Oggi abbiamo ascoltato Gesù: "Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici" (Gv 15,15). L’amicizia, che gran dono! Soprattutto se l’amico è nientemeno che il Figlio di Dio!
Sant'Aelredo di Rievaulx, all’inizio del secondo millennio,
ha scritto un libro sull’amicizia:
“Fra i valori umani non c'è nulla di più santo da
desiderare, nulla di più utile da cercare, nulla di più difficile da trovare,
nulla di più dolce da sperimentare, nulla di più fruttuoso da possedere che
l'amicizia. Essa non dà frutto nella vita presente, quella di oggi, quanto
nella vita futura; la sua dolcezza dà sapore a tutte le virtù; la sua forza
lotta contro i vizi; tempera le avversità e modera la prosperità.
Che gioia, sicurezza, fortuna avere qualcuno con cui parlare
senza timore, come a sé stessi; a cui confessarsi senza paura se si è
sbagliato; a cui rivelare senza arrossire i progressi spirituali, a cui
affidare i segreti del cuore e manifestare i propri progetti! (...)
Non c'è medicina più energetica, più efficace, più
eccellente per le nostre ferite, in tutto quanto ci capita quaggiù, che avere
qualcuno che venga a compatire le nostre delusioni e accorra a congratularsi
nei successi: due amici, come dice l'Apostolo (cfr. Ga 6,2), si spalleggiano
l'un l'altro, portano i pesi l'uno dell'altro o meglio, ognuno trova il suo più
leggero di quello dell'amico. (...)
L'amicizia è un grado prossimo verso la perfezione che
consiste nell'amore e conoscenza di Dio: un uomo, dal momento che è amico di un
altro uomo, diventa l'amico di Dio, secondo la parola del Salvatore nel Vangelo:
"Vi ho chiamato amici" (Gv 15,15)”.

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