lunedì 12 settembre 2016

Pasquale Lanese, Missionario di frontiera

  


Missionario di frontiera nel senso letterale del termine, al confine tra Texas e Messico, quando ancora si poteva andare da una parte e dall’altra, tra le popolazioni ispano americane, prima che gli Stati Uniti erigessero il muro che vorrebbe contenere le immigrazioni dal Sud al Nord: l’indefinita linea di confine è ora ben demarcata.
Padre Lanese, originario di Ripalimosani, in Molise, vi giunge nel 1953, erede di una epopea missionaria nata poco più di 100 anni prima, quando arrivarono i primi Oblati e l’8 dicembre 1849 celebrarono la loro prima messa in un negozio di Brownsville.
Erano in sette, proveniva dalla Francia: tutti ventenni! P. Pietro Keralum, che aveva studiato architettura a Parigi, costruì la prima chiesa, appena sei anni dopo il suo arrivo. Era il primo edificio in muratura della città e sarebbe diventata la cattedrale.
Brownsville, assieme a Galveston, divenne il punto di partenza per un lavoro missionario che si estendeva a nord-ovest lungo il corso del Rio Grande e a nord lungo il mare. Mission, Rio Grande City, Roma, Laredo, Eagle Pass sono soltanto alcune delle città dove gli Oblati hanno annunciato il Vangelo, unici sacerdoti e costruttori di decine e decine di chiese; le cittadine nelle quali anche padre Pasquale Lanese ha svolto il suo lavoro.
Quando l’ho incontrato, sei anni fa, si trovava a Brownsville. Non era più parroco, vista l’età e la progressiva perdita di memoria. Ma il nuovo parroco e gli altri Oblati della cattedrale non glielo facevano sapere, e lui salutava ancora la gente – e tutti lo salutavano – come fosse il parroco di sempre.
Non ci eravamo mai visti prima di allora, eppure mi riservò una festa indicibile, offrendomi addirittura l’Amaretto di Saronno. Gli bastava sapere che ero un Oblato e per di più italiano, proveniente da una patria lasciata da quasi sessant’anni per rispondere alla vocazione missionaria.
Sono stato con lui poco più di una giornata. Come ricordo porto ancora con me una foto che gli ho scattato: un sorriso meraviglioso che faceva trasparire un’anima semplice e pura. Me lo ricordo così, ora che è partito per il Cielo, bruciando ogni frontiera.


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