rispondo: “Sì”.
Fiorisce poi un altro “sì”, rivolto a Gesù che mi chiama a seguirlo. Mi ha chiamato tanti anni fa, ma ogni mattina è una nuova chiamata: “Tu, seguimi!”. “Sì, Maestro, Signore mio, Dio mio. Eccomi!”. Dove, come mi guiderai oggi? Non lo so, ma mi fido di te, ti seguirò ovunque andrai.
Ed ecco un terzo “sì”, allo Spirito Santo che, silenzioso,
abita dentro e si risveglia con me e di nuovo fa sentire la sua voce. Cosa mi
suggerirà durante il giorno? Non lo so ancora, gli dico comunque il mio “sì”
preventivo.
Un unico “sì” ripetuto tre volte, che umanizza la mia vita,
che è tale veramente solo se si pone in risposta alla chiamata ed avvia il
dialogo. Un “sì” forgiato su quello di Maria: mai da creatura fu pronunciato un
“sì” come il suo; un “sì” d’una densità unica, capace di dar vita alla Vita.
Ed eccomi avvolto dall’Amen di Gesù, che ricapitola,
raccoglie in sé, dà consistenza ad ogni “sì”, per offrire tutto al Padre, così
che Dio sia tutto in tutti.


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