martedì 20 gennaio 2026

È una agiografia sì o no?

Dalla rivista “Città Nuova” mi è stata girata la domanda di un lettore riguardo al libro Lacrime e stelle: «Sono rimasto perplesso leggendo “la confessione” di Ciardi in CN 10. Di solito le agiografie si fanno per i santi definiti tali dalla Chiesa… o no?. Gino». Ed ecco la mia risposta:

“Confesso il peccato: ho scritto un’agiografia”. Così iniziava la mia pagina su “Città Nuova” di ottobre 2025. Spero si sia colto il taglio ironico. È stata una battura in reazione a un profilo di Chiara Lubich ad opera di una grande scrittrice, bellissimo, ma che inizia poco felicemente con: “di Chiara si scrivono soltanto agiografie”. Non ho scritto una “agiografia”. Volevo solo dire che forse il mio libro lo chiameranno così quanti dicono che di lei si scrivono solo agiografie. Da parte mia ho voluto fosse una “autobiografia” e tale definisco il libro. In esso non le do mai il titolo di santa, anche se credo che lo sia. Non sono andato contro il decreto del 1642 di Urbano VIII. Anche alla fine del breve articolo, quando ho affermato che “scrivere col cuore” può essere una risorsa in più per giungere al cuore del santo (non della “santa”!) mi riferivo semplicemente al noto “canone della consonanza ermeneutica”, secondo il quale per capire qualcosa fino in fondo, occorre entrare in sintonia con essa.

È un modello di vita? Non occorre essere proclamati ufficialmente santi per esserlo. Lo sono già tanti, fino all’ambasciatore Luca Attanasio… Non può esserlo Chiara Lubich? Benedetto XVI l’ha definita: «generosa testimone di Cristo, che si è spesa senza riserve per la diffusione del messaggio evangelico in ogni ambito della società contemporanea, sempre attenta ai “segni dei tempi”… donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace». Una persona così può essere di modello, almeno per alcuni. 

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