martedì 2 settembre 2014

Nella Terra di Gesù / 1


Una assistente di volo, abituata dunque ai mille viaggi attorno al mondo, questa volta compie un viaggio particolare che la segna nel profondo. Me lo ha raccontato:

Ho volato decine di volte su questa rotta, per una destinazione che non rappresentava molto di più di quelle tre lettere, TLV, impersonale “codice fiscale” di un aeroporto.
Oggi sono seduta e guardo l'equipaggio muoversi davanti a me, oggi la telecamera della mia mente è puntata su un altro sfondo e registra tutto da un altro punto di vista. Oggi quel codice triletterale è sostituito da due pronomi: io e Lui. Oggi finalmente per una volta scenderò, varcherò la dogana e andrò a cercarlo nei suoi luoghi, sulle strade che ha percorso, negli angoli di città dove ha predicato, sul monte dove si è manifestato nella più umana delle debolezze, per poi elevarsi a una dimensione a noi sconosciuta.
Oggi non tornerò indietro appena toccata terra… oggi non tornerò indietro.

Prima tappa: Nazareth. Cerco di immedesimarmi in quella donna bambina, che spaventata dapprima fugge alla vista dell'angelo, poi ascolta, capisce, accetta; una “povera di spirito” che si confessa al suo promesso sposo, e insieme a lui si predispone a custodire e offrire il dono più grande all'umanità.
Saliamo sul Monte Tabor, respiro la pace, la sento avvolgermi come una coperta, l'orizzonte mi mostra i confini di questa terra così ricca di storia, tutto intorno mi parla di Lui, la natura, il calore del sole, il silenzio. E in questo silenzio all'improvviso si alza una leggera brezza, così lieve e al tempo stesso decisa, un vento che ha voce, mi accarezza il viso e poi si dirige verso le foglie, sussurra tra le fronde di un salice per poi allungarsi verso il lungo viale di cipressi e poi giù fino a valle. Lascio il Monte Tabor con un forte desiderio di fermarmi, per sperimentare ancora quell'attimo di pace assoluta.
Scendiamo verso il lago di Tiberiade: qui un altro vento spinge la nostra barca, ci trasporta lungo la superficie del lago e lungo la memoria di tanti passi del Vangelo; questo posto è custode di tanti avvenimenti, di pesche miracolose, di tempeste, di dubbi e di certezze: quelle che Gesù infuse nei suoi discepoli, quelle racchiuse nella mano di Cristo che, tesa verso Pietro, lo incita a fidarsi, ad affidarsi a Lui, e così lo salva... Penso a quel momento, e a quante volte ciò accade nella vita reale, e a quante volte rinunciamo a fidarci, per affogare nelle nostre paure, nel peso delle preoccupazioni, e aspettiamo che Lui ci salvi, dimenticando però di tendergli la mano, di spogliarci del nostro orgoglio per chiedere umilmente aiuto a Lui.
Passiamo da Magdala, luogo diventato meta di pellegrinaggi solo recentemente, eppure così importante: visitiamo i resti di una splendida sinagoga del I secolo. Lui sicuramente è passato da qui… e celebriamo la messa in una chiesa che si affaccia sul mare di Galilea. Un altro angolo di pace, una grande vetrata che guarda la superficie del lago, un altare a forma di barca che rievoca la predicazione e i discepoli, tante colonne a ricordare le donne presenti nel Vangelo, e una senza nome, o con tanti nomi, dedicata a tutte le donne che ogni giorno testimoniano con la loro vita l'amore di Dio e lo trasmettono ai loro figli, nipoti, compagni.
Mi fermo in fondo alla chiesa e fisso l'altare, quella croce così semplice ma al tempo stesso così imponente; un soffio di vento leggero, rinfrancante in questo caldo mattino, fa muovere il drappo sulla croce e smuove i miei pensieri: “Duc in altum è scritto sulla facciata della Chiesa.. prendi il largo Pietro, prendi il largo chiunque tu sia a visitare questo posto, fidati di Lui e fatti accompagnare.
Il nostro peregrinare continua, i luoghi si accumulano nella memoria, sgomitano nella folla di ricordi cercando di assicurarsi un cassetto libero dove stabilirsi per non essere dispersi; forse ha ragione la nostra guida, forse tutto si chiarirà al ritorno: a casa, durante le liturgie, le letture, ogni  brano prenderà forma, ogni luogo citato sarà una nitida foto nell'album della mia memoria; per ora regna solo una gran confusione, e quella voglia di trovarlo, di sentire la sua presenza, qui dove Lui è passato.


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