La settimana di celebrazione dei 200 anni dell’approvazione pontificia si è conclusa questa mattina con l’incontro di Leone XIV con gli Oblati.
Tutto era iniziato con l’incontro con Leone XII, quando
affermò solennemente: «Erigiamo questa famiglia nella speranza che i suoi figli…
cerchino con tutte le forze e con l’esempio di portare nel seno della Madre di
misericordia gli uomini che Gesù Cristo sospeso sulla croce volle affidare a
lei come figli». Che missione solenne ci veniva offerta dalla Chiesa!
Oggi il suo successore, che porta lo stesso nome, ci
conferma quella missione, ricordando le parole evangeliche che hanno ispirato sant’Eugenio:
«“Mi ha
mandato ad evangelizzare i poveri” (cfr Is 61,1; Lc 4,18)
è il motto che Sant’Eugenio de Mazenod ha scelto per gli Oblati, da
lui fondati con grande coraggio in un momento in cui l’Europa era scossa da
vicende complesse e drammatiche, che acuivano l’impellenza dell’annuncio del
Vangelo agli ultimi. Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese
in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse
produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è
forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia,
a rispondere alla richiesta di aiuto del Confratello nell’Episcopato Monsignor
Bourget, Arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in
altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia. Generosità che fu premiata, di
fatto, da un’impressionante fioritura missionaria e vocazionale; il che
testimonia come la docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo e l’attenzione
alle urgenze della carità sono, per ogni fondazione, fonte di fecondità e
fermento di crescita».
Il Papa, dal passato, ha rivolto lo sguardo sul presente
della nostra Famiglia:
«Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini».
Ci ha poi rilanciato, facendole proprie, le forti parole che
Francesco rivolse ai partecipanti al Capitolo Generale, il 3 ottobre 2022: «A
questa Chiesa, che il Fondatore vi ha insegnato ad amare come una madre,
offrite il vostro slancio missionario e la vostra vita, partecipando al suo
esodo verso le periferie del mondo amato da Dio, e vivendo un carisma che vi
porta verso i più lontani, i più poveri, coloro che nessuno raggiunge».
Ha infine richiamato il senso della famiglia voluto
fortemente da sant’Eugenio, indicandoci le fonti che possono alimentarlo: «Per
dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente
impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia,
dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla
celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei
cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e
di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono
specchio dell’amore di Dio nel mondo».
Si conclude qui questo grande incontro fraterno, che ha visto arrivare a Roma Oblati dal Camerun, Polonia, Italia, Uruguay, Basile, Congo, Stati Uniti, Australia, Paraguay, Ciad. Spagna, Francia, Danimarca, Bangladesh, Sud Africa, Pakistan, Messico, Namibia, Giappone, Perù, Cile.
Con noi questa mattina all’udienza con Papa c’erano anche le
altre persone della Famiglia carismatica che ci hanno accompagnato in questi
giorni: i nostri laici, le COMI, le OMMI…
Pronti a ricominciare… per altri 200 anni!




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