lunedì 7 ottobre 2019

Bellezza e santità


   
La bellezza del cristianesimo è data dai suoi santi.
La bellezza dell’essere cristiani sta nel camminare per diventare santi.
Il cardinal Ratzinger confidava: «Io ho spesso affermato essere mia convinzione che la vera apologia della fede cristiana, la dimostrazione più convincente della sua verità, contro ogni negazione, sono da un lato i Santi, dall’altro la bellezza che la fede ha generato. Affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a incontrare i Santi, a entrare in contatto con il bello».
Santità e bellezza possono considerarsi sinonimi. Ormai da anni nella mia preghiera quotidiana chiedo che la Chiesa sia “sempre più bella”, poi chiedo che sia più santa, più mariana, più evangelica, più profetica, più carismatica, più missionaria… Non so da dove mi viene questa prima richiesta, “sempre più bella”, alla quale si associa immediatamente la richiesta della sua santità, ma prego così da tanto, mettendo insieme bellezza e santità. Soltanto preparando questa conversazione mi sono accorto di questo ordine nella mia preghiera.


La Chiesa dice di sé stessa, come la sposa del Cantico, “sono nera e bella” (1, 5). I popoli neri non ne abbiano a male se una certa estetica femminile faceva coincidere la bellezza con la carnagione bianca, evitando l’esposizione al sole. I Padri della Chiesa, a cominciare da Origene, vedevano in questa affermazione, “sono nera e bella”, la duplice provenienza della Chiesa, dai gentili e dagli ebrei, ma anche la presenza nel suo seno di peccatori e di santi. La Chiesa è bella nonostante o forse proprio perché fatta di peccatori che hanno bisogno di conversione costante.
«La santità è il volto più bello della Chiesa» leggiamo nell’esortazione apostolica Gaudete ed exultate (5). Di qui l’invito di Papa Francesco: «Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità – (…) Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza che procede dall’amore del Signore, “come una sposa si adorna di gioielli” (Is 61,10)» (15).
Di conseguenza il Papa invita a «lasciarsi condurre dallo Spirito sulla via dell’amore» e di «appassionarsi per comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo e di cercare i lontani nelle immense moltitudini assetate di Cristo» (57).
Il cardinale Angelo Amato racconta che, quando era Prefetto della Congregazione dei Santi, alla fine di ogni incontro con Papa Francesco – almeno due al mese – «egli mi ripeteva con convinzione e con il sorriso sulle labbra: “i Santi sono i più convincenti testimoni di Gesù e del Vangelo. Noi proferiamo parole, i Santi parlano con la loro esemplare esistenza cristiana”». La santità è il volto più bello della Chiesa. Se per lo scrittore Ken Follett le cattedrali sono i pilastri del mondo, per il Papa i santi sono i pilastri della Chiesa e del mondo.

La bellezza del cristianesimo si esprime non tanto o soltanto nelle opere d’arte a cui ha dato vita, ma nei suoi martiri e nei suoi santi. La bellezza di essere cristiani è la bellezza della santità: mostrare un volto di misericordia, di donazione, di benevolenza, di vicinanza, di amore.
Santità e bellezza tornano a coincidere e ognuno di noi può diventare icona di Dio, trasparenza di Dio per l’altro, una finestra che dà luce perché tutta luce, come scriveva Pavel Florenskij, un altro innamorato della bellezza: «una finestra è una finestra in quanto attraverso ad essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è “somigliante” alla luce (…), ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio».


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