mercoledì 17 marzo 2021

Nelle tue mani consegno il mio spirito / 1


 

Com’è diversa la conclusione della vita di Gesù, nel racconto di Luca, rispetto a quella di Matteo e Marco. Grida ancora a gran voce, ma questa volta non è un interrogativo – “Perché mi hai abbandonato?” –, è una preghiera fiduciosa: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (23, 46). Al salmo 22 subentra ora il riferimento al salmo 31:

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia. (…)
Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. (…)
Io confido in te, Signore,
dico: “Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani (2-6.15).

«La vita di Gesù – rileva Gerard Rossé – non finisce con un tragico punto interrogativo, ma nella serena convinzione di un compimento». Egli accetta pienamente il volere del Padre, come già aveva espresso nell’orto degli ulivi: «Padre… non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (23, 42).

Gesù muore con una preghiera, come ha sempre vissuto in costante preghiera.

Muore con sulle labbra la parola “Padre”. Era stata la prima parola che lo abbiamo sentito pronunciare: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (2, 49), ed ora è la sua ultima parola: “Padre”. Prega rivolgendosi a Dio come aveva sempre fatto: «Ti rendo lode, o Padre…» (10, 21); «Padre, se vuoi…» (22, 42); «Padre, perdona loro…» (23, 34). Dall’inizio alla fine della vita, ciò che guida Gesù, nel suo parlare e nel suo agire, è il rapporto particolare e unico con il Padre.

Si affida alle sue “mani”: mani forti che sanno proteggere e difendere; mani dolci, materni, che sanno accogliere, accarezzare…

Mi è sempre piaciuto soffermarmi sulle “posizioni” delle mani di Dio.

Tiene la mano sinistra poggiata sulla destra. Sulla sinistra ha scritto il nome di ognuno di noi, in maniera da averci sempre sotto gli occhi, sempre presenti nel suo amore: «Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani» (Isaia 49, 16).

Tiene la mano destra poggiata sopra sulla mano sinistra, a protezione. Ognuno di noi è custodito nell’incavo della mano, proprio come nella scultura del 1902 di Auguste Rodin che mostra una grande mano che trattiene un blocco informe dal quale emergono due figure umane assopite. Isaia ci dice che Dio ha nascosto il suo popolo sotto l’ombra della sua mano (51, 16), in modo che sia tranquillo, al sicuro, senza temere pericolo alcuno. «La mia mano è il suo sostegno – dice di Davide il Signore – il mio braccio è la sua forza» (Salmo 89, 22).

La terza posizione è quella del vasaio: ci tiene tra le sue mani per lavoraci e plasmarci costantemente: «Come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele» (Geremia 18, 6).

Tiene nella mano destra la nostra mano sinistra, come fa un padre col suo bambino, per guidarci con sicurezza: «Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra» (Salmo 39, 9-10); «Io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra» (Salmo 73, 23).

“Mettersi nelle mani di qualcuno”, “mettersi in buone mani”, sono anche oggi espressioni correnti che esprimono fiducia, soprattutto quando si è in difficoltà, non ci si sente all’altezza delle situazioni e si ha bisogno di un aiuto, di qualcuno che sappia prendersi cura di noi.

Per Gesù è molto di più: il suo affido esprime la piena consapevolezza della figliolanza divina: si abbandona con fiducia all’amore del Padre, a lui si “consegna”. Il salmo 31 esprimeva la totale fiducia dell’orante: è sicuro che Dio l’avrebbe liberato dalla morte. Sulla bocca di Gesù acquista un accento nuovo: egli accetta con piena consapevolezza la propria morte come compimento del volere del Padre, rimettendosi completamente a lui, quale Figlio obbediente, nella certezza della risurrezione.

Gli affida il proprio “spirito”, ossia ciò che ha di più prezioso, ciò che lo rende pienamente se stesso, il tutto di sé.

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