mercoledì 7 gennaio 2026

Cosa rimane d'una vita?

Casualmente mi trovo tra le mani una copia dell’ultima edizione della Regola edita da sant’Eugenio nel 1853. Nel risvolto di copertina con una scritta a mano Eugenio Baffie annota:

“Oggi (19 febbraio 1877) ho ricevuto questo libro, in uso del mio amatissimo fratello [Julius-Marcelin] Tourel, deceduto il 30 [31] dicembre 1876, quattordici mesi dopo la sua professione. Lo ricevo assieme alla croce di quel carissimo fratello che, con la sua modestia, profonda umiltà, mitezza e pazienza, si è posto come esempio e, sebbene sia stato strappato alla vita nel fiore degli anni, ha compiuto un’esistenza pienissima, per cui speriamo che, sebbene sia stato chiamato improvvisamente alla morte, la sua morte sia stata comunque preziosa agli occhi del Signore. Possa il benignissimo Gesù concedermi questa stessa grazia, attraverso le preghiere di questo carissimo fratello”.

Eugène Baffie testimonia un’antica usanza, quella di prendere, al momento dei voti, la croce di un Oblato defunto, quasi per continuarne la memoria. Non sempre è possibile, ma avviene sovente anche oggi. Eugène Baffie prende in eredità anche il libro delle Regole.

Eugène Baffie (1855-1920), un grande Oblato, professore, rettore del seminario di Fréjus, vicario generale… tra l’altro ha scritto il primo libro sulla nostra spiritualità: Esprit et vertus de mons. Eugène de Mazenod.

Ma Julius-Marcelin Tourel? Cosa rimane di questo giovane Oblato morto a 23 anni? Solo il foglio dei suoi voti… e la bella testimonianza di Baffie: “modestia, profonda umiltà, mitezza e pazienza… ha compiuto un’esistenza pienissima”.

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